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LA DIVINA COMMEDIA -PARADISO(chiarimenti sul viaggio di Dante)


                                      
                                            STRUTTURA OLTRETOMBA DANTESCO

                                                     PARADISO DANTESCO 




CANTO III
                                                                             GIUSTINIANO
                                                                                        TEODORA




CANTO VI



Come i canti sesti dell'Inferno e del Purgatorio, anche il canto sesto del Paradiso è un canto politico. Dante si trova nel secondo cielo (o di Mercurio), dove sono collocati gli spiriti attivi per il bene, il cui amore per Dio deviò verso fini terreni, e in particolare verso una fama onorevole. Il protagonista di questo canto è Giustiniano, che parla della funzione e della validità dell'Impero come istituzione voluta da Dio per la felicità terrena degli uomini. Se il mondo vive nell'ingiustizia e nel disordine, è necessario il ristabilimento di un'autorità politica (l'Impero) che garantisca l'ordine e la pace con le leggi (Giustiniano fu il promulgatore del codice di leggi su cui si basa il Medioevo). Quindi Giustiniano è il simbolo dell'autorità che interviene con le leggi per conservare la comunità degli uomini. Inoltre, secondo Dante, l'Impero è destinato a finire solo con il giudizio universale, così come la Chiesa: l'impero ha infatti la stessa durata e compiti paralleli alla Chiesa (teoria “dei due soli”). Dante, inoltre, ritiene che non ci sia stata mai frattura tra gli imperi: egli riconduce all'impero romano sia l'impero bizantino sia quello medievale, sia quello di Carlo Magno e quello di Federico II. Dall'accusa alla società, Giustiniano arriva a descrivere la nascita dell'Impero e della Chiesa: per gli uomini c'è un unico fine, che viene affidato da Dio a due diverse autorità, che sono l'Impero e la Chiesa. Il primo, tuttavia, si realizza pienamente solo quando aiuta la Chiesa a fondarsi e le dà Roma come sede.


( CACCIAGUIDA)  :    CANTO XV

Cacciaguida, antenato di Dante, fu padre di Alighiero, bisavolo del poeta. Battezzato in S. Giovanni a Firenze, ebbe due fratelli Moronto ed Eliseo e sposò una donna di Val di Pado, da cui derivò il cognome Alighieri. Fu al seguito dell'imperatore Corrado, che lo nominò cavaliere, lo seguì nella Crociata, trovando la morte in Terrasanta. Queste sono le notizie biografiche di Cacciaguida quali si possono evincere dal XV canto del Paradiso, dove Dante immagina di incontrarlo fra gli spiriti combattenti del cielo di Marte. In realtà le notizie storiche su questo personaggio sono assai scarse e si fermano ad un atto notarile del 1201. Anche l'identificazione dello 'mperador Currado della biografia di Cacciaguida non si risolve grazie ai versi danteschi, ma deve essere effettuata con un semplice confronto cronologico, che avvalora la tesi che l'avo del poeta non intenda riferirsi a Corrado II il Salico, del resto vissuto circa un secolo prima dell'avo di Dante, ma a Corrado III di Hohenstaufen, che fu imperatore dal 1138 al 1152, e partecipò, al fianco del re francese Luigi VII, alla seconda Crociata, conclusasi con una disastrosa ritirata dopo il fallito assedio di Damasco. Da quanto detto da Cacciaguida al pronipote e dall'esame della storia del tempo si può affermare, infine, che l'avo del poeta appartenesse alla nobiltà, poichè alla dignità di cavaliere potevano aspirare solo gli appartenenti alla stirpe feudale.  

CANTO  XXVII
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Comincia adesso una delle pagine più terribili della Commedia.Nel cuore del cielo stellato, vicino ormai a Dio, quando poteva sembrare che  ormai le storture del mondo fossero dimenticate , San Pietro rivolge a Bonifacio VIII , la più violenta delle invettive antivaticaneche siano risuonate in tutto il poema.E la violenza del linguaggio torna poi nell'immagine di un Vaticanoche, da luogo sacro del martirioe della sepoltura di Pietro, è diventato "cloaca" -fogna- "del sangue e della puzza".Tornano anche dopo la prima invettiva , le critiche al potere temporale della Chiesa che abbiamo sentito più volte nel corso del poema: qui però più autorevoli  e definitive sulle labbra del primo degli apostoli: più commosse nella voce di chi quella Chiesa fondò col suo  sangue , e la vede ora ridotta a una burocrazia avida di denaro, a un particolare politico che usa il simbolosacro delle chiavi di Pietro come una bandiera, sotto la quale combattere contro altri cristiani.
San Pietro


CANTO XXXIII  TESTO E PARAFRASI
Il canto è l'ultimo dell'ultima cantica della Divina Commedia;
San Bernardo di Chiaravalle è con Dante e recita l'orazione alla Vergine Maria, pregandola di rendersi visibile con la sua Divina Maestà.
 



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