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venerdì 12 dicembre 2008

PLAUTO





Tito Maccio Plauto

Le notizie che gli antichi ci hanno tramandato riguardanti la biografia di Tito Maccio Plauto sono scarse e imprecise, e persino il nome è stato oggetto di contesa filologica. Con certezza egli nacque a Sarsina, allora in Umbria, oggi nella Romagna settentrionale. Cicerone ( Brutus, XV, 60 ) ci informa che Plauto morì nel 184 a.C. L'indicazione fornita da Girolamo, che anticipa la data di morte al 200 a.C., è da ritenere errata perché un accenno della Càsina ci assicura che Plauto era vivo nel 186, quando avvenne lo “scandalo dei Baccanali”. Da un altro passo di Cicerone ( Cato maior , XIV, 50 ) si evince una data di nascita oscillante tra il 255 e il 251 a.C. Altre notizie su Plauto si ricavano da altre fonti (per esempio da Aulo Gellio che attinse da Varrone. Come sempre accadeva quando scarsi erano i dati sicuri disponibili, gli storici antichi derivarono notizie dalle opere dello stesso commediografo, con il risultato di ricostruire fatti inattendibili sulla base di vaghissime allusioni autobiografiche. Gellio racconta che Plauto, avendo perduto, a causa di traffici sfortunati, il denaro guadagnato, e per questo essendosi indebitato, divenne schiavo del creditore che gli assegnò la fatica di girare la macina del mulino. Durante la schiavitù Plauto avrebbe scritto tre commedie di cui sono riportati due titoli allusivi alla condizione del padrone e del poeta suo servo: Saturio, “II panciapiena”, e Addictus, “Lo schiavo per debiti”; ma molti non ritengono queste notizie degne di fede. È ancora Gellio a riferirci che Plauto avrebbe passato la giovinezza in una compagnia di comici, per cui sarebbe riuscito ad impadronirsi del mestiere di teatrante e che anche in seguito, dopo aver raggiunto la fama come autore, avrebbe continuato occasionalmente a vestire i panni dell’attore ( histrio ). D’altra parte Maccus, di cui Maccius sarebbe una variante, era uno dei personaggi delle atellane, forse quello interpretato appunto da Plauto. Il ‘cognomen’ Plautus secondo alcuni si ricollegherebbe a plauti, cani dalle orecchie penzolanti; secondo altri, sulla base di un etimo più attendibile trasmessoci da Festo, al vocabolo umbro ploti, che indicava le persone dai piedi piatti. Ciò che appare eccezionale è che un poeta dell’età arcaica, nato libero ma probabilmente non divenuto civis Romanus, avesse diritto ai tria nomina ( praenomen, nomen, cognomen ). Altri dubbi ed incertezze rimangono su altri particolari che riguardano Plauto e la sua opera, per esempio sulla data di composizione e sulla prima rappresentazione delle singole commedie e sui rapporti con Nevio. L’iscrizione sepolcrale, riportata da Gellio ( III, 3, 14 ), testimonia il vuoto lasciato dalla morte di Plauto sulla scena teatrale romana: Postquam est mortem aptus Plautus, Comoedia luget, / Scaena est deserta, dein Risus, Ludus Iocusque / et Numeri innumeri simul omnes conlacrimarunt, “Dopo la morte di Plauto, la Commedia piange, la Scena è deserta, il Riso, lo Scherzo e il Divertimento, i Ritmi innumerevoli si sono messi tutti insieme a piangere”. A parte il rilievo dato nell’epitaffio alla gioiosità della commedia plautina, viene sottolineata la straordinaria abilità in campo metrico (numeri innumeri), che è appunto una delle caratteristiche salienti dell’arte plautina.




martedì 9 dicembre 2008

Spunti per la riflessione

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TESTI DA ANALIZZARE E DOMANDE A CUI RISPONDERE:

Il primo incontro con Beatrice, pag 189-190 e pag.194-195

    1. Che età avevano Dante e Beatrice quando si sono incontrati per la prima volta?
    2. Quali reazioni ha avuto Dante in questa occasione?
    3. Come viene descritto il mondo interiore di Dante? Da che cosa appare formato?
    4. Quali ordini Amore dà a Dante? Perché tale sentimento è scritto con l’iniziale maiuscola?
    5. Come appare e quali caratteristiche ha Beatrice?
    6. La Vita nova può essere considerata
      1. un’opera autobiografica
      2. la testimonianza di un cammino spirituale
      3. una storia d’amore romanzata
      4. un elogio complicato di Beatrice

    7. 1- Rileva per ogni strofa le parole chiave e definisci sinteticamente la situazione di volta in volta rappresentata

      2- Dante spesso, nel commento che precede la lirica(qui non riportato), definisce "piano", ossia facile ad intendersi, il proprio sonetto. Rileva gli aspetti strutturali e stilistici che confermano tale giudizio

      3- elenca i termini appartenenti all'ambito del "vedere"

      . VALUTAZIONE

      Verrà valutato l’elaborato di ciascun alunno secondo la seguente griglia:

      INDICATORI

      DESCRITTORI VOTO

      Esposizione




      Comprensione

      • dei testi
      • dei problemi
      • delle similitudini e delle differenze

      Completezza
      • dell’esame dei testi
      • delle osservazioni

      Originalità
      • delle osservazioni
      • delle interpretazioni

      VOTO GLOBALE




domenica 30 novembre 2008

  • Dante Alighieri
  • Dante nasce a Firenze nel 1265, da Alighiero Alighieri e da donna Bella; la sua famiglia, pur nobile, si dedicava ad attività mercantili ed era di parte guelfa. Perde entrambi i genitori in giovane età, e nel 1281 combatte per la lega guelfa contro i ghibellini toscani, sia a Campaldino che all' assedio di Caprona. Attorno al 1285 sposa Gemma Donati, che gli darà tre figli. Diviene amico di letterati come Brunetto Latini e Guido Cavalcanti, e scrive componimenti di vario genere, raccolti in parte nella "Vita nova", dedicata alla sua musa Beatrice, figlia di Folco Portinari e sposata a Simone de' Bardi, morta nel 1290. Dopo la morte di Beatrice, Dante si dedica a studi teologici e filosofici, e conosce un periodo di smarrimento. Filosofia, politica, poetica amorosa, mondanità, tutto entra a far parte delle "Rime" scritte in questi anni; Dante si iscrive ad una corporazione, e ciò gli consente di svolgere attività politica: entra a far parte successivamente del Consiglio del Capitano del Popolo, del Consiglio dei Savi e del Consiglio dei Cento. Si schiera con i guelfi bianchi, guidati dalla famiglia Cerchi, contro i guelfi neri, sostenitori di Bonifacio VIII e degli angioini, capitanati dal violento Corso Donati. Questi congiurano per far cadere Firenze sotto il dominio papale, ma i Bianchi prevalgono e difendono l'indipendenza della città, esiliando i Donati.
    Nel 1300 Dante è uno dei priori di Firenze; l'anno seguente è ambasciatore a Roma, ma durante la sua assenza Firenze è presa da Carlo di Valois, "paciere" del papa, che vi instaura una signoria di guelfi neri. La casa di Dante è saccheggiata, il suo operato oggetto di inchiesta; condannato in contumacia, non si presenta a giustificarsi, e la condanna viene commutata in condanna a morte nel 1302.
    Dante si unisce ad altri bianchi in esilio ma falliti i tentativi di rientrare in Firenze, se ne stacca e si rifugia a Verona, alla corte degli Scaligeri; qui scrive il "De vulgari eloquentia". Da esule, vaga per l' Italia, recandosi a Treviso, Padova, Venezia, in Lunigiana e in Casentino, e infine a Lucca nel 1309; intanto compone il Convivio ed inizia la stesura della Commedia. La discesa, l'anno seguente, di Arrigo VII in Italia risveglia in lui la speranza di un impero universale in cui Stato e Chiesa siano pacificati e ricondotti l'uno alla sfera temporale, l'altra a quella spirituale, e tale tensione ideale lo porta a scrivere il "De monarchia". La delusione per il comportamento dell' imperatore e la sua successiva morte portano Dante a rifugiarsi nuovamente a Verona, dove rimane fino al 1318. Intanto, visto il suo rifiuto a sottomettersi alle autorità fiorentine, la condanna a morte viene estesa alla sua famiglia.
    L'Inferno era stato pubblicato nel 1314, il Purgatorio nel 1315; passato a Ravenna, alla corte di Guido da Polenta, vi pubblica il Paradiso. In questa città trova pace e tranquillità, insegna poesia e retorica e tiene anche una lezione di argomento fisico. Inviato come ambasciatore a Venezia, durante il ritorno si ammala e muore: è il 14 Settembre 1321.

Quale importanza ha avuto Dante per il nostro Novecento?
Fin dall'inizio del secolo, ma soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale le coscienze dei poeti dichiarano di non essere più in grado di produrre poesia: basti pensare al silenzio dell'anima sbarbariana («Taci, anima stanca di godere»), o al netto rifiuto della qualifica di poeta della corazziniana Desolazione del povero poeta sentimentale («Io non sono un poeta»), fino al celebre componimento di Eugenio Montale, Non chiederci la parola. La poesia, dunque, diventa testimonianza autentica di questa crisi e si fa tramite vano della ricerca di un senso dell'esistenza. Significative sono le considerazioni di Eliot quando afferma che la letteratura è in grado di restituire un mondo e che il poeta che per primo ha restituito un mondo intero è stato appunto Dante. Per questo il Novecento non può far finta che Dante non sia esistito, ma anzi lo recupera come memoria e utopia. Basti pensare a come la poesia novecentesca riprenda e reinterpreti l'Ulisse dantesco (e omerico). Proprio intorno a questa figura mitica, che attraversa la letteratura antica e moderna, si potrebbe costruire un percorso didattico volto soprattutto al confronto operativo tra testi, prendendo in considerazione in particolare l'Ulisse dannunziano di Maia (IV, 22-123), che disprezza la vita e ricerca il gesto eroico che ad essa dia significato, l'«eclisse del mito» dell'Ulisse pascoliano dei Poemi Conviviali (XXIV, Calypso), la lettura gozzaniana (in Poesie sparse) in chiave ironica del mito, a cui fa da sfondo il mondo borghese, e ancora il "doloroso amore" della vita dell'Ulisse di Umberto Saba (Mediterranee), fino al Capitano Ulisse di Alberto Savinio, per toccare anche il teatro.

La "Vita nuova"

La prima opera certa di Alighieri è la Vita nuova (1292-4), un prosimetro, cioè un testo
che alterna parti in prosa e parti in verso. Sono inserite 31 liriche: 25 sonetti (di cui due sono sonetti doppi), 3 canzoni e una doppia stanza di canzone, 1 ballata, 1 stanza di canzone. All'interno di 42 capitoli in prosa, con il compito di svolgere l'itinerario autobiografico da cui nascono i versi e commentarli retoricamente.

La vicenda è in fondo esile. Un'esperienza d'amore idealizzata, l'amorazzo di Dante per Beatrice incontrata per la prima volta a nove anni, rivista nove anni dopo. Da questi incontri si snoda l'intimo memoriale, dapprima profano e "cortese" poi sempre più mistico e agiografico, finché la morte di Beatrice trasforma l'amata e l'amore in mito cristiano, Amore assoluto e mezzo di devozione.
Turbato dall'amore per Beatrice rivista a nove anni di distanza del primo (fanciullesco) incontro, Dante decide di nascondere a tutti il suo sentimento e di professarsi amante di un'altra donna (alla cui partenza da Firenze subentra poi un'altra). Il brusco risentimento di Beatrice che gli nega il saluto, e il consiglio di alcune gentili donne che lo spingono a investigare meglio in sé stesso la particolarissima fenomenologia dell'innamorato, lo portano a un esplicito riconoscimento del suo amore per Beatrice. Prima muore il padre della fanciulla, poi Beatrice stessa: Dante è disperato. Da ciò lo risolleva l'interessamento di una donna "gentile". A conclusione è di nuovo l'intervento risentito di Beatrice, che gli appare in sogno. Ciò lo distoglie da ogni altra donna, gli fa desiderare di "non dire più di questa benedetta infino a tanto che [...] potesse più degnamente trattare di lei".

Il testo possiede alcune delle migliori liriche di Alighieri: Donne ch'avete intelletto d'amore, il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare. Segna il distacco dallo stilnovismo, proprio per il fervore religioso. Corona e conclude l'esperienza stilnovistica.

sabato 29 novembre 2008

LA POESIA COMICO-REALISTICA

CECCO ANGIOLIERI
Tre cose solamente m'ènno in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
cioè la donna, la taverna e 'l dado:
queste mi fanno 'l cuor lieto sentire

Ma sì mme le convene usar di rado,
ché la mie borsa mi mett'al mentire;
e quando mi sovien, tutto mi sbrado,
ch'i' perdo per moneta 'l mie disire.

E dico: "Dato li sia d'una lancia!",
ciò a mi' padre, che mmi tien sì magro,
che tornare' senza logro di Francia.

Ché fora a torli un dinar più agro,
la man di Pasqua che ssì dà la mancia,
che far pigliar la gru ad un bozzagro.

Verifica sul manuale

domenica 23 novembre 2008

Guido Cavalcanti


Guido Cavalcanti guelfo bianco, partecipò attivamente alle turbolente vicende politiche del comune di Firenze: nel giugno del 1300 accusato di sedizione violenta subì una condanna all’esilio in Lunigiana. A questo episodio biografico la critica di epoca romantica ha creduto si riferisse il motivo ispiratore della ballata Perch’io no spero di tornar giammai, che in realtà ha una natura prettamente convenzionale, legata com’è al tradizionale motivo cortese dell’"amore di lontananza".

Il canzoniere

Il suo canzoniere è composto di 52 testi (sonetti, canzoni e ballate) da cui non si possono ricavare indicazioni cronologiche utili per stabilire la data di composizione. Intorno al 1283 il nome di Cavalcanti doveva essere assai noto tra i poeti stilnovisti: nella Vita nuova, infatti, Dante lo considera uno dei più "famosi trovatori in quello tempo". Il tema largamente dominante del suo canzoniere è Amore, inteso come passione irrazionale che allontana l'uomo dalla conoscenza e dalla felicità speculativa, conducendolo a una "morte" che è a un tempo morale e fisica. I trattati di medicina medievale (derivati da testi arabi) ritenevano che la "malattia d'amore" (l'amor heroicus) potesse avere anche esito mortale. Nutrito di letture filosofiche e in contatto con gli ambienti averroisti di Bologna, Cavalcanti procede nei suoi testi a un'indagine sull'origine, la natura e gli effetti che la passione amorosa produce nell'uomo: programmatica in tal senso è la sua canzone dottrinale Donna me prega. Provenienti dagli ambiti della "filosofia naturale" (fisica, astrologia, medicina e "psicologia" nel senso di "scienza dell'anima") e applicate alla passione amorosa, le sue ampie metafore (quali la battaglia d'amore, con ferite, "sbigottimenti", intervento degli spiriti vitali, paure, fughe, distruzione e morte) prendono vita in un linguaggio drammatico e lirico che lascia nel lettore un senso di malinconia e fatalità. L'enfasi drammatica della poesia di Cavalcanti è però stemperata e controbilanciata da un senso di stupore malinconico nei confronti di un realtà interiore che sempre trascende il soggetto e la sua sofferenza. Nei suoi testi ciò si realizza con sapienti tecniche, quali la distanza dell'io poetico dal proprio discorso, l'ironia implicita nei frequenti diminutivi, un lessico concettuale e filosofico arduo, un sistema di immagini e paragoni.

Voi che per li occhi
mi passaste 'l core"

Voi che per li occhi mi passaste 'l core

e destaste la mente che dormia,
guardate a l'angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E' vèn tagliando di sì gran valore,
che' deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d'amor che m'ha disfatto
Da' vostr' occhi gentil' presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto' colpo al primo tratto,
che l'anima tremando si riscosse
veggendo morto 'l cor nel lato manco

Spunti per la riflessione

1 Individuate nel testo il vario manifestarsi delle conseguenze distruttive dell'amore

2 In termini di contenuto , che differenza noti tra le quartine e le terzine?

3 La rappresentazione dell'amore è

a allegorica

b simbolica

c oggettiva

d soggettiva

4 Quali funzioni ricoprono lo spazio e il tempo?











martedì 18 novembre 2008

RACCONTA LA TUA SCUOLA

Si parla molto di scuola. In questi giorni ancora di più. Nei giornali, in televisione e alla radio. Tutti ne discutono. E’ stato varato in questi giorni dal Parlamento il decreto che introduce alcune novità alle elementari e alle medie. Tornerà il maestro unico dal prossimo anno. Verrà introdotta la valutazione della condotta ai fine del giudizio finale sullo studente. Chi prende cinque dovrà ripetere l’anno. Tornano i voti in decimi alle elementari e alle medie. Voto in decimi anche per l’esame di terza media. I libri di testo dovranno durare cinque anni. Ma molti altri sono gli elementi in discussione. I rischi dei tagli agli organici della scuola, la creazione di classi differenziate per gli alunni stranieri, il rischio di chiusura di alcune scuole, il contratto dei professori. Tante cose che hanno portato insegnanti, alunni e genitori a manifestare il loro dissenso.

Dì cosa ne pensi, racconta la tua scuola, racconta come vorresti venisse cambiata. Dì quello che vorresti venisse fatto e quello che non vorresti venisse fatto mai. Cosa ti piace e cosa no. Racconta il tuo rapporto con maestri e professori e con i tuoi compagni.

Grioli Charlie
Gelmini? No, grazie!
La scuola si autogestisce,studenti in piazza con professori e genitori

In questi giorni si parla tanto della riforma scolastica attuata dal ministro Maria Stella Gelmini, che ha provocato la protesta degli studenti che sono scesi in piazza con professori e genitori. Sono consapevole di non essere adeguatamente informato su tutti i punti di questo decreto,nonostante ciò, ascoltando i Tg e leggendo qualche quotidiano, mi sono fatto un idea al di là delle correnti politiche. Infatti mi trovo d’accordo per alcuni punti e in disaccordo per altri. Approvo il maestro unico alle elementari perché penso che un bambino di sei anni possa avere qualche difficoltà a instaurare un buon rapporto con sei insegnanti. Un altro punto da apprezzare è quello dei libri di testo che durano cinque anni. Nulla da dire sui voti in decimi alle elementari e alle medie. D’accordissimo con l’introduzione della valutazione della condotta, in questo modo forse si avrà più rispetto per i professori e per la scuola in generale. Non sono favorevole, invece, sui tagli dei fondi della scuola. Erano già pochi prima che la Gelmini proponesse questo decreto, se poi si parla di volerli ridurre ancora, penso che non riusciremo neanche a mantenere la nostra scuola. Per quanto riguarda i tagli dei docenti, mi trovo solidale verso coloro che per anni hanno sacrificato se stessi e la famiglia per inseguire il sogno di questo lavoro, mentre tutto a un tratto si ritrovano con un grande punto interrogativo. Il governo deve si, pensare con la finanziaria a risanare il deficit dei bilanci statali, ma perché non investire sulla cultura e la scuola anziché tagliare? E perché non incominciano i nostri politici a ridurre i loro stipendi così che oltre a dare un loro contributo darebbero anche un ottimo esempio? La scuola per me è sviluppare in ognuno di noi studenti il massimo delle nostre possibilità perché possiamo affrontare la vita adulta e integrarci nella società di domani. La scuola che mira a due compiti, quello di conservare e trasmettere il patrimonio del passato e quello più attivo e costruttivo di oggi, non mi lascia scontento. Ma mi piacerebbe che la scuola manifestasse un maggiore interesse per il mondo del lavoro e delle professioni, curando maggiormente la formazione professionale con corsi specialistici post-diploma o post- laurea. Trovo soddisfacente anche il rapporto che c’è tra professori e noi studenti, anzi con alcuni,sarebbe auspicabile un maggiore dialogo. Cosa pensano di noi? Perché a volte sono impenetrabili e distaccati da noi? Poi c’è il rapporto con i compagni che, personalmente, ho sempre avuto la fortuna di avere buoni. È naturale poi che ci si avvicini di più sempre a coloro con cui si hanno delle affinità caratteriali. Le profonde e rapide trasformazioni culturali della società di oggi hanno dei ritmi sempre più accelerati. L’uomo di domani dovrà cambiare più di una volta nel corso della sua vita l’attività lavorativa e per questo occorre una mentalità nuova, spirito di adattamento e aggiornamenti professionali. Quindi la scuola deve coltivare nei suoi allievi queste qualità, e non farne dei modelli dalla mentalità rigida e fragile di fronte ad una realtà sempre più difficile da capire e accettare.


I TENTACOLI DELLA SCUOLA CON LA GELMINI

DI GIADA GIUFFRIDA

Nell'ultimo periodo migliaia di studenti hanno riempito le piazze contro la riforma Gelmini, per rivendicare una scuola pubblica di qualità, laica, democratica, che sia realmente volano di emancipazione sociale.
Noi studenti diciamo:
NO ai tagli previsti dalla finanziaria, no ai tagli al personale docente e ATA.
NO al maestro unico.
NO all'abbassamento dell'obbligo scolastico a 14 anni.
NO alla reintroduzione del voto in condotta ai fini della bocciatura.
NO ai finanziamenti alle scuole private.
Autorevoli fonti affermano che il livello di preparazione garantito dal sistema scolastico italiano nelle scuole elementari è piuttosto alto, infatti sono considerate le migliori al mondo. Il problema insorge più tardi, tra le medie e le superiori. Quindi intervenire sulle elementari non può migliorare la situazione ma solo peggiorarla. Inoltre bisogna dire che ripristinare di colpo lo schema "un insegnante per classe", provvedimento discutibile di per sé, costringerebbe gli insegnanti che hanno passato anni ad affinare le proprie tecniche didattiche su una materia ad insegnare di colpo tutte con un possibile abbassamento della qualità della didattica.
Classi più numerose: i tagli del personale ATA si tradurrebbero in un aumento del numero di studenti per classe. Secondo la mia esperienza in queste tipo di classi è più difficile sia mantenere la disciplina che prestare la dovuta attenzione ad ogni singolo studente.
Voti: 5 in condotta al fine della bocciatura. È inutile che il Ministro lo giustifica come rimedio al problema del bullismo perché è un'altra arma a favore degli insegnanti.
La riforma prevede inoltre la bocciatura con una sola materia insufficiente. Che effetti avrebbe questo cambiamento??? Se preso alla lettera, un drammatico impennarsi delle bocciature, più probabile però che gli insegnanti facciano prova di realismo, trasformando l'insufficienza di una determinata materia con una buona media nel "6 politico". Una sorta di insufficienza mascherata, ancora più difficile da spiegare ai genitori. Alla faccia della maggiore chiarezza auspicata dal Ministro.
Infine l'età dell'obbligo, a 14 anni fin dal 1962, era stata innalzata a 15 anni dal Ministro Berlinguer e poi a 16 nel 2004 dalla Moratti. Ora, improvvisamente, la marcia indietro a 14 anni.
Un sostanziale arretramento che ci allontana ancora di più dall'Europa, dove è invece l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni ad essere all'ordine del giorno.
Vorrei una legge nazionale sul diritto allo studio, che abbatta la dispersione scolastica e renda possibile a tutti di accedere ai saperi perché è indispensabile che possa esistere il concetto moderno di progresso (rimarrebbe confinato nei limiti di una trasognata utopia!) senza i valori civili di uguaglianza, democrazia e libertà, bene verso cui l'umanità tende, come sottolinea il filosofo Norberto Bobbio.

ANTONELLA SALVÀ

MA NOI RAGAZZI SAPPIAMO IN FONDO CHE COS’È LA RIFORMA GELMINI?
LA SINISTRA HA COSTRUITO UN CARTELLO DÌ MENZOGNE, STRUMENTALIZZANDO RAGAZZI E FAMIGLIE.
LA GELMINI È ARRIVATA A CATANIA PER ASCOLTARE E CHIARIRE I DUBBI DÌ NOI RAGAZZI.
Tutti dobbiamo reagire e tentare di fare uscire il Paese da questo clima di arretratezza in cui è stato spinto, ridando dignità e i valori di onestà, di merito, di efficienza, di lealtà, di voglia di fare. La riforma della scuola, come accade ogni volta che si tenta di cambiare qualcosa, anche questa volta, le forze di sinistra ha costruito non una proposta alternativa, è un cartello di menzogne che hanno allarmato l’opinione pubblica strumentalizzando colpevolmente anche gli studenti e le famiglie. La riforma Gelmini propone il voto in condotta con il 7, come dicono i nostri “cugini opposti” di parlamento, si boccia, ma non è vero, infatti si può bocciare solo con il 5 in casi molto gravi. Un altro problema è quello delle insufficienze. Non basta un solo 5 per la non ammissione. L’alunno deve essere valutato nel complesso e per bocciarlo occorrerà il via libera di tutti gli insegnanti. Quello che tocca di più alla sinistra e il settore del personale docente. Nei prossimi 3 anni al mondo della scuola occorreranno meno insegnanti, tecnici, ecc. I tagli non significheranno perdita dei posti di lavoro, questo personale verrà impiegato in altri settori dell’amministrazione. Anche il Capo dello Stato, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, ha ribadito la necessità dei tagli e del contenimento della spesa pubblica e della spesa della scuola che deve puntare ad un miglioramento della sua qualità. Mamme con i figli alle scuole elementari non lamentatevi per il maestro unico, perché accanto a lui ci affiancheranno sempre quello di inglese e religione. L’unico punto è il taglio dei fonti. La sinistra non si deve lamentare e anche tutta quella fascia di popolazione favorevole, perché molti sono consapevoli che l’economia è in recessione e quindi sono ovvi questi tagli. L’immagine che la popolazione Italiana deve fissare bene in testa è che il settore primario si trova in crisi da tempo seguito dal secondario. Come può portare avanti lo stato, il settore terziario, se non ha i fondi? Nessuno dell’opposizione sia politica e sia della popolazione non saprebbe rispondere. Veltroni dammi tu la risposta.

Rosario Bonaccorsi

Negli ultimi giorni , TV, giornali e radio non fanno altro che ripetere la parola (Riforma
Gelmini) e soprattutto viene sempre accompagnata dal termine "PROTESTA".
Ho seguito con molta attenzione, i vari passi della riforma e credo anche che stravolge
un sistema , soprattutto, delle scuole elementari.
Sono d'accordo su alcune modifiche che comunque la scuola deve apportare, anche
perché l'istruzione scolastica di oggi non riesce ad preparare un ragazzo
a immettersi nel mondo del lavoro.
Mi piacerebbe una scuola molto più attiva , che inneschi un rapporto di continua curiosità
verso le materie da studiare , e questo penso sia possibile solo cambiando la parte
riguardante i programmi da seguire.
Sono necessarie più attività pratiche a discapito delle teoriche.
Non discuto su cosa studiare, è importante per crearsi una cultura personale studiare
l' Italiano , la Storia e la Geografia, ma ai nostri giorni è altrettanto importante studiare le Lingue e l' Informatica, sempre con continui esercitazioni pratiche.
Per quanto riguarda la riforma Gelmini , mi è piaciuta l'idea del grembiule nelle scuole
elementari , uniformare le divise dà anche un senso di ordine , mentre il ritorno del
maestro unico , secondo me, significherebbe un passo indietro.
Dalla mia esperienza ho sempre notato che quasi tutti i professori hanno sempre avuto
una particolare preferenza per una materia.
Non so se vi è mai capitato , per esempio con un professore di lettere che insegna storia,
italiano e geografia, alle medie ho studiato solo italiano perché la mia prof.
preferiva ,e se dovesse capitare così anche alle elementari? Se una maestra è più propensa per italiano e affronti meno la matematica?
Ma a parte queste che sicuramente sono situazioni particolari, se dovesse capitare una
maestra che magari si punta su determinati bambini o che non è capace di lavorare con i piccoli? Al bambino passerà la voglia di andare a scuola già dalle elementari.
La nostra società ormai è multietnica,nelle classi sono comprese le persone con veri
handicap e straniere inoltre la vita di oggi è cambiata.
Ormai i ragazzi hanno tanti interessi , talvolta sono sottovalutati ed è necessario
avere più figure professionali per farlo .
Gli altri punti previste dalla riforma sono solo modifiche che riducono i costi senza
apportare delle migliorie.
Ormai comunque siamo abituati che ad ogni nuovo governo , si metta a punto una riforma
e ogni volta l'unica cosa che si riesce a fare è creare tanta confusione, soprattutto per i
ragazzi che siamo i primi a pagare le conseguenze .
Per sapere effettivamente quali sono i cambiamenti da attuare è necessario che lo studio
della riforma venga fatto da persone che veramente vivono la scuola giornalmente, in
modo da sapere su essa intervenire .
Soltanto così si possono avere dei risultati positivi.

YVONNE SGROI

Ultimamente dal nord al sud, docenti, studenti, genitori, personale delle scuole sono impegnati in una serie di scioperi e manifestazioni contro la Riforma Gelmini, divenuta legge il 29 ottobre2008. Tale legge prevede un taglio del personale delle scuole, il 5 in condotta, il maestro unico.
L’unica cosa, secondo me, giusta di questa legge è il punto riguardante il 5 in condotta, poiché alcune volte può succedere che gli alunni magari vadano bene nelle materie scolastiche, però possono essere elemento di disturbo, e ciò, nella mia classe, è una cosa che si ripete spesso, ma del quale solo pochi docenti se ne occupano.
La Riforma Gelmini, secondo me, dovrebbe includere un punto ove si dice che, specialmente nella sezione PNI, si dovrebbe fare maggior uso del computer. Perché noi studenti della sezione PNI abbiamo scelto questo corso di studi più pesante rispetto alle altre sezioni con l’obiettivo di frequentare il laboratorio di informatica soprattutto con le materie scientifiche e non soltanto con le materie letterarie.
Una cosa interessante e istruttiva che avviene nella nostra scuola è lo “scambio interculturale”, questo ci dà la possibilità di socializzare con gli stranieri e di averli accanto a noi nelle ore scolastiche, per apprendere reciprocamente e la Ministra Gelmini vuole eliminare questa opportunità.
La Riforma Gelmini, inoltre, prevede una privatizzazione delle scuole. Ciò vuol dire che le scuole statati non avranno più fondi. Ma per gli alunni che non possono permettersi le tasse della scuola privata, ci pensa Lei?? E le raccomandazioni che tutti deprecano, perché continuano ad esistere? La Ministra che vorrebbe privatizzare le scuole praticamente vuole dare la Repubblica Italiana solo a coloro che sono raccomandati, perché loro saranno promossi sempre con il massimo dei voti e quelli che meritano veramente non entreranno facilmente nel campo lavorativo che preferiscono perché preceduti da coloro con punteggio scolastico più alto, anche se non meritato.















lunedì 10 novembre 2008

Il Dolce Stil Novo


Il dolce stil novo della definizione dantesca ( Purgatorio XXIV, 57) designa la scuola poetica italiana che si sviluppò prima aBologna e poi in Toscana verso la fine del XIII sec., a opera di un gruppo di poeti (detti stilnovisti ), tra i quali Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Lapo Gianni, Cino da Pistoia che riconoscevano come loro maestro il bolognese G.Guinizzelli. Gli sviluppi più originali furono quelli di Dante e di Guido Cavalcanti. La poesia Al cor gentil rempaira sempre amore di Guinizzelli può essere considerata una sorta di manifesto del movimento. Gli stilnovisti svilupparono in modo originale modi espressivi e contenuti dei provenzali e della scuola siciliana e seppero integrare le tematiche della poesia cortese. Tema della loro poesia è l'amore, per mezzo del quale la donna, angelico tramite tra l'uomo e Dio, compie miracolosi effetti nel cuore del poeta avviandolo alla ricerca della virtù. L'esperienza amorosa, indagata e analizzata nei suoi risvolti psicologici, morali ed estetici, diventa l'essenza della vita spirituale del poeta. Lo stilnovo si propose di creare un linguaggio poetico capace di superare i limiti dei vari dialetti. Le scelte linguistiche sono improntate a chiarezza e leggerezza, pur sottendendo spesso ragionamenti filosofici o meditazioni profonde. Con lo stilnovo il volgare toscano diventa lingua letteraria italiana.

Al cor gentil rempaira sempre amore

Metrica canzone di sei stanze di dieci versi ciascuna, formate da fronte di quattro endecasillabi a rima alternata e da sirma di endecasillabi e settenari, con rime, secondo lo schema ABAB; cDcEdE. L'ultima stanza (l'unica che non rispetti la tradizione siciliana delle strofe capfinidas: ma tra la III e la IV il legame è nel solo significante ferro/fere) ha funzione di congedo.


come l’ausello in selva a la verdura;
fe’ amor anti che gentil core,
gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propiamente
come calore in clarità di foco.

Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra preziosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.

Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’ è fero.
Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
com’ adamàs del ferro in la minera.

Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno
vile reman, né ’l sol perde calore;
disomo alter: "Gentil per sclatta torno";
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dar om
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere
sed a vertute non ha gentil core,
com’ aigua porta raggio
e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.

Splende ’n la ’ntelligenzia del cielo
Deo criator più che ’n nostrocchi ’l sole:
quella intende suo fattor oltra cielo,
e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole,
e consegue, al primero,
del giusto Deo beato compimento:
così dar dovria, al vero,
la bella donna, poi che ’n gli occhi splende
del suo gentil talento,
che mai di lei obedir non si disprende.

Donna, Deo mi dirà: "Che presomisti?",
siando l’alma mia a Lui davanti.
"Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti
e desti in vano amor Me per semblanti:
ch’a Me conven le laude
e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude".
Dir Li porò: "Tenne d’angel sembianza
che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’eo li posi amanza".

Spunti per la riflessione

1.A quale fatto miracoloso il poeta ha assistito? Quando si è verificato?

2.Quali sono i colori che si ripetono nella lirica?

3.Come si fondono , nel testo, il motivo della lode della donna e l'analisi delle sofferenze d'amore da lei suscitate?

4.Analizza gli elementi che compongono il ritratto della donna.

5.Come avviene il passaggio dalla bellezza esteriore alla vitù interiore?

6.Quali aspetti della lirica rientrano nella tradizione? Quali sono gli aspetti innovatori?




domenica 2 novembre 2008

Io m'ag(g)io posto in core a Dio servire


Jacopo da Lentini Federico II
Io m'aggio posto in core a dio servire

É il più antico poeta siciliano, inventore del sonetto, nato a Lentini alla fine del XII secolo e morto fra il 1246 e il 1250. Fu notaio imperiale di Federico II, perciò fu detto per antonomasia il Notaro (i suoi atti notarili sono datati tra il 1233 e il 1240.I contemporanei ebbero per lui grande venerazione, e Dante, pur contrapponendo a Jacopo e a Guittone d'Arezzo la poesia stilnovista nella Commedia (Purgatorio, XXIV,55), cita nel De vulgari eloquentia(1,12) come esempio di limpido e ornato stile la canzone di Jacopo: Per fino amore vo' sì lietamente. E' considerato, a cominciare dallo stesso Dante, il caposcuola, cioè il maestro e il rappresentante più insigne dei poeti siciliani. Avendo scritto le sue liriche fra il 1233 e il 1240, si attribuisce a questo periodo l'inizio della scuola dei poeti siciliani. Di Jacopo ci restano una quarantina di componimenti: numerose le canzoni, di varia struttura, talora unissonaus, al modo provenzale, cioè con rime costanti. A Jacopo va, altresì, attribuita l'istituzione della forma metrica del sonetto, che ormai si fa risalire a una stanza di canzone isolata, anziché, come vorrebbe una teoria meno accreditata, alla fusione di due strambotti. I suoi temi si raccolgono intorno a un sentimento amoroso cantato con vaga freschezza, con un gusto musicale limpido e sorgivo(come nel sonetto Meravigliosamente), pur nelle reminiscenze e nelle ripetizioni di moduli e strutture provenzali. Così, se il famoso sonetto Amore è un desio che ven da core, può essere considerato essenzialmente una dichiarazione di poetica nell'ambito di una derivazione provenzale, altrove Jacopo sa trovare più personali accenti per il suo trepido e gioioso canto d'amore (si veda in particolare il sonetto Io m'agio posto in core a Dio servire).
Sonetto


Il sonetto nella lirica italiana

Il sonetto (dal provenzale sonet, 'piccola melodia', nel senso di 'poesia per musica'), insieme con la canzone, da cui probabilmente deriva, è una delle più importanti forme metriche della poesia italiana. Se ne attribuisce l'invenzione a Jacopo da Lentini, appartenente alla scuola siciliana. Particolarmente usato dagli stilnovisti e da Dante, raggiunse altissimi livelli espressivi con Francesco Petrarca, il cui Canzoniere comprende 317 sonetti su 366 componimenti.

In Italia, significativi esempi si trovano poi, nella seconda metà del XVI secolo, nell'opera di Torquato Tasso. La fortuna del sonetto proseguì in età barocca e nel Settecento fino a Ugo Foscolo. Trascurato dai romantici e da Giacomo Leopardi, sta al centro dell'opera di Giuseppe Gioachino Belli (scrisse ben 2279 sonetti) e viene poi ripreso da Giovanni Prati, Carducci, D'Annunzio. Nella poesia del Novecento ha continuato ad avere un'importanza non trascurabile, nonostante l'ampia diffusione del verso libero. L'hanno praticato Guido Gozzano, Umberto Saba, Giorgio Caproni, Andrea Zanzotto, Edoardo Sanguineti. Franco Fortini ha proposto forme di sonetto con irregolarità nelle rime.

Sonetto Componimento di quattordici endecasillabi disposti in due quartine e due terzine (vedi Metrica). Le rime delle quartine possono essere incrociate (ABBA, ABBA) o alternate (ABAB, ABAB); quelle delle terzine alternate (CDC, DCD), replicate (CDE, CDE) o invertite (CDE, EDC).

Io m’aggio posto in core a Dio servire,
com’io potesse gire in paradiso,
al santo loco, c’aggio audito dire,
4o’ si mantien sollazzo, gioco e riso.

Sanza mia donna non vi voria gire,
quella c’à blonda testa e claro viso,
che sanza lei non poteria gaudere,
8estando da la mia donna diviso.

Ma no lo dico a tale intendimento,
perch’io pecato ci volesse fare;
11se non veder lo suo bel portamento

e lo bel viso e ’l morbido sguardare:
che·l mi teria in gran consolamento,
14veggendo la mia donna in ghiora sta

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SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

1 Indicate i punti del testo in cui riscontrate la coesistenza di sacro e di profano
2 La sfera dell'amore rientra nel campo

a dell'erotismo
b del misticismo
c del mistico-erotico

3 Quali sono i campi semantici dominanti nella lirica?
4 Quali funzioni assolvono lo spazio e il tempo?

5 Quali attributi rimandano alla lirica cortese?

6 Quali catratteristiche vengono attribuite al paradiso?

7 Quali caratteristiche presenta il personaggio femminile?

8 Qual'è l'atteggiamento del poeta?

9Come il poeta supera il conflitto amor cortese-religione?

lunedì 27 ottobre 2008

Da Pescara ...........




Sword ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Donna che si pettina":

Buonasera cara professoressa! Mi presento, sono Alessandra, ho 17anni, frequento il 4°liceo scientifico e abito in un paesino sul mare vicino Pescara. Capito molto per caso in questo blog, cercavo qualcosa che mi potesse aiutare nell'analisi di questo sonetto preso da lei e dai suoi alunni in analisi...
Ma il motivo per cui le scrivo è un altro: mi sono meravigliata a vedere quanto amore e interesse alcuni insegnanti abbiamo nei confronti della propria materia, tanto, tanto amore che non vogliono far altro che trasmetterlo ai loro ragazzi. Insegnanti che si impegnano e che aprono le loro vedute, cercando di avvicinare il più possibile gli alunni a ciò che fanno, insegnare così ad amare ciò che studiano...e evitando di assegnare la loro lezioncina che un mese dopo (essendo ottimisti) verrà dimenticata...
e di insegnanti così ce ne sono davvero pochi...
Saluti Alessandra


giovedì 23 ottobre 2008

LABORATORIO della classe III E


1.Indicate le differenze che ritenete più significative nel modo di concepire il rapporto uomo-natura fra il pensiero di San Francesco d'Assisi e quello di
Jacopone da Todi , facendo riferimenti precisi alle parole dei loro testi.

2. Francesco e Jacopone si oppongono da angolazioni diverse allo spirito della società comunale.
A partire dai testi, illustrate brevemente le ragioni.


(Il Cantico delle Creature è analizzato nel post successivo, mentre "Fugio la croce" di Jacopone da Todi lo troverete cliccando sul link)

Antonella Salvà Sera prof...


Il famoso Cantico di Frate Sole di San Francesco d’Assisi, non solo è prova delle origini della nostra letteratura dominata dal motivo religioso proprio dell’età medioevale, ma anche dell'amor di Dio che, nella splendida semplicità dell’umile fraticello, diventa ardore di vita, trasporto di ammirazione, elevazione dell’animo rapito nell’estasi di sentirsi circondato da creature tutte sorelle (sole, acqua, vento, fuoco, morte) e perciò amate e lodate in Dio “altissimo, buono, onnipotente”. E’ un canto che sgorga spontaneo dal cuore di un asceta perfettamente umano, innamorato delle bellezze del creato e perciò traboccante di gratitudine per il Creatore: egli vuole trasfondere questa gratitudine nei suoi simili, come mezzo di miglioramento e di elevazione a Dio.
Invece le composizioni di Jacopone da Todi sono opposte a quelle di San Francesco d’Assisi, o oscure e rudi, in cui l’autore depreca la corruzione del mondo e il peccato, esorta alla penitenza e alla contemplazione della morte, promette le gioie del Paradiso, minaccia la disperazione cupa dell’inferno, polemizza con il pontefice Bonifacio VIII, piange sulle tristi condizioni della chiesa. Fra i tanti motivi, che assumono toni ora di aspra violenza, ora di anelito alla sofferenza, intesa come mezzo per superare le passioni ed elevare lo spirito, ora di mistica aspirazione all’annullamento in Dio, ora di moralismo severo e appassionato, appaiono tratti di fede luminosa e di vera poesia.

Buona sera prof...Manuela Casella...


1) Due autori molto significativi nel panorama della cultura e della poesia religiosa del Duecento sono San Francesco D'Assisi e Jacopone da Todi.Sebbene i due abbiano qualche punto in comune (la religiosità) alcune cose li separano.Difatti, analizzando l'opera più celebre di San Francesco D'Assisi "Il Cantico delle creature" el "Fugio la croce" di Jacopone da Todi, possiamo notare due diversi modi di concepire il rapporto uomo-natura.San Francesco comincia con la lode del sole, fonte della luce, e quindi della vita che è immagine e figura della divinità, come recita l v. 9.Dio è re supremo dell'Universo e ogni cosa sulla terra ha un profondo significato in quanto creatura che partecipa della sua bontà e del suo amore.L'uomo è armonicamente inserito in questo universo e quindi esiste un'intima unione e fratellanza fra lui e le cose, umilmente utili alla sua vita.Umiltà significa senso del proprio limite davanti alla grandezza di Dio e accettazione serena dela sua volontà che è giusta e buona così come concludono i vv. 32-33. Ben più lontano dall'amore per tutte le creature e della serena accettazione della vita, è la poesia di Jacopone. Infatti in essa notiamo una continua e tormentata battaglia del suo animo.Gli stessi versi invitano l'uomo a fuggire dalla potenza di Dio e solo attraverso l'odio di sè, della sua anima, del suo corpo,solo attraverso una totale distruzione e disperazione l'uomo può liberarsi della natura umana misera e peccaminosa e può raggiungere l'amore di Dio.L'uomo per Jacopone deve tendere verso la solitudine, per cambiare la natura orgogliosa,egoista e
pessimista nei riguardi del mondo, che non è invece armoniosa creazione dio Dio e insiste a fuggire come è indicato nei vv. 11-14.Questo dramma spirituale ed espressivo determina l'orginalità della poesia di Jacopone.

2) Tra la corruzione della Chiesa che regnava nella società comunale del Duecento, si elevano due grandi personalità:San Francesco D'Assisi e Jacopone da Todi,sia pure di opposte tendenze .San Francesco D'Assisi predica la purezza del cristianesimo primitivo, la povertà e la carità evangelica, non c'é mai nella sua predicazione quella carica polemica ed eversiva propria di molti movimenti popolari.Egli non mette in discussione l'autorità morale e dottrinale della Chiesa, alla quale non rifiuta mai di prestare obbedienza.Quella che egli propone è una rigenerazione individuale che parti dal profondo della coscienza e invada la vita quotidiana del cristiano.Del tutto diverso è l'atteggiamento di Jacopone da Todi che fa della sua persona e delle sue laudi gli strumenti di lotta.La sua potente personalità si espresse nella polemica violente contro gli uomini incapaci di redimersi dal peccato.Egli, incapace di compromessi, lottò contro il pontefice Bonifacio VIII , fu scomunicato e imprigionato.


buona sera professoressa..!Yvonne Sgroi

1-Le “lodi delle creature”, o “cantico delle creature”, di San Francesco, ci fa capire che le origini della nostra letteratura sono dominate da un motivo religioso senza l'esclusione della figura dell’uomo. San Francesco ci dà anche l’idea dell'amore di Dio con le creature sorelle, come il sole, l’ acqua, il fuoco. Queste sono lodate in Dio “altissimo, buono, onnipotente”. Tale canto però non è un canto spontaneo che sgorga da una religiosità incolta , al contrario è opera nutrita di cultura che rivela una cura attenta dell'elaborazione formale.

Le composizioni di Jacopone da Todi,invece, sono completamente opposte rispetto a quelle di San Francesco. Talvolta oscure, ispirate a un crudo pessimismo egli insiste sull'infelicità dell'uomo, sull'ossessiva presenza del corpo, a cui il poeta guarda con paura e odio. La sofferenza diviene così il suo percorso ascetico ed è concepita come “mezzo per superare le passioni” .Nelle sue composizioni dominano toni cupi, ma anche accenti di luce segni del suo conflitto interiore.

2-Mentre San Francesco D'Assisi predica la purezza del cristianesimo, la povertà e la carità e propone una rigenerazione individuale che parte dalla coscienza umana e invade la vita quotidiana del cristiano, Jacopone da Todi fa delle sue laudi gli strumenti con cui combattere la corruzione della Chiesa. La sua personalità si esprime nella polemica contro gli uomini incapaci di redimersi dal peccato, lotta contro il pontefice Bonifacio VIII e per questo motivo e viene scomunicato.

a domani prof!!!

Concetta Russo

Il “cantico di frate sole” è un’opera scritta in volgare umbro da san Francesco d’Assisi negli ultimi anni della sua vita. Questo cantico è un inno di lode a Dio per la bellezza del creato. San Francesco si rivolge a tutti gli elementi della natura come se fossero fratelli e sorelle e loda Dio , ma non rinnega l’uomo. Tutto assume significato solo in virtù della superiore presenza di Dio, che si riflette nelle creature ed esclusivamente attraverso di esse può essere amato.
La semplicità del linguaggio rispecchia l’ideologia di povertà, di fratellanza e di umiltà, di San Francesco, egli infatti si rivolge, come Cristo nel Vangelo, agli emarginati, agli analfabeti e ai diseredati.
“ Fugio la croce” è una lauda ( cioè un genere di poesia religiosa che era cantata durante le processioni) scritta da Iacopone da Todi, egli vive in un periodo diverso da san Francesco, nel quale l’ordine francescano era diviso in due parti: gli spirituali, che seguivano la povertà evangelica di san Francesco, e i conventuali, che non volevano seguire san Francesco perché volevano le comodità della vita. Iacopone si schierò dalla parte degli spirituali più intransigenti e fece delle sue laudi lo strumento per combattere la chiesa corrotta.
Egli ,a differenza di san Francesco, rifiuta tutto ciò che è imperfetto, soprattutto l’uomo e la natura. Nell’uomo vi coglie il nulla e si batte per metterlo a nudo devastando tutto ciò che lo nasconde: amore,intelligenza, cultura, onore e superbia.

Rossana Zagami
Composto nel 1224 da S. Francesco d'Assisi,il Cantico di Frate Sole, è in assoluto il primo documento in volgare Umbro.
Il testo è una laude,sul modello dei salmi biblici,con termini semplici e con una metrica che non segue regole ben precise.
Le tematiche fondamentali della laude sono varie; innanzitutto secondo Francesco, Dio è l'essere a cui si deve tutto e per questo deve essere solo lodato e mai pronunciato.Ognuno di noi deve essere grato a Dio per gli splendidi elementi della natura che ogni giorno abbiamo la fortuna di poter ammirare. San Francesco nella sua composizione introduce la figura dell'uomo, che precedentemente era totalmente esclusa perchè regnava il Teocentrismo cioè Dio al centro dell'universo.
Nel cantico,come ho accennato prima, si ha una semplicità per quanto riguarda il linguaggio, essa denota l'umiltà e la bontà di cui era colmo l'animo di San Francesco; così il linguaggio è lo specchio del pensiero,è un atto di denuncia contro il suo tempo e il fondamento di un nuovo modo di interpretare il mondo naturale, che muove l'idea della sua positività e rifiuta il disprezzo di cui era fatto segno nel pensiero religioso medievale in quanto veicolo di peccato.


Con Iacopone la" lauda" drammatica di natura dialogica con struttura di ballata sacra, scritta in volgare umbro, diventa uno strumento espressivo della personale esperienza, non solo religiosa.
Le composizioni di Iacopone da Todi sono nettamente diverse da quelle di San Francesco, nelle prima riscontriamo uno stile molto oscuro,triste e cupo,un linguaggio che mira alla scomposizione, alla disarmonia, mentre nelle seconde uno stile molto più pacato emusicale.
Secondo Iacopone da Todi, l'uomo è incapace di redimersi dal peccato,e la parola più drammatica è per Jacopone quella non espressa, quella che non riesce ad esprimere l'esperienza mistica l'"esmesuranza".Da qui l'invettiva contro gli avversari politicie contro la vanità del clero che gli causò la scomunica.

a domani...

SALVE PROFF...Mery Leotta
Il Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è fra i testi più antichi della letteratura italiana.Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigoredivenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali (p.es. Jacopone da Todi).

Solo che le composizioni di Jacopone da Todi sono opposte a quelle di San Francesco d’Assisi. I critici lo considerano uno dei più importanti poeti italiani del Medioevo, certamente fra i più celebri autori di laudi religiose della letteratura italiana.Per Iacopone da Todi non è possibile trovare un equilibrio tra la vita dell’uomo e il disegno divino, cioè, mentre S. Francesco vedeva nell’armonia con la natura una possibilità di superamento del peccato, per Iacopone da Todi questo non è possibile: l’uomo è comunque incapace di eludere il male. L’unica cosa che l’uomo può fare è pregare Dio misticamente, cioè attraverso uno slancio irrazionale nei confronti della fede di Dio: un contatto giocato sulle emozioni, senza il percorso di fede razionale.
-
SPADARO RICCARDO ---
I due autori delle poesie il "Cantico delle creature" e "Fugio la croce" furono rispettivamente San Francesco d'Assisi e Jacopone da Todi che, seppur essere vissuti in epoca diversa, le loro poesie si basano contemporaneamente su un uguale e contrapposto messaggio religioso infatti
Il “cantico di frate sole” è un’opera scritta in volgare umbro da san Francesco d’Assisi negli ultimi anni della sua vita. Questo cantico è un inno di lode a Dio per la bellezza del creato. San Francesco si rivolge a tutti gli elementi della natura come se fossero fratelli e sorelle e mette al centro l’uomo. Tutto assume significato solo in virtù della superiore presenza di Dio, che si riflette nelle creature ed esclusivamente attraverso di esse può essere amato.
La semplicità del linguaggio rispecchia l’ideologia di povertà, di fratellanza e di umiltà, di San Francesco, egli infatti si rivolge, come Cristo nel Vangelo, agli emarginati, agli analfabeti e ai diseredati mentre
“ Fugio la croce” è una lauda scritta da Iacopone da Todi, vissuto in un periodo diverso da san Francesco, nel quale l’ordine francescanosi era scisso in due parti: gli spirituali, che seguivano la povertà evangelica di san Francesco, e i conventuali, che non volevano seguire san Francesco perché volevano le comodità della vita e quindi appogiavano gli ecclesiastici corrotti. Iacopone si schierò quindi dalla parte degli spirituali più intransigenti e fece delle sue laudi lo strumento per combattere la chiesa corrotta.
Egli ,a differenza di san Francesco, rifiuta tutto ciò che è imperfetto, soprattutto l’uomo e la natura. Nell’uomo vi coglie il nulla e si batte per metterlo a nudo devastando tutto ciò che lo nasconde: amore,intelligenza, cultura, onore e superbia mediante delle penitenze corporali secondo la quale solo così si può raggiungere il vero rapporto cn Dio.

Sandro

Salve prof,
le riporto le mie risposte a queste domande:

1) San Francesco d'Assisi e Iacopone da Todi fanno parte dello stesso ordine,ma nonostante ciò ,hanno idee e una visione del mondo completamente opposte.Il primo,vedeva ogni elemento creato da Dio come una meraviglia unica e rara.Infatti nella sua"Laudes creaturarum"invita a lodare l' "onnipotente,bon Signore" per la bellezza di tutte le cose,ovvero il creato.Mentre, Iacopone da Todi,aveva una visione pessimistica della vita.Egli intravvede nella vita un solo spiraglio di luce:il rapporto con Dio.Infatti nel suo "Fugio la croce" mette in contrasto due voci.Di queste due ne abbiamo una che vede la divinità come una forza a cui l'uomo si deve piegare.Al contrario l'altra esalta il bene che deriva dal rapporto con la divinità.

2) La differenza tra questi due poeti è data principalmente da due fattori. Il primo è la situazione storica diversa.Il contesto di San Francesco era di conflitto fra i valori cortesi e i nuovi ceti (borghesia)con l'etica mercantilistica ,ciò non significa che il mercante si sia posto contro la Chiesa..Al contrario,al tempo di Iacopone da Todi troviamo scontri tra la Chiesa e i movimenti riformatori che si stavano creando.Molte "Laude" erano costituite da dialoghi drammatici Ciò ha contribuito al pessimismo generale all'interno dei comuni verso il rapporto con la divinità.










Il Cantico delle Creature

di San Francesco d'Assisi

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
il celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infermitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

Il tema della poesia.

cantico di frate sole 2Il tema di fondo della poesia è il ringraziamento di Francesco d’Assisi a Dio, perché ha creato il mondo con tutte le sue creature. San Francesco ringrazia Dio per la sua bontà. Tutto il mondo creato è molto bello: il sole, la luna, le stelle, il vento l’aria, l’acqua, la madre terra. Queste cose sono belle ed utili alla vita degli uomini. Ma ciò che colpisce della laude è certamente il grande afflato mistico e religioso che pervade tutta la poesia. L’afflato mistico è in tutte le cose del creato che si riverbera nella grande fratellanza che esiste tra tutti gli esseri della terra. Una profonda fratellanza fra le cose inanimate, gli animali e l’uomo che accomuna tutte le creature del mondo in un solo destino, in un solo ambiente naturale che è il padre di ogni forma vivente. Questa visione di fratellanza umana e naturale è ancora oggi attuale, poiché sappiamo che la natura è malata e molti elementi naturali sono in via di estinzione.

Sintesi della poesia: inizio, sviluppo e conclusione.

La prima lassa della lauda è dedicata a Dio: egli è altissimo, onnipotente, buono, e ogni lode e ogni benedizione sono per Lui; l’uomo non è degno di nominarlo.
La seconda lassa è dedicata al fratello Sole che è bello e splendente.
La terza lassa è dedicata alla luna e alle stelle che sono chiare, preziose e belle.
La quarta lassa è dedicata al vento, al clima e all’acqua: l’acqua è utile, perché fonte di vita, umile perché facile a bere, preziosa perché benefica, pura perché trasparente e limpida.
La quinta lassa è dedicata al fuoco che è bello, giocondo, caloroso e forte.
La sesta lassa è dedicata alla madre terra, la quale ci mantiene in vita con i suoi prodotti naturali, con i suoi frutti, con i suoi fiori e le foglie.
La settima lassa è dedicata agli uomini buoni di cuore, i quali sanno perdonare gli altri e sopportano con serenità le malattie e i patimenti, perché saranno ricompensati dalla beata vita eterna accanto a Dio.
L’ottava lassa è dedicata alla sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può sfuggire, e saranno dannati quelli che moriranno nei peccati mortali, mentre quelli che moriranno nella volontà divina saranno beatificati e non subiranno le pene dell’inferno.
La nona ed ultima lassa è l’invito di San Francesco a lodare il Signore e a servirlo con grande umiltà.

Il messaggio della poesia.

Il messaggio centrale del Cantico è il ringraziamento di San Francesco (e con lui di tutta l’umanità), a Dio e alla sua bontà, per le bellezze del mondo naturale e le meraviglie dell’universo che Lui ha creato. Il candore e lo stupore di San Francesco di fronte alla bellezza del creato è un messaggio ancora oggi attuale. Noi uomini di oggi dobbiamo rispettare la natura perché sappiamo che è molto malata e moribonda. Tutte le fabbriche, le armi nucleari e tutto l’inquinamento del mondo hanno ridotto la madre terra a una malata in fase terminale, e sappiamo anche che sarà difficile farla tornare in piena salute. Allora il messaggio fondamentale della Laude è quello di rispettare la natura con tutte le sue creature, di inquinare il meno possibile, di salvare gli animali e le piante che sono in via di estinzione.

La tesi della poesia.

Dopo aver lodato Dio per la sua bontà per avere creato il mondo con tutte le sue creature, il Cantico si rivolge agli uomini. San Francesco allora distingue gli uomini che perdonano, perché sostenuti dall’amore di Dio, e che moriranno nella grazia del Signore accettando le malattie con serenità, da coloro che moriranno nei peccati mortali, a cui spettano le pene dell’inferno. I primi non avranno nessun male all’anima, mentre i secondi subiranno le pene dell’inferno. Credo che questa tesi sia valida ancora oggi perché i malfattori, i delinquenti, gli assassini, saranno colpiti dalla giustizia divina, mentre i buoni di cuore, i puri, i generosi e i rispettosi degli altri e della natura, saranno premiati da Dio. Ora però noi sappiamo e vediamo ogni giorno che la lotta per la sopravvivenza tra gli uomini è crudele, feroce quanto quella che si svolge ogni giorno tra gli animali; sappiamo anche che la visione di vita che ha San Francesco della Natura è troppo semplicistica e bonaria e che i rapporti tra gli uomini sono molto più complessi di quanto emergono dal Cantico. Le leggi di una società sono molto importanti perché regolano, ordinano e stabiliscono i doveri e i diritti di ciascun cittadino. Allora ecco perché il messaggio del cantico risulta valido ancora oggi: gli uomini, in qualsiasi parte e società del mondo vivano, devono rispettare gli altri e la natura.
Da sempre religiosi, filosofi e tutti gli uomini in genere hanno pensato e pensano che le ipotesi più probabili, per quanto riguarda l’inizio di una nuova vita per l’uomo dopo la fine della terra, siano due: la prima ipotesi è pensare che ci sia un Dio che alla fine del mondo giudichi gli uomini in base al loro operato giusto o ingiusto; questa ipotesi è solo un’aspirazione ottimistica dell’anima umana; la seconda ipotesi, purtroppo quella più vera e comune, è quella di pensare che dopo la morte del corpo e la fine della terra non ci sia altro che la nullità della vita dopo la morte. Può essere vera o l’una o l’altra ipotesi: sapremo la verità quando Dio interverrà o non interverrà di nuovo tra gli uomini. In tutti i casi, infine, credo che sia bello credere in Dio perché ciò aiuta a vivere meglio e perché la fede in un Dio buono e giusto dà una norma di condotta etica interna a ciascuno di noi molto forte e necessaria all’anima umana, la quale è spesso portata a deviare dall’onesto comportamento civile e sociale e quindi commettere atti di violenza verso il prossimo così come purtroppo avviene giornalmente in ogni parte del mondo.

Fatti, luoghi, tempo e personaggi della poesia.

Il fatto principale della Laude è la lode che San Francesco fa a Dio per volerlo ringraziare della sua Bontà e per aver voluto creare il mondo con tutte le sue creature. I luoghi della poesia coinvolgono l’intera madre terra. Il tempo della poesia va dalla creazione fino all’epoca di San Francesco. I personaggi della poesia sono: Dio, che ha voluto creare il mondo con tutte le sue creature; le cose del mondo, dal sole all’acqua, ed infine gli uomini buoni, che saranno salvati da Dio, e gli uomini cattivi che subiranno i mali della seconda morte cioè subiranno le pene dell’inferno.

Contesto storico, culturale , filosofico, ambientale della poesia.

All’inizio del 1200 nell’Italia centrale fiorirono numerosi movimenti religiosi che invitavano i fedeli a ritrovare lo spirito del Cristianesimo primitivo e che predicavano a vivere secondo gli insegnamenti del Vangelo in umiltà, povertà e fratellanza. Questi movimenti religiosi contrapposero il ritorno alla purezza e alla povertà evangeliche, alternando la polemica contro l’arricchimento e la mondanità ad una grande tensione ideale, profetica e apocalittica, nell’attesa di un radicale rinnovamento.
San Francesco, dopo la svolta mistica e la conversione spirituale, fonda l’ordine Frati minori che, secondo il suo insegnamento, devono vivere in pace e carità, amando ogni creatura di Dio, accettando con gioia e umiltà la povertà e diffondendo gli insegnamenti di Cristo.
In Umbria la predicazione di San Francesco ispira la produzione di composizioni religiose in volgare. Si tratta soprattutto di Laudi che, con il diffondersi del nuovo spirito religioso vengono scritte in una lingua più comprensibile al popolo e vengono cantate anche in occasioni diverse dalle funzioni religiose
Il “Cantico di frate sole” fu scritto da San Francesco nel 1224 e terminato poco tempo prima della sua morte. Esso si inserisce perfettamente nel suo ideale di purezza ascetica e di povertà economica e sociale, anzi esprime in forma poetica l’ideale teologico e spirituale della sua Weltanschauung. Essa si configura in conformità con il nuovo spirito religioso dei movimenti pauperistici nati all’inizio del 1200.
Il contesto culturale del “Cantico di frate Sole” è quello religioso dell’Umbria del XIII secolo, ma il Cantico riprende la forma di alcuni Salmi di David della Bibbia che iniziavano con l’incipit:<<>>.
Il contesto filosofico del “Cantico di frate Sole” si rifà al pensiero filosofico di S. Paolo, ma soprattutto ad una lettura del vangelo inteso come messaggio di salvezza per i poveri e i fedeli.

Analisi della Forma.

Il genere della poesia.

Il genere della poesia è la Lauda.

La metrica della poesia.

La poesia presenta una prosa ritmica con molte rime alternate e molte allitterazioni, consonantiche e assonantiche.

Le figure foniche della poesia.

Le figure foniche della poesia sono: assonanze, rime, lasse di 2, 3, 4 versi a schema libero.

Le figure retoriche della poesia.

Le figure retoriche principali della poesia sono: l’anafora e l’inversione.

Il tono emotivo della poesia.

Il tono emotivo della poesia è sicuramente il sentimento di stupore e di meraviglia che affascina San Francesco dinanzi allo stupendo spettacolo della natura e del cielo. Questo sentimento di stupore e di meraviglia, che attraverso tutto il Cantico, trasforma la Lauda in una preghiera a Dio, manifesta l’ammirazione di Francesco per tanta bellezza, utilità e bontà. Una preghiera che non chiede niente a Dio, ma che si rivolge al pubblico umile e popolare delle grandi folle dei credenti. Questa Lauda è, dunque, una preghiera gioiosa e perenne che sgorga da un animo semplice, sbalordito e ammirato per Dio, che sua bontà, ha voluto creare il mondo con tutte le sue bellezze naturali.

La lexis della poesia.
La lexis della poesia è molto raffinata e ricercata.

Il linguaggio poetico della poesia.

Il linguaggio poetico della poesia è notevolmente alto, formato dalle molte anafore del <> e del <>, ma soprattutto è basato sull’uso sapiente degli aggettivi.

Le espressioni più belle della poesia.

Le espressioni più belle della poesia sono: <<Laudato, sie, mi’ Signore cum tutte le tue creature/ specilamente messor lo frate sole,/ lo qual è jorno, et radiante con grande splendore>> e <<Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua/ la quale è multo utile, et humile et preziosa et casata>> e <<Beati quelli ke ( la morte) troverà ne le tue sanctissime voluntati/ ka la morte secunda no ‘l farrà male>> e <<Laudate e benedicete mi’ Signore et ringraziate/ e serviteli cum grande humiltate>>.

La Weltanschauung del poeta.

san francesco 2La Weltanschauung di San Francesco è quella di un frate, umile servitore di Dio, ma soprattutto di un uomo, il quale di fronte alle meraviglie del mondo resta estasiato per cui ammira e loda l’Autore di tanta bellezza, utilità e bontà. San Francesco ringrazia Dio per le tante cose belle che ha creato: il sole, la luna, il cielo, l’acqua e il fuoco.
La Weltanschauung di San Francesco è quella di vedere il mondo creato come una grande famiglia, formata dal grande padre Sole e dalla madre terra e dai loro bei figli che sono tutte le creature del mondo.
Ma San Francesco pone in primo piano anche coloro che perdonano in nome dell’amore cristiano e moriranno nella grazia divina, mentre coloro che moriranno nei peccati mortali subiranno le pene dell’inferno. I primi avranno una morte indolore, i secondi una morte dolorosa.
La Weltanschauung di San Francesco, sacra e religiosa del mondo e della vita, è, secondo me, metà di come si dovrebbe intendere la natura e la vita; l’altra metà dovrebbe essere la visione laica e materialistica della scienza. Ambedue realtà sono valide e giustificabili, sia sul piano umano sia sul piano logico, gnoseologico ed epistemologico. La scienza permette il progresso scientifico e tecnologico, la religione attenua le ansie spirituali del postmortem. Sono necessarie sia la forza della scienza sia la fede della religione, perché ambedue sono necessarie allo sviluppo e al progresso del benessere degli uomini.

Conclusione.

Gli aspetti estetici della poesia.
Gli aspetti estetici della poesia sono molti:
1) in primo luogo troviamo la weltanschauung del poeta: sacra, religiosa e rispettosa della natura; weltanschauung tutta intrisa di misticismo e di ascesi;
2) in secondo luogo la consapevolezza di una vita vissuta con umiltà e con carità;
3) in terzo luogo l’uso sapiente e raffinato degli aggettivi per qualificare le cose belle del creato come nel caso dell’acqua: essa è utile, umile, preziosa e casta;
4) in quarto luogo l’accettazione della morte come fatto naturale e indolore per chi vive nell’amore di Dio, invece dolorosissima per chi vive nei peccati mortali.

Corriere della Sera

Poesia

Pensieri, parole, emozioni il canto di san Francesco accomuna materia e spirito

Gianfranco Ravasi: i versi di Alda Merini hanno volute simili all' incenso

Qual è l' anima che si incontra in questo nuovo libro Francesco Canto di una creatura? L' anima di Francesco, il santo o l' anima di Alda Merini, il poeta? In queste pagine l' una è speculare all' altra. Alda Merini canta con le sue parole l' uomo e il santo. Da lei vengono le immagini, i suoni e i silenzi di quest' uomo che fra l' XI e il XII secolo ha lasciato un percorso terreno fatto di ricchezze, mondanità e vita gaudente per incontrare la fede. La Merini non si è dovuta spogliare di niente in questa vita terrena: l' hanno spogliata gli altri della sua identità durante i tanti anni di ospedale psichiatrico. E lei si è ripresa la vita, forte del suo pensiero, incontrando ogni giorno la gente: con la poesia. Così come per Il Poema della Croce, oggi ritorna sul tema del sacro lasciando annichilito il lettore quando impersona le emozioni e il pensiero di Francesco. Una «traduttrice sacra»? Forse no. È l' anima che quando canta da soprano accomuna gli esseri forti e il pensiero superiore. Ecco allora che la Merini si fa carne e mente dell' uomo e recita: «ho visto improvvisamente che mio padre non era altro che un figlio di Dio e ho lasciato tutte le sue ricchezze. Erano ricchezze senza colore né luce, non sorgevano e non tramontavano col giro del sole». Il poeta riesce, quando la poesia ha la «p» maiuscola, a renderti il senso del pensiero con pochi tratti: le ricchezze a differenza dei fiori e di un filo d' erba, non seguono il ritmo del sole, della natura; le ricchezze sono immobili, indifferenti al ciclo della vita e quindi già morte. Era questo il senso della vita di san Francesco? Questo e ancora altro: un bisogno di appartenenza al mondo, a tutto il mondo, che è uguale a quello del poeta. Come dice nella prefazione Monsignor Ravasi: «il canto francescano di Alda, dalle volute simili all' incenso». Sono i profumi, le essenze della poesia della Merini a rendere, anzi, meglio, far conoscere il suo pensiero, nei «colori» del suo stile. Lei che nelle sue pagine incontra indifferentemente gli angeli e i demoni, discernendo solamente tra una laude e la passione terrena verso il senso finale della misera vita quotidiana. In questo libro non si perde certo il senso di passionalità che la poetessa ci offre da sempre, però qui è stemperata in una sacralità che solo lei riesce ad amalgamare. D' altronde, Francesco prima di povertà e castità, ha conosciuto il mondo terreno delle passioni. E Alda nella sua grandezza ci ha abituati a viaggiare sul filo di rasoio tra il sacro e il profano.«Francesco. Canto di una creatura», Frassinelli,