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lunedì 21 aprile 2008

X Agosto di Giovanni Pascoli (per Martedì 6 Maggio dopo il viaggio d'istruzione)


Biografia di G.Pascoli
Pascoli rappresenta la vera svolta della poesia italiana di fine secolo perché introduce tutta una serie di novità tematiche e stilistiche che influenzeranno i poeti di tutto il ‘900. Giustamente, quella di Pascoli è stata definita una "poesia verso il Novecento".

L’evento centrale della sua vita, che diverrà poi materia poetica, è certamente l’uccisione del padre (di cui non fu mai trovato l’assassino) con la conseguente distruzione del, così chiamato da Pascoli "nido" familiare. A seguito di questa vicenda, la famiglia si sgretola perché anche la madre morirà di crepacuore, di lì a qualche anno, e il poeta perde quell’ambiente caldo e protettivo (da cui il nome di "nido") che lo difendeva dalle insidie del mondo. Pascoli tentò di ricostruire il "nido" distrutto, insieme alle sorelle Ida e Maria, alle quali fu unito da un affetto morboso. Egli si ribella quando Ida si sposa, abbandonando lui e quel che restava del "nido", e si lega con un legame ancora più forte ed esclusivo a Maria (che egli chiamava Mariù).

Il tema del "nido" costituisce uno dei veri leitmotiv della poesia pascoliana: costantemente il poeta lo ricorda, lo rimpiange, tanto che il critico Giorgio Barberi Squarotti parla di una vera e propria regressione pascoliana verso lo stadio natale, o, meglio ancora, verso lo stadio prenatale, cioè di una regressione nel grembo materno; tornare a prima della vita vuol dire tornare a prima della storia, e dunque vivere al di fuori di quel mondo che era tanto intriso di violenza e che spaventava tanto Pascoli.

X Agosto


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un >pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male.

La musicalità che pervade la poesia pascoliana, l'uso frequente di metafore ed analogie, le figure onomatopeiche, il fonosimbolismo concorrono a creare, su una descrizione della natura fedele, precisa e scientifica, quell'alone di mistero ed ineffabilità, la ricerca di un segreto , di una dimensione nascosta delle cose.
(Giovanni Pascoli, Myricae, 1891, 1903

CONFRONTO E PRODUZIONE


Mettete a confronto la poesia di Pascoli con il madrigale di Tasso Qual rugiada o qual pianto (vd.pag.101)
e illustrate le differenze e le analogie fra i due componimenti.Esponete sia in forma scritta che orale i temi delle due liriche e le tecniche di cui i poeti si sono serviti per esprimerle.


CONCETTA RUSSO

Il X agosto è stato scritto da Pascoli nel 1896. Questa poesia parla della morte del padre del poeta, avvenuta il 10 agosto del 1867, un lutto che segnato sia la sua vita che quella della sua famiglia. Con una serie di parallelismi e di corrispondenze il poeta dilata la sua vicenda personale a livello universale, facendone il simbolo dell’ingiustizia e della malvagità del mondo di cui sono vittime gli esseri più deboli e innocenti e per sottolineare l’assurdità di quella morte la paragona all’uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i suoi figlioletti. Dal punto di vista metrico è formata da sei quartine di decasillabi e novenari legati da rime alternate secondo lo schema ABAB. Le parole chiave sono: il nido che per Pascoli rappresenta la famiglia con tutto ciò che in essa vi è di protettivo; il cielo che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall’uomo e incapace di correggere i sbagli del mondo; le stelle che rappresentano la perfezione e lo splendore ma anche la pietà e il dolore per il male del mondo; la rondine e l’uomo perché entrambi sono stati uccisi senza un motivo.

Qual rugiada o qual pianto è stato scritto da Torquato Tasso tra il 1562 e il 1567. E’ un madrigale formato da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB- CDDC- EE- FF.
Il tema principale è quello della partenza(=lutto) della donna amata del poeta che viene espresso solo negli ultimi due versi, mentre nei versi precedenti vi è la natura che è resa partecipe della sua malinconia e della sua solitudine di amante. Le componenti dominanti del madrigale sono l’umanizzazione e la trasformazione. Nell’ oscurità della notte, sull’erba scintilla la rugiada e nel silenzio si avverte la voce del vento, ma la sensibilità del poeta trasfigura le perle di rugiada in stille di pianto e il sussurro del vento in un gemito insistente. E’ come se la natura stessa, umanizzata, piangesse per la partenza della donna. La notte assume i contorni di una creatura femminile che inonda di lacrime la terra. In questo giro continuo di trasfigurazioni le gocce della rugiada si trasformano in stelle che impreziosiscono l’erba. L’acqua e l’aria hanno come caratteristica fondamentale la mobilità che li fa apparire animati e più facilmente umanizzabili.
ANDREA MUSCOLINO
X agosto. (Giovanni Pascoli)Le stelle che cadono durante la notte di S. Lorenzo non sono altro che per il poeta le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. Per Pascoli il 10 agosto è una data emblematica dato che è l'anniversario della morte del padre. Egli dice di sapere perché un così gran " numero di stelle sembra incendiarsi e cadere dal cielo: tante stelle che cadono così fitte sembrano le lacrime di un pianto dirotto che splendono nella volta celeste. Poi immagina una rondine che, mentre tornava al suo nido fu uccisa e cadde tra i rovi: ella aveva un insetto nella bocca cioè il cibo dei suoi piccoli. Qui Pascoli, con una metafora, intende dirci che la rondine era l'unica fonte di sostentamento per i suoi piccoli così come suo padre lo era per la famiglia. Descrive la rondine trafitta sui rovi spinosi con le ali aperte quasi come se fosse in croce. Poi, afferma che i suoi rondinotti rimangono in una vana attesa del cibo. Dopo passa a descriverci un uomo,suo padre in punto di morte pronunziò parole di perdono verso i suoi assassini. Negli occhi rimase la volontà di emettere un grido. Invece Pascoli, con il particolare delle due bambole che l' uomo portava, voleva alludere alla tenerezza che avrebbe caratterizzato l'arrivo del padre a casa e delinea un mondo di consuetudini affettuose che la morte interruppe. Adesso, nella casa “solitaria”, i suoi familiari lo attendono inutilmente come in precedenza avevano fatto i rondinotti. Il povero uomo con gli occhi impietriti dalla morte indica le bambole al cielo che è descritto dal poeta molto distaccato e indifferente al dolore umano. E infine, dice che il cielo, visto come una divinità, dall'alto della sua serenità lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell'universo, che è il regno del male. X Agosto di Giovanni Pascoli Analisi: Il poeta, nel rievocare la morte del padre si rivolge a San Lorenzo, la cui festa cade appunto il 10 Agosto, quando il cielo è attraversato da una pioggia di stelle cadenti. Il santo, infatti, soffrì un doloroso martirio, e può ben capire la crudeltà umana. Le stelle con il loro pianto appaiono rispondere al pianto del poeta, le cui parole hanno una semplicità profonda e meditata. Egli dice di sapere perché un cosi gran numero di selle sembra incendiarsi e cadere nel cielo:tante stelle che cadono cosi fitte sembrano quasi le lacrime di un pianto dirotto,lacrime che splendono nella volta celeste. Altro quadro particolarmente denso di significato è il simbolismo del nido. Tale simbolismo indica metaforicamente l’incapacità del poeta di aderire attivamente alla vita,alla storia,alle ideologie,e il non volere accettare il suo essere adulto. È un’immagine che risponde a pieno all’immaginario funereo del Pascoli,chiuso nella gelosa custodia dei vincoli di sangue,proteso in “una regressione verso uno stato prenatale,presso i familiari,in una condizione primordiale di esistenza prima del tempo,là dove regnano i morti,intesi come il mondo prima della nascita,incerto,ambiguo in cui ci si puo rifugiare. Nella lirica 10 Agosto si rinnova una tenace morte familiare,l’angosciante ricordo del padre morto,la presenza muta di condanna al pianto e al ricordo;i morti che materializzano al di là del tempo l’irrevocabilità dell’ambito chiuso e geloso del nido,da cui non si sfugge mai,fino a fare dell’appartenenza al nido un dovere di ricordo continuo,senza tregua ed evasioni,un legame assoluto,totale.Al di fuori del nido sembra quasi che ogni rapporto sia impedito,nel quadro di una società ridotta al nucleo isolato e incomunicante della famiglia gelosamente chiusa in sè.In 10 agosto, attraverso studiate simmetrie,il poeta accomuna l’uccisione di una rondine”ritornava una rondine al tetto:l’uccisero,cadde tra spini…”a quella del padre quale risulta nei versi”anche un uomo tornava al suo nido;l’uccisero:disse perdono e restò negli aperti occhi un grido…”Gli uccelli e il cielo in Pascoli non si fanno espressioni di immagini di vita,ma più spesso costituiscono significazioni di morte. L’immagine del nido,il ricordo delle due bambole che il padre portava in dono,la partecipazione del cielo al dolore degli uomini sono i momenti più intensi d’ispirazione.Il padre del poeta e la rondine vengono uccisi nello spazio esterno lontani dal nido e la loro morte lascia il nido indifeso ed esposto a tutte le minacce che vengono dal di fuori. Emblematica l’immagine della rondine che,mentre tornava al suo nido fu uccisa e cadde tra gli spini mentre aveva nel becco un insetto, la cena dei suoi rondinini. Ma l’attesa dei piccoli sarà inane perchè la rondine non tornerà più al suo nido. Il quadro ad esso contrapposto è quello in cui il poeta passa a descriverci un uomo,suo padre che tornava anche al suo nido e fu ucciso. Di lui rimane significativo quella parola “perdono” bisbigliata in punto di morte ai suoi assassini e quel grido dilacerante negli “aperti occhi”.Portava due bambole in dono ma anche le sue figlie come i rondinini lo aspetteranno invano.E, su tutto, rimane l’immenso arazzo del cielo, il cielo visto come una divinità dall’alto della sua serenità lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell’universo, che è il regno del male. Interessante stabilire un confronto con un madrigale di Torquato Tasso dal titolo “Qual rugiada o pianto”.Proprio nei madrigali la sua forma poetica”si flette e si inebria in agilissimi ritmi”e in quel trascorrere di versi , la stessa poesia sembra quasi esalare la musica come le erbe dei campi le loro essenze.In questo madrigale ricorrono voci e immagini che ci riportano ad effusioni di sentimenti amorosi nella vastità della notte.Si denota anche qui quel brillare e palpitare della luce lunare in ogni aspetto delle cose, quel configurarsi della natura come uno stato d’animo che il lettore riesce a percepire. Da tutto il madrigale deriva un ‘impressione di pianto,sospiri.
Da quel notturno manto cioè dalla volta celeste al poeta sembra che discendano quasi gocce di rugiada o pianto e domanda a se stesso quali lacrime,quale pianto fosse proprio questo che vede scendere e fermarsi come rugiada sulle erbe dei prati,o quali sospiri mai fossero quelli che muovevano l’aure.
Ma le domande sembrano rimanere, come lo stesso trasalimento dell’anima innanzi a quelle ombre e a quelle voci. Bellissima l’immagine della luna bianca che lascia cadere una pura pioggia di stille cristalline proprio in grembo all’erba fresca. Queste stille proprio come in 10 agosto si configurano come lacrime,come pianto e ogni goccia di rugiada colpita dai raggi delle luna sembra quasi come una minuta stella sul prato .Ma proprio la chiusa del madrigale è quella dove si addensano le note più significative del componimento,dove si addensa quel dolce strazio suggerito sia dalla suggestione di quelle lievi auree notturne quasi come sospiri e voci segrete della notte,sia da quel senso di lunga veglia suggerito dalle ultime parole , una veglia che si prolunga “in sino al giorno”.E quasi come un’ ipotesi si pone la parte finale là dove il poeta suppone che tutte queste manifestazioni siano forse un’ eco , un segno del distacco,della”partita della vita della sua vita”
Cordiali saluti

CARMELO BUCALO
1) Il X Agosto è stato scritto da Giovanni Pascoli nel 1896, per rievocare la morte del padre (1807), una tragedia che ha segnato la sua vita e quella della sua famiglia. Per evidenziare l'assurdità di quella morte il poeta la paragona all'uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i propri rondinini. E' proprio il nido il tema principale della poesia: per il poeta il nido è la famiglia intesa come luogo che rende possibile il conforto e la pace, come rifugio che consente di sfuggire agli orrori della storia. All'interno della lirica sono presenti diverse corrispondenze e parallelismi: il primo è il nido, già visto, e quindi inteso come tetto e luogo di protezione; un altro termine fondamentale è "il cielo" che rappresenta la dimensione del divino che il poete sente lontana dall'uomo e incapace di correggere le storture del mondo (la terra in contrapposizione con il cielo). Al cielo si ricollegano le stelle che simboleggiano sia la luce e lo splendore ma anche il dolore (pianto di stelle) per il male del mondo; e infine "la rondine e l'uomo". Essi rappresentano tutte le vittime innocenti e ingiustamente uccise dalla malvagità degli uomini. In qualche modo richiamano il sacrificio di Cristo, in particolare la rondine con le ali aperte come in croce,il sacrificio di Cristo.

Nella poesia di Tasso il tema è abbastanza diverso, dal momento che parliamo della partenza della donna amata. Tuttavia però il poeta umanizza la natura rendendola partecipe della sua malinconia e solitudine di amante; come se piangesse per la partenza della donna. Anche Pascoli fa uso della natura che rappresenta il paragone tra il padre e la rondine. E inoltre attraverso la natura stessa, mette in evidenza il male e la malvagità degli uomini.
YVONNE SGROI
sera prof..ecco il mio commento..

Il “X agosto”, scritta dal Pascoli nel 1896, parla della morte del padre del poeta, avvenuta il 10 agosto del 1867, un lutto che segna sia la sua vita che quella della famiglia. Con una serie di parallelismi e di corrispondenze il poeta innalza la sua vicenda personale ad un livello universale, facendone il simbolo dell’ingiustizia e delle vittime innocenti perseguitate dalla malvagità degli uomini e per sottolineare l’ingiustizia di quella morte fa riferimento all’uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i suoi figli. Dal punto di vista metrico è formata da sei quartine di decasillabi e novenari legati da rime alternate secondo lo schema ABAB. Le parole chiave sono: il nido che per Pascoli rappresenta la famiglia; il cielo che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall’uomo;al cielo si ricollegano le stelle che rappresentano la perfezione e lo splendore, ma anche il dolore per il male del mondo; la rondine e l’uomo rappresentano le vittime ingiustamente uccise.

“Qual rugiada o qual pianto” , scritta da Torquato Tasso tra il 1562 e il 1567, è un madrigale formato da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB- CDDC- EE- FF. Il tema principale è quello della partenza della donna amata del poeta che è esplicitato solo nei due versi finali, tutta la parte precedente è un “notturno” poetico nel quale Tasso umanizza la natura rendendola partecipe della sua malinconia e della sua solitudine d’amante. Gli elementi principali sono l’umanizzazione e la trasformazione. Nell’ oscurità della notte sull’erba scintilla la rugiada e nel silenzio si avverte la voce del vento, ma la sensibilità del poeta trasfigura le perle di rugiada in stille di pianto e il sussurro del vento, fa diventare le perle di rugiada = lacrime e il sussurro del vento = un gemito. Così la natura stessa, umanizzata sembra piangere per la partenza della donna. La notte assume i contorni di una creatura femminile che inonda di lacrime la terra. In questo gioco continuo di trasfigurazioni le gocce della rugiada si trasformano in stelle che impreziosiscono l’erba. I due elementi ricorrenti sono l’aria e l’acqua che hanno come caratteristica la mobilità che li fa apparire animati e quindi facilmente umanizzabili.
ANTONELLA SALVA'
Sera prof!!!

La famosissima poesia “X Agosto” di Pascoli è una delle opere più celebri del poeta italiano Giovanni Pascoli, grande esponente della corrente del simbolismo e del movimento letterario del decadentismo. Tratta dalla raccolta Myricae, essa è dedicata alla morte del padre, assassinato in condizioni misteriose il 10 agosto del 1867. La poesia è una fitta rete di simboli, che richiamano la sua visione pessimistica della vita e il suo ricorrente concetto del “nido”, inteso sia come dimora che come nucleo famigliare. Il primo vero simbolo si può ritrovare già nel titolo: il 10 agosto, rievoca il giorno della morte del padre di Pascoli e la notte di San Lorenzo, famosa per le sue stelle cadenti. Il poeta vede questo particolare e splendido fenomeno naturale in modo completamente diverso e con gli occhi di un uomo sofferente e rattristato, che riconosce nelle comete le lacrime di un grande pianto, quello di un cielo disperato e deluso, proprio come Pascoli. Questo concetto viene evidenziato molto nella prima strofa, quando il poeta, evocando proprio San Lorenzo, spiega come vede la notte delle stelle cadenti: non come un particolarissimo fenomeno astronomico, ma come un grandioso pianto divino che interessa tutto il cielo e che in un certo senso fa compagnia al poeta che appare come un uomo deluso, tradito dal destino che ha agito in modo veramente crudele. Proprio in questa strofa riusciamo a percepire quale fu la cultura impartita al poeta: con le parole “tanto di stelle”, intravediamo una costruzione latina, il che presuppone un corso di studi classici, percorso che Pascoli effettivamente scelse. Con la strofa successiva, comincia la sua complessa rete di allegorie e di metafore: egli paragona alla morte del padre, quella di una rondine che doveva tornare al nido per nutrire i suoi piccoli, ma che essendo stata uccisa durante il tragitto, lascia i suoi “rondinini” affamati e purtroppo, morenti. Oltre a questa prima metafora superficiale, il poeta introduce altri elementi rilevanti in questa strofa: nel verso 5 utilizza la parola “tetto” per descrivere il nido, questa volta in senso letterale e non come metafora dell'ambiente famigliare; evidentemente questa espressione è collegata a quella della fine del verso 13, in cui invece utilizza il vocabolo “nido” proprio nel modo appena citato, volendo cioè esprimere il senso di protezione che la dimora umana trasmette e soprattutto il concetto di “nucleo famigliare” che in questo caso sta attendendo con ansia il ritorno del padre.
Mentre nel madrigale "Qual rugiada o qual pianto" di Tasso gli elementi della natura, celesti e terreni, sono presentati prima nel loro oggettivo e poi nell'interpretazione soggettiva del poeta, che li legge quali riflesso del proprio dolore. Tutto il comportamento è soffuso di una dolce malinconia, grazie anche agli accorgimenti metrici e retorici usati dal poeta :
- Enjambement: che provoca un rallentamento del ritmo e una frammentazione della sintassi
- Le inversioni sintattiche rispetto al normale ordine delle parole
- La ripetizione di alcuni termini (
"qual...qual...quai", "perché".
- La frequenza delle rime baciate tra endecasillabi e settenari , che provocano un effetto di eco,
- Musicalità della poesia accentuata dall'uso di allitterazioni.
Il modo con cui il poeta di pone rispetto al mondo della natura è essenzialmente riflessivo; egli interpreta cioè gli elementi naturali come specchio della propria realtà interiore e attribuisce loro degli atteggiamenti umanizzati.
RICCARDO SPADARO
Salve prof,
ecco qui il mio commento:
Il X agosto è stato scritto da Pascoli nel 1896. Questa poesia parla della morte del padre del Pascoli, morto il 10 agosto del 1867. Con una serie di parallelismi e di corrispondenze il poeta dilata la sua vicenda personale proprio su ciò,facendone il simbolo della malvagità del mondo di cui sono vittime gli esseri più deboli e innocenti e per sottolineare l’assurdità di quella morte la paragona all’uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i suoi figlioletti. Questa poesia è formata da sei quartine di decasillabi e novenari legati da rime alternate secondo lo schema ABAB. Le parole chiave sono: il nido che per Pascoli rappresenta la famiglia con tutto ciò che in essa vi è di protettivo; il cielo che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall’uomo e incapace di correggere i sbagli del mondo; le stelle che rappresentano la perfezione e lo splendore ma anche la pietà e il dolore per il male del mondo; la rondine e l’uomo perché entrambi sono stati uccisi senza un motivo mentre la poesia Qual rugiada o qual pianto è stata scritta da Torquato Tasso tra il 1562 e il 1567. E’ un madrigale formato da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB- CDDC- EE- FF.
Il tema principale è quello della partenza della donna amata dal Foscolo che viene espresso solo negli ultimi due versi, mentre nei versi precedenti appare la natura come protagonista della sua malinconia. Le componenti dominanti del madrigale sono l’umanizzazione e la trasformazione. Nell’ oscurità della notte, sull’erba scintilla la rugiada e nel silenzio si avverte la voce del vento, ma la sensibilità del poeta trasfigura le perle di rugiada in stelle di pianto e il sussurro del vento in un gemito insistente. E’ come se la natura stessa, umanizzata, piangesse per la partenza della donna inoltre La notte assume anche i contorni di una creatura femminile che inonda di lacrime la terra e in questo giro continuo di trasfigurazioni le gocce della rugiada si trasformano in stelle che impreziosiscono l’erba e vengono paragonate alle lacrime del poeta.
SAVERIO FERRARA

La poesia il X agosto è stata scritta da Giovanni Pascoli nel 1896, nella poesia rievoca la morte del padre avvenuta nel 1807, una avvenimento che segnò profondamente la vita di Pascoli e di tutta la sua famiglia. Pascoli paragona la morte di suo padre con la morte di una rondine che torna al nido mentre porta il cibo ai suoi rondinini. Il tema principale della poesia è il nido, infatti per il poeta il nido rappresenta la famiglia intesa come luogo di pace e conforto, come rifugio per sfuggire agli orrori del mondo. Nella lirica sono presenti parallelismi e corrispondenze: il primo è il nido, già visto, e quindi inteso come tetto e luogo di protezione; un altro termine fondamentale è "il cielo" che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall'uomo e incapace di correggere le storture del mondo. Al cielo si ricollegano le stelle che simboleggiano sia la luce e lo splendore ma anche il dolore (pianto di stelle) per il male del mondo; e infine "la rondine e l'uomo". Nella poesia tutte le vittime uccise ingiustamente dalla malvagità del uomo, richiamano il sacrificio di Cristo, cosa che si può ritrovare anche nella figura della rondine con le ali aperte che ricorda la croce.

La poesia di Tasso ha un tema diverso rispetto alla poesia di Pascoli perchè tratta della partenza della donna amata. Il poeta, utilizza la natura usandola per esprimere la malinconia e la solitudine di un amante, elementi della natura per descrivere il suo stato d’animo. Anche nelle poesia di Pascoli è presente la natura, infatti Pascoli usa la rondine per descrivere la morte di suo padre e grazie alla natura mette in evidenza la malvagità dell’animo umano.













9 commenti:

Anonimo ha detto...

Il X agosto è stato scritto da Pascoli nel 1896. Questa poesia parla della morte del padre del poeta, morto il 10 agosto del 1867, che ha segnato sia la sua vita che quella della sua famiglia. Con una serie di parallelismi e di corrispondenze il poeta dilata la sua vicenda personale a livello universale, facendone il simbolo dell’ingiustizia e della malvagità del mondo di cui sono vittime gli esseri più deboli e innocenti e per sottolineare l’assurdità di quella morte la paragona all’uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i suoi figlioletti. Questa poesia è formata da sei quartine di decasillabi e novenari legati da rime alternate secondo lo schema ABAB. Le parole chiave sono: il nido che per Pascoli rappresenta la famiglia con tutto ciò che in essa vi è di protettivo; il cielo che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall’uomo e incapace di correggere i sbagli del mondo; le stelle che rappresentano la perfezione e lo splendore ma anche la pietà e il dolore per il male del mondo; la rondine e l’uomo perché entrambi sono stati uccisi senza un motivo.

Qual rugiada o qual pianto è stato scritto da Torquato Tasso tra il 1562 e il 1567. E’ un madrigale formato da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB- CDDC- EE- FF.
Il tema principale è quello della partenza della donna amata del poeta che viene espresso solo negli ultimi due versi, mentre nei versi precedenti vi è la natura che è resa partecipe della sua malinconia e della sua solitudine di amante. Le componenti dominanti del madrigale sono l’umanizzazione e la trasformazione. Nell’ oscurità della notte, sull’erba scintilla la rugiada e nel silenzio si avverte la voce del vento, ma la sensibilità del poeta trasfigura le perle di rugiada in stille di pianto e il sussurro del vento in un gemito insistente. E’ come se la natura stessa, umanizzata, piangesse per la partenza della donna. La notte assume i contorni di una creatura femminile che inonda di lacrime la terra. In questo giro continuo di trasfigurazioni le gocce della rugiada si trasformano in stelle che impreziosiscono l’erba. L’acqua e l’aria hanno come caratteristica fondamentale la mobilità che li fa apparire animati e più facilmente umanizzabili.

Concetta Russo II E

Fenrisar ha detto...

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Anonimo ha detto...

1) Il X Agosto è stato scritto da Giovanni Pascoli nel 1896, per rievocare la morte del padre (1807), una tragedia che ha segnato la sua vita e quella della sua famiglia. Per evidenziare l'assurdità di quella morte il poeta la paragona all'uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i propri rondinini. E' proprio il nido il tema principale della poesia: per il poeta il nido è la famiglia intesa come luogo che rende possibile il conforto e la pace, come rifugio che consente di sfuggire agli orrori della storia. All'interno della lirica sono presenti diverse corrispondenze e parallelismi: il primo è il nido, già visto, e quindi inteso come tetto e luogo di protezione; un'altro termine fondamentale è "il cielo" che rappresenta la dimensione del divino che il poete sente lontana dall'uomo e incapace di correggere le storture del mondo (la terra in contrapposizione con il cielo). Al cielo si ricollegano le stelle che simboleggiano sia la luce e lo splendore ma anche il dolore (pianto di stelle) per il male del mondo; e infine "la rondine e l'uomo". Essi rappresentano tutte le vittime innocenti e ingiustamente uccise dalla malvagità degli uomini. In qualche modo richiamano il sacrificio di Cristo, in particolare la rondine con le ali aperte come in croce, stesso sacrificio di Cristo.

Nella poesia di Tasso il tema è abbastanza diverso, dal momento che parliamo della partenza della donna amata. Tuttavia però il poeta umanizza la natura rendendola partecipe della sua malinconia e solitudine di amante; come se piangesse per la partenza della donna. Anche Pascoli fa uso della natura che rappresenta il paragone tra il padre e la rondine. E inoltre attraverso la natura stessa, mette in evidenza il male e la malvagità degli uomini.

Bucalo Carmelo II E

Anonimo ha detto...

X agosto. (Giovanni Pascoli)Le stelle che cadono durante la notte di S. Lorenzo non sono altro che per il poeta le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. Per pascoli il 10 agosto è una data emblematica dato che è l'anniversario della morte del padre. Egli dice di sapere perché un cos' gran " numero di stelle sembra incendiarsi e cadere dal cielo: tante stelle che cadono così fitte sembrano le lacrime di un pianto dirotto che splendono nella volta celeste. Poi immagina una rondine che, mentre tornava al suo nido fu uccisa e cadde tra i rovi: ella aveva un insetto nella bocca cioè i cibo dei suoi piccoli. Qui Pascoli, con una metafora, intende dirci che la rondine era l'unica fonte di sostentamento per i suoi piccoli così come suo padre lo era per lui. Descrive la rondine trafitta sui rovi spinosi con le ali aperte quasi come se fosse in croce. Poi, afferma che i suoi rondinotti rimangono in una vana attesa del cibo. Dopo passa a descriverci un uomo,suo padre in punto di morte pronunziò parole di perdono verso i suoi assassini. Negli occhi rimase la volontà di emettere un grido. Invece Pascoli, con il particolare delle due bambole che l' uomo portava, voleva alludere alla tenerezza che avrebbe caratterizzato l'arrivo del padre a casa e delinea un mondo di consuetudini affettuose che la morte interruppe. Adesso, nella casa “solitaria”, i suoi familiari lo attendono inutilmente come in precedenza avevano fatto i rondinotti. Il povero uomo con gli occhi impietriti dalla morte indica le bambole al cielo che è descritto dal poeta molto distaccato e indifferente al dolore umano. E infine, dice che il cielo, visto come una divinità, dall'alto della sua serenità lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell'universo, che è il regno del male. X Agosto di Giovanni Pascoli Analisi: Il poeta, nel rievocare la morte del padre si rivolge a San Lorenzo, la cui festa cade appunto il 10 Agosto, quando il cielo è attraversato da una pioggia di stelle cadenti. Il santo, infatti, soffrì un doloroso martirio, e può ben capire la crudeltà umana. Le stelle con il loro pianto appaiono rispondere al pianto del poeta, le cui parole hanno una semplicità profonda e meditata. Egli dice di sapere perché un cosi gran numero di selle sembra incendiarsi e cadere nel cielo:tante stelle che cadono cosi fitte sembrano quasi le lacrime di un pianto dirotto,lacrime che splendono nella volta celeste. Altro quadro particolarmente denso di significato è il simbolismo del nido. Tale simbolismo indica metaforicamente l’incapacità del poeta di aderire attivamente alla vita,alla storia,alle ideologie,e il non volere accettare il suo essere adulto. È un’immagine che risponde a pieno all’immaginario funereo del Pascoli,chiuso nella gelosa custodia Dei vincoli di sangue,proteso in “una regressione verso uno stato prenatale,presso i familiari,in una condizione primordiale di esistenza prima del tempo,là dove regnano i morti,intesi come il mondo prima della nascita,incerto,ambiguo in cui ci si puo rifugiare. Nella lirica 10 Agosto si rinnova una tenace morte familiare,l’angosciante ricordo del padre morto,la presenza muta di condanna al pianto e al ricordo;i morti che materializzano al di là del tempo l’irrevocabilità dell’ambito chiuso e geloso del nido,da cui non si sfugge mai,fino a fare dell’appartenenza al nido un dovere di ricordo continuo,senza tregua ed evasioni,un legame assoluto,totale.Al di fuori del nido sembra quasi che ogni rapporto sia impedito,nel quadro di una società ridotta al nucleo isolato e incomunicante della famiglia gelosamente chiusa in sè.In 10 agosto, attraverso studiate simmetrie,il poeta accomuna l’uccisione di una rondine”ritornava una rondine al tetto:l’uccisero,cadde tra spini…”a quella del padre quale risulta nei versi”anche un uomo tornava al suo nido;l’uccisero:disse perdono e restò negli aperti occhi un grido…”Gli uccelli e il cielo in Pascoli non si fanno espressioni di immagini di vita,ma più spesso costituiscono significazioni di morte. L’immagine del nido,il ricordo delle due bambole che il padre portava in dono,la partecipazione del cielo al dolore degli uomini sono i momenti più intensi d’ispirazione.Il padre del poeta e la rondine vengono uccisi nello spazio esterno lontani dal nido e la loro morte lascia il nido indifeso ed esposto a tutte le minacce che vengono dal di fuori. Emblematica l’immagine della rondine che,mentre tornava al suo nido fu uccisa e cadde tra gli spini mentre aveva nel becco un insetto.la cena dei suoi rondinini. Ma l’attesa dei piccoli sarà inane perchè la rondine non tornerà più al suo nido. Il quadro ad esso contrapposto è quello in cui il poeta passa a descriverci un uomo,suo padre che tornava anche al suo nido e fu ucciso. Di lui rimane significativo quella parola “perdono” bisbigliata in punto di morte ai suoi assassini e quel grido dilacerante negli “aperti occhi”.Portava due bambole in dono ma anche le sue figlie come i rondinini lo aspetteranno invano.E, su tutto, rimane l’immenso arazzo del cielo, il cielo visto come una divinità dall’alto della sua serenità lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell’universo, che è il regno del male. Interessante stabilire un confronto con un madrigale di Torquato Tasso dal titolo “Qual rugiada o pianto”.Proprio nei madrigali la sua forma poetica”si flette e si inebria in agilissimi ritmi”e in quel trascorrere di versi , la stessa poesia sembra quasi esalare la musica come le erbe dei campi le loro essenze.In questo madrigale ricorrono voci e immagini che ci riportano ad effusioni di sentimenti amorosi nella vastità della notte.Si denota anche qui quel brillare e palpitare della luce lunare in ogni aspetto delle cose, quel configurarsi della natura come uno stato d’animo che il lettore riesce a percepire. Da tutto il madrigale deriva un ‘impressione di pianto,sospiri.
Da quel notturno manto cioè dalla volta celeste al poeta sembra che discendano quasi gocce di rugiada o pianto e domanda a se stesso quali lacrime,quale pianto fosse proprio questo che vede scendere e fermarsi come rugiada sulle erbe dei prati,o quali sospiri mai fossero quelli che muovevano l’aure.
Ma le domande sembrano rimanere, come lo stesso trasalimento dell’anima innanzi a quelle ombre e a quelle voci. Bellissima l’immagine della luna bianca che lascia cadere una pura pioggia di stille cristalline proprio in grembo all’erba fresca. Queste stille proprio come in 10 agosto si configurano come lacrime,come pianto e ogni goccia di rugiada colpita dai raggi delle luna sembra quasi come una minuta stella sul prato .Ma proprio la chiusa del madrigale è quella dove si addensano le note più significative del componimento,dove si addensa quel dolce strazio suggerito sia dalla suggestione di quelle lievi auree notturne quasi come sospiri e voci segrete della notte,sia da quel senso di lunga veglia suggerito dalle ultime parole , una veglia che si prolunga “in sino al giorno”.E quasi come un’ ipotesi si pone la parte finale là dove il poeta suppone che tutte queste manifestazioni siano forse un’ eco , un segno del distacco,della”partita della vita della sua vita”

Cordiali saluti
Muscolino Andrea

Saverio Ferrara ha detto...

La poesia il X agosto è stata scritta da Giovanni Pascoli nel 1896, nella poesia rievoca la morte del padre avvenuta nel 1807, una avvenimento che segnò profondamente la vita di Pascoli e di tutta la sua famiglia. Pascoli paragona la morte di suo padre con la morte di una rondine che torna al nido mentre porta il cibo ai suoi rondinini. Il tema principale della poesia è il nido, infatti per il poeta il nido rappresenta la famiglia intesa come luogo di pace e conforto, come rifugio per sfuggire agli orrori del mondo. Nella lirica della poesia sono presenti parallelismi e corrispondenze: il primo è il nido, già visto, e quindi inteso come tetto e luogo di protezione; un altro termine fondamentale è "il cielo" che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall'uomo e incapace di correggere le storture del mondo. Al cielo si ricollegano le stelle che simboleggiano sia la luce e lo splendore ma anche il dolore (pianto di stelle) per il male del mondo; e infine "la rondine e l'uomo". Nella poesia tutte le vittime uccise ingiustamente dalla malvagità del uomo, richiamano al sacrificio di Cristo, cosa che si può ritrovare anche nella figura della rondine con le ali aperte che ricorda la croce.

La poesia di Tasso ha un tema diverso rispetto alla poesia di Pascoli, in questa poesia infatti si parla della partenza della donna amata. Il poeta, in questa poesia, utilizza la natura usandola per esprimere la malinconia e la solitudine di un amante, usando elementi della natura per descrivere il suo stato d’anime. Anche nelle poesia di Pascoli si trova la natura, infatti Pascoli usa la rondine per descrivere la morte di suo padre, e grazie alla natura mette in evidenza la malvagità dell’animo umano.

Anonimo ha detto...

Sera prof!!!


La famosissima poesia “X Agosto” di Pascoli è una delle opere più celebri del poeta italiano Giovanni Pascoli, grande esponente della corrente del simbolismo e del movimento letterario del decadentismo. Tratta dalla raccolta Myricae, essa è dedicata alla morte del padre, assassinato in condizioni misteriose il 10 agosto del 1867. La poesia è una fitta rete di simboli, che richiamano la sua visione pessimistica della vita e il suo frequentemente citato concetto del “nido”, inteso sia come dimora che come nucleo famigliare. Il primo vero simbolo si può ritrovare già nel titolo: il 10 agosto, rappresenta, oltre al giorno della morte del padre di Pascoli, la notte di San Lorenzo, famosa per le sue stelle cadenti. Il poeta vede questo particolare e splendido fenomeno naturale in modo completamente diverso e con gli occhi di un uomo sofferente e rattristato, che riconosce nelle comete le lacrime di un grande pianto, quello di un cielo disperato e deluso, proprio come Pascoli. Questo concetto viene evidenziato molto nella prima strofa, quando il poeta, evocando proprio San Lorenzo, spiega come vede la notte delle stelle cadenti: non come un particolarissimo fenomeno astronomico, ma come un grandioso pianto divino che interessa tutto il cielo e che in un certo senso fa compagnia al poeta che appare come un uomo deluso, tradito dal destino che ha agito in modo veramente crudele. Proprio in questa strofa riusciamo a percepire quale fu la cultura impartita al poeta: con le parole “tanto di stelle”, intravediamo una costruzione latina, il che presuppone un corso di studi classici, percorso che Pascoli effettivamente scelse. Con la strofa successiva, comincia la sua complessa rete di allegorie e di metafore: egli paragona alla morte del padre, quella di una rondine che doveva tornare al nido per nutrire i suoi piccoli, ma che essendo stata uccisa durante il tragitto, lascia i suoi “rondinini” affamati e purtroppo, morenti. Oltre a questa prima metafora superficiale, il poeta introduce altri elementi rilevanti in questa strofa: nel verso 5 utilizza la parola “tetto” per descrivere il nido, questa volta in senso letterale e non come metafora dell'ambiente famigliare; evidentemente questa espressione è collegata a quella della fine del verso 13, in cui invece utilizza il vocabolo “nido” proprio nel modo appena citato, volendo cioè esprimere il senso di protezione che la dimora umana trasmette e soprattutto il concetto di “nucleo famigliare” che in questo caso sta attendendo con ansia il ritorno del padre.
Mentre nel madrigale "Qual rugiada o qual pianto" di Tasso gli elementi della natura, celesti e terreni, sono presentati prima nel loro oggettivo e poi nell'interpretazione soggettiva del poeta, che li legge quali riflesso del proprio dolore. Tutto il comportamento è soffuso di una dolce malinconia, grazie anche agli accorgimenti metrici e retorici usati dal poeta :
- Enjambement: che provoca un rallentamento del ritmo e una frammentazione della sintassi
- Le inversioni sintattiche rispetto al normale ordine delle parole
- La ripetizione di alcuni termini (
"qual...qual...quai", "perché".
- La frequenza delle rime baciate tra endecasillabi e settenari , che provocano un effetto di eco,
- Musicalità della poesia accentuata dall'uso di allitterazioni.
Il modo con cui il poeta di pone rispetto al mondo della natura è essenzialmente riflessivo; egli interpreta cioè gli elementi naturali come specchio della propria realtà interiore e attribuisce loro degli atteggiamenti umanizzati.

Antonella Salvà

riccardo ha detto...

Salve prof,
ecco qui il mio commento:
Il X agosto è stato scritto da Pascoli nel 1896. Questa poesia parla della morte del padre del Pascoli, morto il 10 agosto del 1867. Con una serie di parallelismi e di corrispondenze il poeta dilata la sua vicenda personale proprio su ciò,facendone il simbolo della malvagità del mondo di cui sono vittime gli esseri più deboli e innocenti e per sottolineare l’assurdità di quella morte la paragona all’uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i suoi figlioletti. Questa poesia è formata da sei quartine di decasillabi e novenari legati da rime alternate secondo lo schema ABAB. Le parole chiave sono: il nido che per Pascoli rappresenta la famiglia con tutto ciò che in essa vi è di protettivo; il cielo che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall’uomo e incapace di correggere i sbagli del mondo; le stelle che rappresentano la perfezione e lo splendore ma anche la pietà e il dolore per il male del mondo; la rondine e l’uomo perché entrambi sono stati uccisi senza un motivo mentre la poesia Qual rugiada o qual pianto è stata scritta da Torquato Tasso tra il 1562 e il 1567. E’ un madrigale formato da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB- CDDC- EE- FF.
Il tema principale è quello della partenza della donna amata dal Foscolo che viene espresso solo negli ultimi due versi, mentre nei versi precedenti appare la natura come protagonista della sua malinconia. Le componenti dominanti del madrigale sono l’umanizzazione e la trasformazione. Nell’ oscurità della notte, sull’erba scintilla la rugiada e nel silenzio si avverte la voce del vento, ma la sensibilità del poeta trasfigura le perle di rugiada in stelle di pianto e il sussurro del vento in un gemito insistente. E’ come se la natura stessa, umanizzata, piangesse per la partenza della donna inoltre La notte assume anche i contorni di una creatura femminile che inonda di lacrime la terra e In questo giro continuo di trasfigurazioni le gocce della rugiada si trasformano in stelle che impreziosiscono l’erba e che vengono paragonate alle lacrime del poeta.
Spadaro Riccardo II E

riccardo ha detto...

Salve prof:
1) Il X Agosto è stato scritto da Giovanni Pascoli nel 1896, per rievocare la morte del padre avvenuta nel 1807. Per evidenziare l'assurdità di quella morte il poeta la paragona all'uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i propri figli. E' infatti il nido il tema principale della poesia: per il poeta il nido è la famiglia intesa come luogo che consente di sfuggire agli orrori della storia. All'interno della lirica sono presenti diverse corrispondenze e parallelismi: il primo è il nido, già visto, e quindi inteso come tetto e luogo di protezione; un'altro termine fondamentale è "il cielo" che rappresenta la dimensione del divino che il poete sente lontana dall'uomo e incapace di correggere le storture del mondo inoltre vi è il cielo dove si ricollegano anche le stelle che simboleggiano sia la luce e lo splendore ma anche il dolore per il male del mondo; e infine "la rondine e l'uomo". Essi rappresentano tutte le vittime innocenti e ingiustamente uccise dalla malvagità degli uomini. In qualche modo richiamano il sacrificio di Cristo, in particolare la rondine con le ali aperte come in croce, stesso sacrificio di Cristo. Nella poesia di Tasso invece il tema è abbastanza diverso, dal momento che parliamo della partenza della donna amata del poeta stesso. Tuttavia il poeta umanizza la natura rendendola partecipe della sua malinconia; come se piangesse per la partenza della donna. Infatti una similitudine tra le due poesie è che anche Pascoli fa uso della natura che rappresenta il paragone tra il padre e la rondine. E inoltre attraverso la natura stessa, mette in evidenza il male e la malvagità degli uomini.
Bonaccorsi Rosario II E

Yvonne Sgroi 2°E ha detto...

'sera prof..ecco il mio commento..

Il “X agosto”, scritta dal Pascoli nel 1896, parla della morte del padre del poeta, avvenuta il 10 agosto del 1867, un lutto che segna sia la sua vita che quella della famiglia. Con una serie di parallelismi e di corrispondenze il poeta fa diventare la sua vicenda personale in un livello universale, facendone il simbolo dell’ingiustizia e delle vittime innocenti perseguitate dalla malvagità degli uomini e per sottolineare l’ingiustizia di quella morte fa riferimento all’uccisione di una rondine che torna al nido con la cena per i suoi figli. Dal punto di vista metrico è formata da sei quartine di decasillabi e novenari legati da rime alternate secondo lo schema ABAB. Le parole chiave sono: il nido che per Pascoli rappresenta la famiglia; il cielo che rappresenta la dimensione del divino che il poeta sente lontana dall’uomo;al cielo si ricollegano le stelle che rappresentano la perfezione e lo splendore ma anche il dolore per il male del mondo; la rondine e l’uomo che rappresentano le vittime ingiustamente uccise.

“Qual rugiada o qual pianto” , scritta da Torquato Tasso tra il 1562 e il 1567, è un madrigale formato da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB- CDDC- EE- FF. Il tema principale è quello della partenza della donna amata del poeta che è esplicitato solo nei due versi finali, tutta la parte precedente è un “notturno” poetico nel quale Tasso umanizza la natura rendendola partecipe della sua malinconia e della sua solitudine d’amante. Gli elementi principali sono l’umanizzazione e la trasformazione. Nell’ oscurità della notte sull’erba scintilla la rugiada e nel silenzio si avverte la voce del vento, ma la sensibilità del poeta trasfigura le perle di rugiada in stille di pianto e il sussurro del vento, ma la sensibilità del poeta fa diventare le perle di rugiada in lacrime e il sussurro del vento in un gemito. Ed è come se la natura stessa, umanizzata, piangesse per la partenza della donna. La notte assume i contorni di una creatura femminile che inonda di lacrime la terra. In questo gioco continuo di trasfigurazioni le gocce della rugiada si trasformano in stelle che impreziosiscono l’erba. I due elementi ricorrenti sono l’aria e l’acqua che hanno come caratteristica la mobilità che li fa apparire animati e quindi facilmente umanizzabili.

Yvonne Sgroi, 2°E