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lunedì 11 febbraio 2008

Percorso poetico: Fuga del tempo e invito alla gioia


QUESTA E'
UN'UNITA' in cui, senza fare un insegnamento specifico della letteratura, si incomincia ad introdurla. Per motivare gli studenti, si parte da un testo molto bello che è stato messo in musica da Branduardi. La prima ora
è dedicata alla motivazione ed all'approccio globale del testo. Mediante l'esplicitazione si introducono agli studenti alcune parole senza le quali non è possibile la comprensione del testo: Bacco, Arianna, ninfe, satiretti, Mida.

1. Guarda queste immagini. Insieme ai tuoi compagni prova a descriverle e immaginare una storia.

Dopo aver anticipato la storia di Bacco e Arianna ed aver esplicitato i termini chiave, si prende contatto con il testo.
Caravaggio,
Bacco adolescente,
particolare, Uffizi,
Firenze, 1590-1593
Giulio Carpioni,
Bacco e Arianna,
particolare, Treviso, 2. Ascolta questa canzone, cantata da Angelo Branduardi, e scrivi le parole mancanti. Dopo averla ascoltata una prima volta, prova a rileggere il testo: ti puoi aiutare confrontandolo con la parafrasi.

Michelangelo,
La Sibilla Delfica,
particolare, Palazzi Vaticani,
Volta della cappella Sistina
Roma, 1508-1512. IL TRIONFO DI BACCO E ARIANNA

Quest'è Bacco e Arianna
belli e l'un dell'altro _________:
perché il tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan _________.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre _________.
Chi vuol esser lieto sia:
di doman non c'è certezza.

Questi lieti _________
delle ninfe innamorati,
per caverne e per _________
han lor posto cento agguati;
or, da Bacco riscaldati,
ballan, _________ tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Queste ninfe anche _________
da lor esser ingannate;
non può fare _________
se non gente rozze e ingrate;
ora, insieme mescolate,
suonan cantan tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di _________ non c'è certezza.

Mida vien dietro a costoro:
ciò che tocca _________ diventa.
E, che giova aver tesoro,
s'altri poi _________?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
_________ suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica! Non dolore!
Ciò __________, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
Lorenzo de' Medici detto Il Magnifico

Questi sono Bacco e Arianna belli ed infiammati d'amore l'uno dell'altro: dal momento che il tempo scappa ed inganna, stanno sempre insieme e felici. Queste ninfe ed altre genti sono tuttavia allegre. Chi vuole essere lieto, lo sia: non c'è alcuna certezza del domani.

Questi allegri piccoli satiri innamorati delle ninfe, hanno teso loro cento agguati nelle caverne e nei boschetti; ora, scaldati dal vino di Bacco, tuttavia ballano e saltano. Chi vuole essere lieto, lo sia: non c'è alcuna certezza del domani.

Queste ninfe amano essere ingannate dai satiri; non può rifiutare l'amore se non la gente rozza ed ingrata; ora, mescolate a loro, tuttavia suonano e cantano. Chi vuole essere lieto, lo sia: non c'è alcuna certezza del domani.

Re Mida li segue: tutto ciò che tocca diventa oro. Ma a che serve avere un tesoro, se non si fa la felicità degli altri ? Tuttavia che piacere della riocchezza vuoi che senta uno come Mida, che ha sete perché non può bere: l'acqua si trasforma in oro? Chi vuole essere lieto, lo sia: non c'è alcuna certezza del domani..

Donne e giovani amanti, viva Bacco e viva Amore! Ognuno suoni, balli e canti! Il cuore si infiammi di dolcezza! Nessuna fatica! Nessun dolore! Ciò che deve accadere è bene che accada. Chi vuole essere lieto, lo sia: non c'è alcuna certezza del domani.

Come è bella la giovinezza che comunque se ne va! Chi vuole essere lieto, lo sia: non c'è alcuna certezza del domani.
La lezione continua cliccando in.IT
A questo punto potrete cimentarvi con il percorso...
Carm., I, 11 di Orazio

Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quidquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Odi, I, 11

Tu non chiedere mai, che non si può, qual destino gli dèi
abbian pronto per me, per te, Leucònoe, né ti curar di oroscopi
babilonesi. Meglio, quel che verrà, prender così com'è.
Se molti inverni dio ci darà, o sarà questo l'ultimo
che spumeggiante scaglia il Tirreno contro le rupi a infrangersi:
metti giudizio, mescimi vino, le tue speranze regola
giorno per giorno. Mentre parliamo, l'ora è già scorsa rapida.
Cogli il tuo tempo; meno che puoi fìdati del domani.


E' questa l'ode in cui forse meglio si armonizzano e si ricompongono in un equilibrio magico diversi temi: il pensiero ricorrente della morte, la presenza di un simposio invernale, il vino e la conversazione con la donna "finchè parleremo avremo l'illusione di fermare il tempo che in realtà nel momento in cui lo viviamo sta già fuggendo". Orazio non dà precetti morali ma in tono colloquiale e sommesso fa una riflessione sull'esistenza: è inutile porsi tante domande, ciò che conta nella vita sono le gioie piccole, i momenti preziosi da cogliere e assaporare nella quotidianità. Il carpe diem appare connesso con il divieto: "non pensare al domani". E' il pensiero della morte, inscindibile da quello del tempo che fugge, che egli cerca di rimuovere.
Passione



-L'ardore della sua passione viene manifestato nel Carme 5 di Catullo attraverso la frase "Dammi mille baci , e ancora cento , dammene altri mille e ancora cento..."

"Vivamus mea Lesbia,atque amemus,

Rumoresque senum severiorum

Omnes unius aestimemus assis.

Soles occidere et redire possunt;

Nobis cum semel occidit brevis lux,

Nox est perpetua una dormienda.

Da mi basia mille, deide centum,

Dein mille altera, dein seconda centum,

Deinde usque altera mille, deinde centum.

Dein, cum milia multa fecerimus,

Conturbabimus illa, ne sciamus,

Aut ne quis malus invidere possit,

Cum tantum sciat esse basiorum."

"Dobbiamo mia Lesbia vivere, amare,

le proteste dei vecchi tanto austeri

tutte, dobbiamo valutarle nulla.

Il sole può calare e ritornare,

per noi quando la breve luce cade

resta una eterna notte da dormire.

Baciami mille volte e ancora cento

poi nuovamente mille e ancora cento,

e dopo ancora mille e ancora cento,

e poi confonderemo le migliaia

tutte insieme per non saperle mai,

perché nessun maligno porti male

sapendo quanti sono i nostri baci".


Il componimento è immaginato in un colloquio a due. Il nome di Lesbia è associato ad un momento di felicità e di abbandono.E un' immagine di quella straordinaria stagione che corrisponde alla pienezza dell'amore. In particolare nella coppia di verbi "vivamus atque amemus" sta l'affermazione di valore di un sentimento che assume un significato importante, tanto più in una società che aveva confinato il sentimento fra i passatempi minori.

Il poeta afferma di non voler tenere in considerazione le dicerie dei moralisti, ma di voler pensare soltanto ai piaceri e all'amore, alle passioni che la vita gli offre. Egli si rivolge direttamente alla sua donna e la invita a non dare ascolto " ai vecchi troppo severi".
clicca qui CATULLO

Eccovi uno schema del lavoro che dovrete svolgere a casa

SCHEMA DEL PERCORSO DIDATTICO


Presentazione del contesto storico-culturale
Lettura e analisi metrica del carme 5 di Catullo
Lettura e analisi metrica dell'ode I,11 di Orazio
Analisi morfo-sintattica e stilistica
Lavoro in gruppi: ipotesi di traduzione
Lavoro in gruppi e approdo a un testo unico
Il tema della fugacità del tempo in Lorenzo il Magnifico,
in Catullo e in Orazio.
Verifica 2 h.

venerdì 8 febbraio 2008

Gli eventi di San Martino (Cap.XIII)


In questo capitolo gli elementi della fabula presentano una struttura semplice:il tempo è il giorno della ricorrenza della fatidica festa di San Martino(11 novembre 1628); lo spazio è la strada della città di Milano in rivolta, ove è situata la casa del vicario di provvisione; la causa della vicenda narrativa è la crisi del pane, ma in suo soccorso giunge come "aiutante" il gran cancelliere spagnolo Antonio Ferrer.
Complessa è invece la struttura significativa dell'intreccio, il cui valore di senso può essere individuato mediante un approccio diretto con il sistema dei personaggi.
Nel capitolo, infatti, entrano in rapporto la folla, il vicario, Renzo e Ferrer:i primi piani sono però riservati a personaggi minori: il vecchio mal vissuto, il cocchiere di Ferrer,l'ufficiale dei micheletti, i quali per un motivo o per un altro entrano nel gioco gestito dai personaggi maggiori.Il narratore affida la sua critica in nome della ragione morale alla lessicalizzazione del discorso, alle varianti terminologiche, alla gradazione semantica delle parole.Si avverte allora il passaggio da vocaboli neutri o avalutativi a vocaboli di significato negativo:da popolo, folla, moltitudine, gente si passa a turba, calca,e massa e poi ancora a masnada, accozzaglia, marmaglia.Nei tempi in cui l'autore scrive o riscrive il suo romanzo un pensatore solitario Soren Kierkegaard (1813-1855), attraverso un percorso intellettuale diverso giunge a conclusioni collimanti.Egli osserva che, una volta, soltanto "il sovrano, l'eletto aveva un'opinione, mentre gli altri non avevano esitazioni nè dubbi sul fatto che non potevano nè dovevano opinioni; adesso ognuno può avere un'opinione, ma a patto di sommarsi numericamente agli altri."

Ora tocca a voi: La frase con cui il narratore commenta l'intervento di Ferrer a difesa del vicario di provvisione (veniva a spender bene una popolarità mal acquistata)implica un giudizio in parte negativo e in parte positivo sul personaggio.
1 Spiegate voi

2 Tracciate un ritratto di Antonio Ferrer, intitolando così il tuo scritto: Antonio Ferrer, un grande attore.

3 Il vecchio malvissuto: analizzate la presentazione di questo personaggio che si pone in antitesi rispetto a Renzo.Perchè?

Come vedete, la folla è vista da Manzoni con sospetto e diffidenza perchè si lascia guidare da istinti irrazionali.Il giudizio di Manzoni offre molti spunti di riflessione sulla attualità , basti pensare a certe manifestazioni collettive, siano esse di tipo politico o sociale o, più semplicemente, legate alle forme del divertimento e del tempo libero.
Esponete in un breve scritto di tipo argomentativo le cause che, a vostro giudizio,
favoriscono l'esplodere dell'aggressività delle masse.

Antonella Salvà II E

Il cardinale Ferrer è un personaggio caratterizzato dalla doppiezza.Il suo ruolo politico è di sostituire don Gonzalo Fernandez de Cordova in sua assenza in veste di Gran Cancelliere, ma in effetti si comporta soprattutto da abile demagogo. Non sembra avere una spiccata abilità politica economicamente valida, in quanto il provvedimento che prende per placare l'irosità del popolo, quello di abbassare il prezzo del pane, viene descritto da Manzoni come il gesto di 'una donna stata giovine che pensasse di ringiovinire alterando la sua fede di battesimo'. È anche vero, tuttavia, che Manzoni lo definisce un 'uomo di carattere' e non cerca di comprendere il ragionamento che sta alla base delle sue decisioni, infatti commenta: 'chi può ora entrare nel cervello di Antonio Ferrer?
La doppiezza di questo personaggio si rispecchia anche sulla folla, le cui grida più frequenti sono 'viva' e 'muoia'. L'azione di demagogo favorevole al popolo appare chiara nella frase 'l'uomo era gradito alla moltitudine, per quella tariffa di sua invenzione così favorevole' al popolo..'gli animi già propensi erano ora ancor più innamorati dalla fiducia animosa del vecchio che, senza guardie, senza apparato, veniva a condurre in prigione il vicario...ora, con quella promessa di soddisfazione, con quell'osso in bocca, s'acquietava un poco.' Non indifferente è la metafora che paragona la folla ad un cane ammansito con un osso, perché rimanda ai tanti valori già attribuiti al termine, che in questo contesto potrebbe facilmente indicare la molteplicità della personalità di Ferrer, che avanza con 'un viso tutto umile, tutto ridente, tutto amoroso.
S'aiutava coi gesti, ora mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani, separandosi subito, distribuivano a destra e a sinistra...' Nell'atteggiarsi tuttavia a tal modo, sussurra in spagnolo 'per la mia vita, quanta gente!'. Come per don Abbondio e l'Azzeccagarbugli, dunque, possiamo individuare anche in Ferrer un uomo che effettua la mistificazione della lingua, che riprenderà anche nelle intimazioni fatte nei confronti del vicario.
Ferrer, dunque, attraversata la folla, che gli parve l'impresa più ardua mai tentata, arriva alle porte dell'abitazione del vicario, e con solennità si lascia acclamare dal popolo, per poi raggiungere l'amico in difficoltà rincuorandolo, in quanto si sarebbe occupato lui della faccenda. Qui è infine palese l'ambivalenza dell'atteggiamento di Ferrer: un politico che fa il gioco dei colleghi, ma che deve tenere a bada il popolo. Unica certezza è che tutte le sue azioni, direttamente o indirettamente, sono al servizio della corona, infatti conclude il capitolo con la dichiarazione 'usted farà quello che sarà più conveniente por el servicio de su magestad'.

sera prof.........

Rossana Zagami II E

Descrizione del cardinal Ferrer:

Ferrer è colui che si propizia il favore del popolo con promesse difficilmente realizzabili; è un testardo eroe severamente condannato per lo scopo che si era prefissato: la salvezza di una vita umana.
Egli è un abile doppiogiochista capace di trasformare una tragedia in farsa, recitando la parte del giudiziere che porta in prigione il "cattivo", salvandolo dalla vendetta del popolo.
Il Manzoni non si espone molto su una figura così equivoca cialtrone o eroe?; il narratore lo descrive con alcuni cenni fisici (è vecchio,ha la testa pelata,indossa la toga..) egli presenta il personaggio in azione, ci mostra l'uomo per quello che è attraverso la gestualità (..un viso tutto umile,tutto ridente,tutto amoroso;...s'aiutava dunque cò gesti,ora mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani,separandosi subito, distribuivano a destra e a sinistra in ringraziamento alla pubblica benevolenza; ora stendendole e movendole lentamente fuori d'uno sportello, per chiedere un pò di luogo; ora abbassandole garbatamente, per chiedere un pò di silenzio...)ma soprattutto attraverso le parole.
Elemento denotativo è ovviamente il bilinguismo: l'italiano con il popolo e lo spagnolo con Pedro, con se stesso e con il vicario.

P.S: Spero che questa descrizione le vada bene!!..buona giornata

Giada Giuffrida II E
Nel XII e XIII cap. ci viene presentato il gran cancelliere Antonio Ferrer (personaggio politico realmente vissuto) reggente del potere a Milano in assenza del governatore, il quale propone di dimezzare per legge il prezzo del pane e di venderlo al prezzo giusto, provvedendo anche ad arrestare il vicario di provvisione. Indubbiamente queste mosse sono dettate maggiormente dal tentativo di ottenere consenso dalla popolazione più che dal tentativo di risolvere il problema: impensabile sperare che funzioni una legge del genere, dove i fornai sono costretti a comprare il grano e a produrre il pane senza un guadagno adeguato. Inoltre, questo personaggio, è presentato da Manzoni in modo ambiguo; ciò è testimoniato dalla sua doppia parlata: l'italiano diventa la lingua del falso Ferrer,quella amico del popolo e difensore della giustizia.La lingua spagnola,riservata ai monologhi, è, invece ,quella che esprime i suoi pensieri volti a sfruttare la popolazione e i suoi timori. Infatti usando la sua doppiezza, è in grado di ingannare persone ingenue ed oneste come Renzo (il quale addirittura arriva a considerarlo suo amico!). Ma Ferrer non si rende conto di aver procurato lui stesso, con la sua irresponsabile demagogia, i tumulti di Milano.
Viene così smascherato il vero volto del potere, la sua ignoranza politica ed economica, la presunzione di poter ingannare il popolo con false promesse, l’assenza di moralità.

La folla,vera protagonista dei due capitoli, lasciata a se stessa, agisce con comportamenti irrazionali, che spesso sfociano nella violenza. Manzoni vede di buon occhio i movimenti popolari, ma secondo lui questi andrebbero guidati dalla borghesia, una borghesia che ne interpreti le esigenze e che indirizzi i movimenti popolari verso gli obiettivi giusti: la borghesia dovrebbe allearsi con i ceti più poveri per rivendicare dei diritti dai ceti più alti, come la nobiltà e il clero,classi sociali ingiustamente privilegiati nel sistema fiscale e non solo.

LUCIA La Guzza II E

venerdì 8 febbraio 2008
Gli eventi di San Martino (Cap.XIII)


In questo capitolo gli elementi della fabula presentano una struttura semplice:il tempo è il giorno della ricorrenza della fatidica festa di San Martino(11 novembre 1628); lo spazio è la strada della città di Milano in rivolta, ove è situata la casa del vicario di provvisione; la causa della vicenda narrativa è la crisi del pane, ma in suo soccorso giunge come "aiutante" il gran cancelliere spagnolo Antonio Ferrer.
Complessa è invece la struttura significativa dell'intreccio, il cui valore di senso può essere individuato mediante un approccio diretto con il sistema dei personaggi.
Nel capitolo, infatti, entrano in rapporto la folla, il vicario, Renzo e Ferrer:i primi piani sono però riservati a personaggi minori: il vecchio mal vissuto, il cocchiere di Ferrer,l'ufficiale dei micheletti, i quali per un motivo o per un altro entrano nel gioco gestito dai personaggi maggiori.Il narratore affida la sua critica in nome della ragione morale alla lessicalizzazione del discorso, alle varianti terminologiche, alla gradazione semantica delle parole.Si avverte allora il passaggio da vocaboli neutri o avalutativi a vocaboli di significato negativo:da popolo, folla, moltitudine, gente si passa a turba, calca,e massa e poi ancora a masnada, accozzaglia, marmaglia.Nei tempi in cui l'autore scrive o riscrive il suo romanzo un pensatore solitario Soren Kierkegaard (1813-1855), attraverso un percorso intellettuale diverso giunge a conclusioni collimanti.Egli osserva che, una volta, soltanto "il sovrano, l'eletto aveva un'opinione, mentre gli altri non avevano esitazioni nè dubbi sul fatto che non potevano nè dovevano opinioni; adesso ognuno può avere un'opinione, ma a patto di sommarsi numericamente agli altri."

Ora tocca a voi: La frase con cui il narratore commenta l'intervento di Ferrer a difesa del vicario di provvisione (veniva a spender bene una popolarità mal acquistata)implica un giudizio in parte negativo e in parte positivo sul personaggio.
1 Spiegate voi

2 Tracciate un ritratto di Antonio Ferrer, intitolando così il tuo scritto: Antonio Ferrer, un grande attore.

3 Il vecchio malvissuto: analizzate la presentazione di questo personaggio che si pone in antitesi rispetto a Renzo.Perchè?

Come vedete, la folla è vista da Manzoni con sospetto e diffidenza perchè si lascia guidare da istinti irrazionali.Il giudizio di Manzoni offre molti spunti di riflessione sulla attualità , basti pensare a certe manifestazioni collettive, siano esse di tipo politico o sociale o, più semplicemente, legate alle forme del divertimento e del tempo libero.
Esponete in un breve scritto di tipo argomentativo le cause che, a vostro giudizio,
favoriscono l'esplodere dell'aggressività delle masse.

Antonella Salvà II E

Il cardinale Ferrer è un personaggio caratterizzato dalla doppiezza.Il suo ruolo politico è di sostituire don Gonzalo Fernandez de Cordova in sua assenza in veste di Gran Cancelliere, ma in effetti si comporta soprattutto da abile demagogo. Non sembra avere una spiccata abilità politica economicamente valida, in quanto il provvedimento che prende per placare l'irosità del popolo, quello di abbassare il prezzo del pane, viene descritto da Manzoni come il gesto di 'una donna stata giovine che pensasse di ringiovinire alterando la sua fede di battesimo'. È anche vero, tuttavia, che Manzoni lo definisce un 'uomo di carattere' e non cerca di comprendere il ragionamento che sta alla base delle sue decisioni, infatti commenta: 'chi può ora entrare nel cervello di Antonio Ferrer?
La doppiezza di questo personaggio si rispecchia anche sulla folla, le cui grida più frequenti sono 'viva' e 'muoia'. L'azione di demagogo favorevole al popolo appare chiara nella frase 'l'uomo era gradito alla moltitudine, per quella tariffa di sua invenzione così favorevole' al popolo..'gli animi già propensi erano ora ancor più innamorati dalla fiducia animosa del vecchio che, senza guardie, senza apparato, veniva a condurre in prigione il vicario...ora, con quella promessa di soddisfazione, con quell'osso in bocca, s'acquietava un poco.' Non indifferente è la metafora che paragona la folla ad un cane ammansito con un osso, perché rimanda ai tanti valori già attribuiti al termine, che in questo contesto potrebbe facilmente indicare la molteplicità della personalità di Ferrer, che avanza con 'un viso tutto umile, tutto ridente, tutto amoroso.
S'aiutava coi gesti, ora mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani, separandosi subito, distribuivano a destra e a sinistra...' Nell'atteggiarsi tuttavia a tal modo, sussurra in spagnolo 'per la mia vita, quanta gente!'. Come per don Abbondio e l'Azzeccagarbugli, dunque, possiamo individuare anche in Ferrer un uomo che effettua la mistificazione della lingua, che riprenderà anche nelle intimazioni fatte nei confronti del vicario.
Ferrer, dunque, attraversata la folla, che gli parve l'impresa più ardua mai tentata, arriva alle porte dell'abitazione del vicario, e con solennità si lascia acclamare dal popolo, per poi raggiungere l'amico in difficoltà rincuorandolo, in quanto si sarebbe occupato lui della faccenda. Qui è infine palese l'ambivalenza dell'atteggiamento di Ferrer: un politico che fa il gioco dei colleghi, ma che deve tenere a bada il popolo. Unica certezza è che tutte le sue azioni, direttamente o indirettamente, sono al servizio della corona, infatti conclude il capitolo con la dichiarazione 'usted farà quello che sarà più conveniente por el servicio de su magestad'.

sera prof.........

Rossana Zagami II E

Descrizione del cardinal Ferrer:

Ferrer è colui che si propizia il favore del popolo con promesse difficilmente realizzabili; è un testardo eroe severamente condannato per lo scopo che si era prefissato: la salvezza di una vita umana.
Egli è un abile doppiogiochista capace di trasformare una tragedia in farsa, recitando la parte del giudiziere che porta in prigione il "cattivo", salvandolo dalla vendetta del popolo.
Il Manzoni non si espone molto su una figura così equivoca cialtrone o eroe?; il narratore lo descrive con alcuni cenni fisici (è vecchio,ha la testa pelata,indossa la toga..) egli presenta il personaggio in azione, ci mostra l'uomo per quello che è attraverso la gestualità (..un viso tutto umile,tutto ridente,tutto amoroso;...s'aiutava dunque cò gesti,ora mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani,separandosi subito, distribuivano a destra e a sinistra in ringraziamento alla pubblica benevolenza; ora stendendole e movendole lentamente fuori d'uno sportello, per chiedere un pò di luogo; ora abbassandole garbatamente, per chiedere un pò di silenzio...)ma soprattutto attraverso le parole.
Elemento denotativo è ovviamente il bilinguismo: l'italiano con il popolo e lo spagnolo con Pedro, con se stesso e con il vicario.

P.S: Spero che questa descrizione le vada bene!!..buona giornata

Giada Giuffrida II E
Nel XII e XIII cap. ci viene presentato il gran cancelliere Antonio Ferrer (personaggio politico realmente vissuto) reggente del potere a Milano in assenza del governatore, il quale propone di dimezzare per legge il prezzo del pane e di venderlo al prezzo giusto, provvedendo anche ad arrestare il vicario di provvisione. Indubbiamente queste mosse sono dettate maggiormente dal tentativo di ottenere consenso dalla popolazione più che dal tentativo di risolvere il problema: impensabile sperare che funzioni una legge del genere, dove i fornai sono costretti a comprare il grano e a produrre il pane senza un guadagno adeguato. Inoltre, questo personaggio, è presentato da Manzoni in modo ambiguo; ciò è testimoniato dalla sua doppia parlata: l'italiano diventa la lingua del falso Ferrer,quella amico del popolo e difensore della giustizia.La lingua spagnola,riservata ai monologhi, è, invece ,quella che esprime i suoi pensieri volti a sfruttare la popolazione e i suoi timori. Infatti usando la sua doppiezza, è in grado di ingannare persone ingenue ed oneste come Renzo (il quale addirittura arriva a considerarlo suo amico!). Ma Ferrer non si rende conto di aver procurato lui stesso, con la sua irresponsabile demagogia, i tumulti di Milano.
Viene così smascherato il vero volto del potere, la sua ignoranza politica ed economica, la presunzione di poter ingannare il popolo con false promesse, l’assenza di moralità.

La folla,vera protagonista dei due capitoli, lasciata a se stessa, agisce con comportamenti irrazionali, che spesso sfociano nella violenza. Manzoni vede di buon occhio i movimenti popolari, ma secondo lui questi andrebbero guidati dalla borghesia, una borghesia che ne interpreti le esigenze e che indirizzi i movimenti popolari verso gli obiettivi giusti: la borghesia dovrebbe allearsi con i ceti più poveri per rivendicare dei diritti dai ceti più alti, come la nobiltà e il clero,classi sociali ingiustamente privilegiati nel sistema fiscale e non solo.
Pubblicato da Maria Allo a venerdì, febbraio 08, 2008
6 commenti:

Anonimo ha detto...

Il cardinale Ferrer è un personaggio caratterizzato dalla doppiezza.Il suo ruolo politico è di sostituire don Gonzalo Fernandez de Cordova in sua assenza in veste di Gran Cancelliere, ma in effetti si comporta soprattutto da abile demagogo. Non sembra avere una spiccata abilità politica economicamente valida, in quanto il provvedimento che prende per placare l'irosità del popolo, quello di abbassare il prezzo del pane, viene descritto da Manzoni come il gesto di 'una donna stata giovine che pensasse di ringiovinire alterando la sua fede di battesimo'. È anche vero, tuttavia, che Manzoni lo definisce un 'uomo di carattere' e non cerca di comprendere il ragionamento che sta alla base delle sue decisioni, infatti commenta: 'chi può ora entrare nel cervello di Antonio Ferrer?
La doppiezza di questo personaggio si rispecchia anche sulla folla, le cui grida più frequenti sono 'viva' e 'muoia'. L'azione di demagogo favorevole al popolo appare chiara nella frase 'l'uomo era gradito alla moltitudine, per quella tariffa di sua invenzione così favorevole' al popolo..'gli animi già propensi erano ora ancor più innamorati dalla fiducia animosa del vecchio che, senza guardie, senza apparato, veniva a condurre in prigione il vicario...ora, con quella promessa di soddisfazione, con quell'osso in bocca, s'acquietava un poco.' Non indifferente è la metafora che paragona la folla ad un cane ammansito con un osso, perché rimanda ai tanti valori già attribuiti al termine, che in questo contesto potrebbe facilmente indicare la molteplicità della personalità di Ferrer, che avanza con 'un viso tutto umile, tutto ridente, tutto amoroso.
S'aiutava coi gesti, ora mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani, separandosi subito, distribuivano a destra e a sinistra...' Nell'atteggiarsi tuttavia a tal modo, sussurra in spagnolo 'per la mia vita, quanta gente!'. Come per don Abbonmdio e l'Azzeccagarbugli, dunque, possiamo individuare anche in Ferrer un uomo che effettua la mistificazione della lingua, che riprenderà anche nelle intimazioni fatte nei confronti del vicario.
Ferrer, dunque, attraversata la folla, che gli parve l'impresa più ardua mai tentata, arriva alle porte dell'abitazione del vicario, e con solennità si lascia acclamare dal popolo, per poi raggiungere l'amico in difficoltà rincuorandolo, in quanto si sarebbe occupato lui della faccenda. Qui è infine palese l'ambivalenza dell'atteggiamento di Ferrer: un politico che fa il gioco dei colleghi, ma che deve tenere a bada il popolo. Unica certezza è che tutte le sue azioni, direttamente o indirettamente, sono al servizio della corona, infatti conclude il capitolo con la dichiarazione 'usted farà quello che sarà più conveniente por el servicio de su magestad'.

sera prof.........

Gli piace il commento???
Antonella Salvà II E
18 febbraio 2008 12.35
Maria Allo ha detto...

Cara Antonella,
La descrizione del personaggio è ottima.Preparati per l'interrogazione....Ciao a domani
La prof
18 febbraio 2008 14.25
Anonimo ha detto...

Descrizione del cardinal Ferrer:

Ferrer è colui che si propizia il favore del popolo con promesse difficilmente realizzabili; è un testardo eroe del dannoso, severamente condannato per lo scopo che si era prefissato: la salvezza di una vita umana.
Egli è un abile doppiogiochista capace di trasformare una tragedia in farsa, recitando la parte del giudiziere che porta in prigione il "cattivo", salvandolo dalla vendetta del popolo.
Il Manzoni non si espone molto sul dubbio della figura di Ferrer visto come un cialtrone o un eroe; il narratore ci descrive alcuni cenni fisici (è vecchio,ha la testa pelata,indossa la toga..)egli presenta il personaggio in azione, ci mostra l'uomo per quello che è attraverso la gestualità (..un viso tutto umile,tutto ridente,tutto amoroso;...s'aiutava dunque cò gesti,ora mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani,separandosi subito, distribuivano a destra e a sinistra in ringraziamento alla pubblica benevolenza; ora stendendole e movendole lentamente fuori d'uno sportello, per chiedere un pò di luogo; ora abbassandole garbatamente, per chiedere un pò di silenzio...)ma soprattutto attraverso le parole.
Elemento denotativo è ovviamente il bilinguoismo: l'italiano con il popolo e lo spagnolo con Pedro, con se stesso e con il vicario.

P.S: Spero che questa descrizione le vada bene!!..buona giornata

Zagami Rossana II E
21 febbraio 2008 4.26
Anonimo ha detto...

Nella figura di Ferrer il Manzoni esprime la sua critica alla politica. Ferrer vive la politica come via per arrivare al successo e questa sua concezione si esprime nella doppiezza del suo carattere ( e metaforicamente delle lingue parlate).Infatti l'italiano diventa la lingua del falso Ferrer,quello amico del popolo e difensore della giustizia. Lo spagnolo,riservato ai monologhi, è invece quello che esprime i suoi pensieri volti a sfruttare la popolazione e i suoi timori. Nel capitolo 13 vediamo perciò questa doppiezza:parla al popolo in italiano promettendo pane e abbondanza, ingannando persone ingenue ed oneste come Renzo e alterna momenti nei quali parla in spagnolo con il suo alter ego Pedro chiedendosi come poter uscire dalla massa di gente che lo accalca,senza scatenare l'ira della massa stessa.
L’ipocrisia di Ferrer e la sua esasperata volontà di ingannare il popolo sono sottolineate dal suo atteggiamento: umile e cortese di fronte alla folla in rivolta, sincero con il vicario e il cocchiere.
Ma Ferrer non si rende conto di aver procurato lui stesso, con la sua irresponsabile demagogia, i tumulti di Milano.
Viene così smascherato in questi due capitoli il vero volto del potere, la sua ignoranza politica ed economica, la presunzione di poter ingannare il popolo con false promesse, l’assenza di moralità.
Manzoni in questi due capitoli, dove la trama del romanzo si intreccia con la storia, ha voluto esprimere il suo ideale di una politica strettamente legata alla morale, diversa da quella del Seicento e, troppo spesso, anche da quella dei nostri tempi.

buona giornata prof.:)
Mery Pafumi 2°E
22 febbraio 2008 7.10
Giada Giuffrida ha detto...

Nel XII e XIII cap. ci viene presentato il gran cancelliere Antonio Ferrer (personaggio politico realmente vissuto) reggente del potere a Milano in assenza del governatore, propone di dimezzare per legge il prezzo del pane e di venderlo al prezzo giusto, provvedendo anche ad arrestare il vicario di provvisione. Indubbiamente queste mosse sono dettate maggiormente dal tentativo di farsi benvolere dalla popolazione più che dal tentativo di risolvere il problema: impensabile sperare che funzioni una legge del genere, dove i fornai sono costretti a comprare il grano e a produrre il pane rimettendoci del denaro. Inoltre, questo personaggio, è presentato da Manzoni in modo ambiguo; ciò è testimoniato dalla sua doppia parlata: l'italiano diventa la lingua del falso Ferrer,quella amico del popolo e difensore della giustizia.Lo spagnolo,riservato ai monologhi, è invece quello che esprime i suoi pensieri volti a sfruttare la popolazione e i suoi timori. Infatti usando la sua doppiezza, è in grado di ingannare persone ingenue ed oneste come Renzo (il quale addirittura arriva a considerarlo suo amico). Ma Ferrer non si rende conto di aver procurato lui stesso, con la sua irresponsabile demagogia, i tumulti di Milano.
Viene così smascherato il vero volto del potere, la sua ignoranza politica ed economica, la presunzione di poter ingannare il popolo con false promesse, l’assenza di moralità.

La folla,vera protagonista dei due capitoli, lasciata a se stessa, agisce con comportamenti irrazionali, che spesso sfociano nella violenza. Manzoni vede di buon occhio i movimenti popolari, ma secondo lui questi andrebbero guidati dalla borghesia, una borghesia che ne interpreti le esigenze e che indirizzi i movimenti popolari verso gli obbiettivi giusti: la borghesia dovrebbe allearsi con i ceti più poveri per rivendicare dei diritti dai ceti più alti, come la nobiltà e il clero, i quali sono ingiustamente privilegiati nel sistema fiscale e non solo.
22 febbraio 2008 10.38
Anonimo ha detto...

Buona sera professoressa...mi scusi tanto per il ritardo...

DESCRIZIONE DEL CARDINALE FERRER:

Il cardinale Ferrer è colui che si dimostra favorevole al popolo con promesse impossibili da realizzare. Manzoni riconosce il coraggio di Ferrer che non esita ad affrontare la moltitudine 'senza guardie' e 'senza apparato', tuttavia in questo personaggio la voce narrante vuol rappresentare soprattutto il comportamento finto, ambiguo e ipocrita di certi politici astuti che si servono del loro prestigio e delle loro cariche per ingannare la folla e per impedire la realizzazione della giustizia, come in questo caso.
L'ipocrisia di Ferrer traspare evidente dal suo atteggiamento, dai suoi gesti (mettendo la punta delle mani sulle labbra, a prendere un bacio che le mani, allontanatosi subito, distribuiva a destra e a sinistra in ringraziamento alla pubblica comprensività) e dalle sue parole(pane, abbondanza; vengo a far giustizia).
Manzoni ci mostra Ferrer con pochi cenni fisici (presentava... un viso tutto umile, tutto ridente, tutto amoroso, anziano, testa pelata e indossava la toga).
Ferrer si comportava in certi aspetti come Don Abbondio perchè quando diceva la verità per non farla comprendere alla folla parlava in lingua spagnola in modo tale che la popolazione non riuscisse a comprenderne il significato.

giovedì 7 febbraio 2008

Ripasso (Cap.XII) LABORATORIO


CONCETTA RUSSO II E

L'origine della carestia

1)La carestia non era cominciata dall’anno precedente perché la popolazione aveva finito tutte le provviste accumulate in quest’anno.
2)Le causa della scarsità del 1628 sono di due tipi: naturali e umane. Quelle naturali sono dovute alla grande siccità mentre quelle umane riguardano la “bella guerra” infatti i contadini dovettero lasciare i propri campi,e, alle truppe spagnole che imposero delle tasse e consumarono le provviste spropositatamente.
3)Manzoni fa riferimento alla guerra che vi fu per la successione del ducato di Mantova.
4)Il doloroso,ma salutevole effetto delle penurie è il rincaro del pane.

L’opinione della folla

5)La gente attribuisce le cause della scarsezza ai fornai.
6)La gente sperava che i magistrati facessero qualcosa per far tornare l’abbondanza, ma i provvedimenti di questi furono soltanto a parole.
7)I magistrati stabilirono il prezzo massimo degli alimenti e punirono chi non volesse vendere il cibo.

L’ arrivo di Renzo

8)Quando arriva Renzo già il tumulto era scoppiato, infatti trova molta agitazione e distruzione tra la popolazione.
7) Renzo sente gridare: “Pane!Pane! Aprite! Aprite!”e altre genti che dicevano:"Viva l'abbondanza! Muoiano gli affamatori! Muoia la carestia! Crepi la provvisione! Crepi la giunta! Viva il pane!"
8) L’annona era l’approvvigionamento, soprattutto di cereali, della città da parte del tribunale di provvisione.
9) Il narratore con "sottigliezze metafisiche” intende dei pensieri di menti acute, ai quali la folla non può arrivare.

Verso il cordusio

10) La folla si spostò verso il Cordusio perché si era sparsa la voce che lì stavano attaccando un altro forno.
11) Dapprima Renzo era incerto se seguire la folla o ritornare al convento, ma poi incuriosito dalla folla, andò anche lui al Cordusio.
12)La "maledetta voce" che scoppia in mezzo alla folla è quella che invitava la folla ad avviarsi verso la casa del Vicario di provvisione, "a far giustizia, e a dare il sacco".

Salve professoressa!scusaci il ritardo...comunque queste sono le nostre risposte al XII capitolo.
LUCIA LA GUZZA E MANUELA CASELLA II E

L'ORIGINE DELLA CARESTIA

1)La carestia non era cominciata l'anno precedente perchè la popolazione si era sfamata con le provviste degli anni prima.

2)Le cause della scarsità del 1628 sono:
-Cause naturali: quelle dovute alla siccità che avevano portato un raccolto povero.
-Colpe degli uomini: quelle che riguardano la "Bella guerra", infatti i contadini dovettero lasciare i loro campi e inoltre le truppe spagnole imposero le tasse.

3)Il narratore fa riferimento alla guerra per la successione del ducato di Mantova.

4)Il "doloroso, ma salutevole" effetto della penuria è il rincaro del pane. Manzoni da una parte è favorevole poichè, con l'aumento del pane, il prodotto diviene più raro e se ne limitano i consumi.
Dall'altra però non lo considera un provvedimento efficace, perche i politici non tengono in considerazione dei bisogni del popolo quando prendono decisioni.

L'OPINIONE DELLA FOLLA

5)La gente non crede che la motivazione sia la scarsezza, quindi accusa i fornai di non voler vendere il pane.

6)La folla desiderava che i magistrati prendessero una decisione seria per far tornare l'abbondanza, ma i loro provvedimenti furono solo a parole.

7)I magistrati stabiliscono il prezzo massimo e puniscono chi rifiuta di vendere il pane.

L'ARRIVO DI RENZO

8)Quando Renzo arriva, il tumulto era già cominciato, infatti trova confusione, agitazione e distruzione tra la folla.

9) Il narratore con "sottigliezze metafisiche" si riferisce con ironia ai sottili pensieri espresse soltanto da menti acute.

VERSO IL CORDUSIO

10)La folla si sposta verso il Cordusio perchè si era sparsa la voce che era iniziato l'assedio ad un altro forno.

11)Renzo era incerto se tornare indietro e raggiungere il convento o seguire la folla. Alla fine prevale la sua curiosità e si avvia verso il Cordusio.

12)La "maledetta voce" che scoppia in mezzo alla folla è quella che la incita ad avviarsi verso la casa del Vicario di provvisione.


A domani!

SIAMO ANCORA NOI :LUCIA LA GUZZA E MANUELA CASELLA
Nel XII capitolo dei promessi sposi, Milano è una città in rivolta .A causa della carestia. Le cause naturali si erano aggiunte alle colpe degli uomini: una grande siccità aveva reso ancora più scarso il raccolto già misero per le molte terre abbandonate dai contadini a causa della guerra per la successione al ducato di Mantova.
In assenza del governatore don Gonzalo, Milano era affidata al gran cancelliere Antonio Ferrer. Egli di fronte alle richieste del popolo reclamava a gran voce contro gli incettatori, ritenuti la vera causa del rincaro del pane così ne riduce drasticamente il prezzo .
La mattina in cui Renzo arriva a Milano, per sedare le proteste,il cancelliere si rende conto " l'essere il pane a un prezzo giusto", e pensa che un suo ordine potesse bastare a produrlo e quindi ne aumenta il prezzo.
Manzoni conosce bene le leggi dell'economia e sa bene che il prezzo non è una variabile indipendente. Quando il prezzo viene "falsato" dal provvedimento del governo, come in questo caso, comporta solo all'intero mercato un risultato negativo. Il libero mercato è un congegno splendido proprio perchè ripiega ogni individualismo al bene di tutti. Nelle parole di AdamSmith la libertà dei commercianti è la più importante arma contro i consumatori e oggi più che mai ne siamo pienamente consapevoli.

ANDREA MUSCOLINO II E

1)la carestia non cominciò l'anno precedente perché la popolazione aveva fatto le provviste di tutto ciò che occorreva e con queste riuscì a sopravvivere

2) Le cause naturali della scarsità del 1628 sono:colpe degli uomini, poiché in preda alla povertà e a causa della "bella guerra", i contadini furono costretti ad abbandonare i poderi incolti,la grande siccità che aveva reso un raccolto misero.
Contribuirono anche le truppe spagnole per il loro comportamento, perché consumavano in modo spropositato le provviste e con le loro tasse.

3-Il narratore fa riferimento alla guerra per la successione al ducato di Mantova.

4-Il "doloroso, ma salutevole" effetto della penuria è il rincaro del pane. Manzoni da una parte, essendo un liberista in economia, e volendo lasciare libera di agire la legge di mercato, è favorevole a questo provvedimento, poichè con l'aumento del prezzo del pane, il prodotto diviene più raro e se ne limitano e consumi e lo "sciupìo". Però dall'altra parte non l oconsidera un provvedimento totalmente efficace, perchè i politici sono comunque degli inetti, che non usano la ragione e non tutelano l'interesse della popolazione quando prendono decisioni.

L'OPINIONE DELLA FOLLA

5-La gente non riesce a credere che la causa sia la scarsezza in sè, ma accusa i fornai pensando che siano proprio questi ultimi a non voler vendere loro il pane.

6) La folla desidera che i magistrati prendano dei provvedimenti per far ritornare l'abbondanza. Questi provvedimenti per i magistrati erano semplici parole, ma non fatti.

7)I magistrati stabiliscono il prezzo massimo degli alimenti e puniscono chi si rifiuta di vendere il cibo. In realtà questi provvedimenti non facevano diminuire tra la folla il bisogno del cibo

8-L'annona indicava l'approvvigionamento, a base soprattutto di cereali, della città. Di ciò se ne occupava il tribunale di provvisione.

9-Il narratore con l'espressione "sottigliezze metafisiche" si riferisce con ironia ai sottili pensieri che possono essere espressi solo da menti acute, e ai quali non può arrivare la folla. Tutto questo perchè la "marmaglia" non poteva arrivare a capire che, con la distruzione dei forni e l oscompiglio generale, non si otteneva il benessere della popolazione e l'abbondanza

10)Perché si era saputo che erano appena scoppiate delle rivolte nel Cordusio ma non era vero

11)Renzo aveva deciso di astenersi da queste rivolte e di non partecipare ma spinto dalla sua forte curiosità segue la folla per saperne di più su cosa stava accadendo

12.La "maledetta voce" che scoppia in mezzo alla folla è quella che la incitava ad avviarsi verso la casa del Vicario di provvisione, "a far giustizia, e a dare il sacco".

martedì 5 febbraio 2008

Le miserie della fame ( Lettura critica di Attilio Momigliano)


...] nel capolavoro manzoniano la storia milanese del secolo XVII non è secondaria né riguardo allo spirito né riguardo all'arte di tutto il romanzo. Questi fatti sono continuamente infusi di un'austera costernazione cristiana, apprezzati con una sapiente e dolorosa indulgenza, e assommano in sé, non meno che le vicende dei protagonisti, l'amara, rassegnata, penetrante esperienza che del mondo aveva acquistato il Manzoni nelle sue osservazioni solitarie.
Quand'egli ritrae il dolore, sente nella sua pittura non so che di meditativo e di pietoso che diffonde intorno alle sue parole una melanconica austerità religiosa. Non si sofferma: il suo sospiro fugace è l'espressione diun'anima che sa che la vita è un esercizio di dolori, ma che ogni angoscia terrena è misurata dal tempo. Le sue rassegnate contemplazioni di tormenti umani sottintendono sempre la certezza del coro di Ermengarda: « Fuor della vita è il termine - del lungo tuo martir ».
Egli ha un'inesauribile sapienza delle nostre sventure: le pagine sulle molteplici miserie della carestia ne racchiudono forse la parte maggiore. Sono d'un'evidenza rapida, piene di espressioni stringenti, dove balena di quando in quando un sorriso senza allegrezza, come un amaro senso delle stranezze delle sorti umane. Tutte le gradazioni di quelle sofferenze, più le morali che le fisiche, sono segnate con una precisione intima, come se il Manzoni le patisse lui stesso e ne provasse la triste diversità. La fermezza dei tratti lascia un senso di religioso raccoglimento: la pietà umana non è mai disgiunta dalla misura che la fede dà ad ogni sentimento. Non c'è particolare fermato dallo sguardo, che non risuoni nel cuore e non si atteggi in linee meste e meditabonde. Non si saprebbe trovare altre pagine che dessero, con uguale scarsezza di riflessioni dolorose, un uguale senso di pietà e di oppressione, pur senza sottintendere una parola disperata. C'è la sobrietà di chi ha visto miserie innumerevoli, tutte diverse e tutte ugualmente terribili, e perciò non può fermarsi a lungo su nessuna; ma ha l'animo colorato di quello spettacolo e ne ha la mestizia nella voce; e le enumera con una tristezza spenta, che rifugge dai particolari, perché il significato è solo in quella quantità di miseria, in quell'estremo che si ravvisa non in quella o in questa sventura ma in tutte. La tinta è un grigio uniforme, che stringe il cuore e tiene lo spirito in una fissità dolorosa, in uno sgomento dietro il quale non ci può essere che il pensiero di Dio.
Quello stesso che finora l'ha negato, è dominato da un'umiltà nuova, soggiogato da qualcosa che gli sta sopra e che egli ignora. I bravi, « domati dalla fame non gareggiando con gli altri che di preghiere, spauriti, incantati, si strascicavan per le strade che avevano per tanto tempo passeggiate a testa alta, con isguardo sospettoso e feroce, vestiti di livree ricche e bizzarre, con gran penne, guarniti di ricche armi, attillati, profumati; e paravano umilmente la mano, che tante volte avevan alzata insolente a minacciare, o traditrice a ferire » . Forse in tutto il quadro non c'è nulla di più evangelico e di più profondo che questa misurata contrapposizione delle due vite, da cui scaturisce la certezza d'una giustizia che non manca mai. È quella stessa meditazione cristiana sui rivolgimenti provvidenziali della sorte umana, da cui nascono lo splendore e la rovina di Napoleone, l'ebbrezza e lo squallore d'Ermengarda, la prepotenza e l'impotenza di don Rodrigo: « Ben talor nel superbo viaggio...»
La persona, l'ambiente, le linee cambiano: la fonte vitale della loro poesia è unica.
Attilio Momigliano

venerdì 1 febbraio 2008

Il cristianesimo liberale di Manzoni (Cap.XII)


Classe II E
"Era quello il second'anno di raccolta scarsa" , come potete vedere, fin dall'incipit del capitolo XII traspare l'intento storicizzante del romanzo. Il racconto del tumulto di S.Martino diventa l'occasione che il narratore- autore coglie non non solo per radicare storicamente le vicende dei suoi personaggi, ma anche per mostrare in re la propria concezione sul compito della letteratura rispetto alla storia.

ANALIZZATE E INTERPRETATE
-Rileggete attentamente l'inizio di questo capitolo
-Sottolineate i passaggi in cui più chiaramente si individuano le colpe degli uomini
-Distinguete fra queste colpe, quelle di natura politica
-Spiegate perchè le misure prese dai magistrati sembrano aver peggiorato la situazione
-Cliccate su SMITH ADAM E LIBERISMO;quindi, chiarite i motivi per i quali la pagina manzoniana sembra essere ispirata all'ideologia propugnata dal pensatore inglese.Ricorda questi concetti chiave: "Legge della domanda e dell'offerta","mano invisibile" del mercato e i limiti dell'intervento pubblico in economia.