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martedì 21 aprile 2009

TRA I SEPOLCRI DEGLI ERETICI ( INFERNO CANTO X)




CANTO X


Ora sen va per un secreto calle,

tra ’l muro de la terra e li martìri,

3 lo mio maestro, e io dopo le spalle.

"O virtù somma, che per li empi giri

mi volvi", cominciai, "com’a te piace,

6 parlami, e sodisfammi a’ miei disiri.

La gente che per li sepolcri giace

potrebbesi veder? già son levati

9 tutt’i coperchi, e nessun guardia face".

E quelli a me: "Tutti saran serrati

quando di Iosafàt qui torneranno

12 coi corpi che là sù hanno lasciati.

Suo cimitero da questa parte hanno

con Epicuro tutti suoi seguaci,

15 che l’anima col corpo morta fanno.

Però a la dimanda che mi faci

quinc’entro satisfatto sarà tosto,

18 e al disio ancor che tu mi taci".

E io: "Buon duca, non tegno riposto

a te mio cuor se non per dicer poco,

21 e tu m’hai non pur mo a ciò disposto".

"O Tosco che per la città del foco

vivo ten vai così parlando onesto,

24 piacciati di restare in questo loco.

La tua loquela ti fa manifesto

di quella nobil patrïa natio,

27 a la qual forse fui troppo molesto".

Subitamente questo suono uscìo

d’una de l’arche; però m’accostai,

30 temendo, un poco più al duca mio.

Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai?

Vedi là Farinata che s’è dritto:

33 da la cintola in sù tutto ’l vedrai".

Io avea già il mio viso nel suo fitto;

ed el s’ergea col petto e con la fronte

36 com’avesse l’inferno a gran dispitto.

E l’animose man del duca e pronte

mi pinser tra le sepulture a lui,

39 dicendo: "Le parole tue sien conte".

Com’io al piè de la sua tomba fui,

guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,

42 mi dimandò: "Chi fuor li maggior tui?".

Io ch’era d’ubidir disideroso,

non gliel celai, ma tutto gliel’apersi;

45 ond’ei levò le ciglia un poco in suso;

poi disse: "Fieramente furo avversi

a me e a miei primi e a mia parte,

48 sì che per due fïate li dispersi".

"S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogne parte",

rispuos’io lui, "l’una e l’altra fïata;

51 ma i vostri non appreser ben quell’arte".

Allor surse a la vista scoperchiata

un’ombra, lungo questa, infino al mento:

54 credo che s’era in ginocchie levata.

Dintorno mi guardò, come talento

avesse di veder s’altri era meco;

57 e poi che ’l sospecciar fu tutto spento,

piangendo disse: "Se per questo cieco

carcere vai per altezza d’ingegno,

60 mio figlio ov’è? e perché non è teco?".

E io a lui: "Da me stesso non vegno:

colui ch’attende là, per qui mi mena

63 forse cui Guido vostro ebbe a disdegno".

Le sue parole e ’l modo de la pena

m’avean di costui già letto il nome;

66 però fu la risposta così piena.

Di sùbito drizzato gridò: "Come?

dicesti "elli ebbe"? non viv’elli ancora?

69 non fiere li occhi suoi lo dolce lume?".

Quando s’accorse d’alcuna dimora

ch’io facëa dinanzi a la risposta,

72 supin ricadde e più non parve fora.

Ma quell’altro magnanimo, a cui posta

restato m’era, non mutò aspetto,

75 né mosse collo, né piegò sua costa;

e sé continüando al primo detto,

"S’elli han quell’arte", disse, "male appresa,

78 ciò mi tormenta più che questo letto.

Ma non cinquanta volte fia raccesa

la faccia de la donna che qui regge,

81 che tu saprai quanto quell’arte pesa.

E se tu mai nel dolce mondo regge,

dimmi: perché quel popolo è sì empio

84 incontr’a’ miei in ciascuna sua legge?".

Ond’io a lui: "Lo strazio e ’l grande scempio

che fece l’Arbia colorata in rosso,

87 tal orazion fa far nel nostro tempio".

Poi ch’ebbe sospirando il capo mosso,

"A ciò non fu’ io sol", disse, "né certo

90 sanza cagion con li altri sarei mosso.

Ma fu’ io solo, là dove sofferto

fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,

93 colui che la difesi a viso aperto".

"Deh, se riposi mai vostra semenza",

prega’ io lui, "solvetemi quel nodo

96 che qui ha ’nviluppata mia sentenza.

El par che voi veggiate, se ben odo,

dinanzi quel che ’l tempo seco adduce,

99 e nel presente tenete altro modo".

"Noi veggiam, come quei c’ha mala luce,

le cose", disse, "che ne son lontano;

102 cotanto ancor ne splende il sommo duce.

Quando s’appressano o son, tutto è vano

nostro intelletto; e s’altri non ci apporta,

105 nulla sapem di vostro stato umano.

Però comprender puoi che tutta morta

fia nostra conoscenza da quel punto

108 che del futuro fia chiusa la porta".

Allor, come di mia colpa compunto,

dissi: "Or direte dunque a quel caduto

111 che ’l suo nato è co’ vivi ancor congiunto;

e s’i’ fui, dianzi, a la risposta muto,

fate i saper che ’l fei perché pensava

114 già ne l’error che m’avete soluto".

E già ’l maestro mio mi richiamava;

per ch’i’ pregai lo spirto più avaccio

117 che mi dicesse chi con lu’ istava.

Dissemi: "Qui con più di mille giaccio:

qua dentro è ’l secondo Federico

120 e ’l Cardinale; e de li altri mi taccio".

Indi s’ascose; e io inver’ l’antico

poeta volsi i passi, ripensando

123 a quel parlar che mi parea nemico.

Elli si mosse; e poi, così andando,

mi disse: "Perché se’ tu sì smarrito?".

126 E io li sodisfeci al suo dimando.

"La mente tua conservi quel ch’udito

hai contra te", mi comandò quel saggio;

129 "e ora attendi qui", e drizzò ’l dito:

"quando sarai dinanzi al dolce raggio

di quella il cui bell’occhio tutto vede,

132 da lei saprai di tua vita il vïaggio".

Appresso mosse a man sinistra il piede:

lasciammo il muro e gimmo inver’ lo mezzo

135 per un sentier ch’a una valle fiede,

che ’nfin là sù facea spiacer suo lezzo.


Approfondire

1. Nel canto X, Dante parla di "epicurei"in un significato più estensivo di quello che noi oggi attribuiamo al termine.Confronta questa accezione medievale con i contenuti specifici della filosofia epicurea.

2. Farinata degli Uberti muore un anno prima della nascita di Dante.Le vicende di cui è protagonista a metà del Duecento presentano differenze ma anche analogie
rispetto a quelle di Firenze dantesca . Sviluppa il confronto.

3. Ricostruisci i rapporti tra Dante e Cavalcanti.

4. Fra gli "epicurei", Farinata cita Federico II.Approfondisci la figura dell'imperatore svevo da un punto di vista culturale.


4 commenti:

Yvonne Sgroi ha detto...

buona sera prof..
1. Epicuro con la sua filosofia materialistica, nel medioevo rappresentava tutti coloro che non credevano all'immortalità dell'anima e in generale di una concezione terrena della vita. Tale eresia, che prese il nome appunto da Epicuro in età medievale, era molto diffusa ai tempi di Dante a Firenze, sopratutto negli ambienti intellettuali e veniva attribuita per lo più ai ghibellini. Il Medioevo cristiano non concepiva nè atei nè altre religioni, ragion per cui Epicuro non si può dire "eretico".
2. FIRENZE AL TEMPO DI FARINATA DEGLI UBERTI:
a Firenze ci furono lotte tra guelfi e ghibellini. Sulla scena politica incontriamo Federico II che tenta di abbattere i guelfi e che protegge gli Uberti; i guelfi sono ostretti ad andare in esilio.
FIRENZE AL TEMPO DI DANTE ALIGHIERI:
gli ordinamenti di giustizia sono ritirati per cui si ha libero accesso al governo. I guelfi bianchi avevano il controllo su Firenze. Papa Bonifacio VIII sosteneva i neri e con l'aiuto di Carlo di Valois i neri presero il sopravvento con condanne all'esilio per i maggiori esponenti della parte bianca.

Possiamo notare quindi che in entrambi i periodi si hanno lotte interne. Nel primo caso però si hanno lotte di due partiti diversi, mentre nel periodo di Dante abbiamo lotte all'interno di un partito stesso.

3. il rapporto tra Dante e Guido Cavalcanti rappresenta il nucleo dello Stilnovo. Furono loro a gettare le basi della nostra lingua. Se ad un certo punto si ha una rottura, come testimonia il X canto dell'inferno di Dante, rimane il fatto che Cavalcanti è tra i pochissimi poeti da cui Dante attinge per la composizione della Commedia. Inoltre l'episodio di Cavalanti serve a mostrare che eretici non solo solo i ghibellini, come Farinata, ma anche i gueli, di fatti Cavalcanti fu un guelfo.

4. Federico II ebbe un'illimitata sete di conoscenza e a differenza dei suoi contemporanei non credeva a tutto ciò che non poteva essere spiegato con la ragione. Egli riunì tre forme di cultura: quella normanna, quella araba e quella greco-latina generando così una cultura di massa.

spero di aver risposto correttamente!

Anonimo ha detto...

1)Dante con il termine “Epicurei” intende coloro “che l’anima col corpo morta fanno” cioè coloro che ereticamente sostengono che l’anima muore quando muore il nostro corpo. Per Epicuro l’anima è costituita di atomi, particolarmente sottili e mobili. Qualitativamente omogenea al corpo, l’anima vive in stretta connessione con questo, egli infatti afferma che :” Quando il corpo si distrugge , l’anima si disperde”. L’anima in altri termini è mortale.
2)Farinata degli Uberti visse a Firenze all’inizio del XIII sec., una delle epoche peggiori per Firenze tormentata dagli scontri interni tra Guelfi, sostenitori del Papa, e Ghibellini , sostenitori dell’imperatore. Dante nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà guelfa di parte bianca quindi moderata. A Firenze si andavano inasprendo i toni dello scontro politico fra i due schieramenti che dividevano il partito guelfo. I bianchi erano guidati dalla famiglia dei Cerchi e i neri erano guidati dai Donati. Nel 1301 con l’entrata a Firenze di Carlo di Valois (guelfi neri) alleato con il papa Bonifacio VIII la città andò ai guelfi neri e Dante nel 1302 fu costretto all’esilio.
3)Dante Alighieri e Guido Cavalcanti sono due grandi autori della letteratura italiana. Cavalcanti come Dante si impegna a Firenze in campo politico, egli è infatti dalla parte dei guelfi bianchi. I due si conobbero a Firenze e strinsero una grande amicizia. La distanza tra di loro è grande e incolmabile e riguarda sopratutto un tema fondamentale per la poesia e il pensiero di entrambi e cioè la questione dell'amore. L'amore deluso e oscuro di Cavalcanti diviene in Dante amore che si espande e che si eleva.
4)Federico II di Svevia fu un apprezzabile letterato e protettore di artisti e studiosi. La sua corte fu luogo d’incontro di quattro culture: greca,latina,araba e ebraica.

GRIOLI CHARLIE III E

Anonimo ha detto...

Sera prof...
1.Nel X canto dell’inferno Dantesco abbiamo varcato le porte della città di Dite, siamo nel VI cerchio. Gli abitanti della tetra vallata sono gli Eretici epicurei: non hanno creduto nella vita eterna.
La condanna è eresia, nient’altro. Epicuro insegnava in un giardino di sua proprietà tra il IV ed il III secolo a.c. .
Per molti secoli ha dominato una visione distorta della filosofia epicurea, che è stata associata a dissolutezza e concupiscenza, fino a quando nel XVII secolo, quando si cercherà di armonizzare l’atomismo epicureo e la fisica Galileiana con i precetti del cristianesimo. Lo scopo, diversamente da quello che accadeva nei centri accademici più importanti dell’epoca, era prettamente pratico: curare i turbamenti dell’anima. La filosofia epicurea ha posto come obiettivo della vita il conseguimento del piacere, ma il problema, o meglio la soluzione, sta nel capire cosa intenda per “piacere”. Sicuramente non quello carnale o sessuale. Il piacere è l’assenza di turbamenti dell’anima. Assenza di dolori del corpo.Quanto alla vita sociale, l’aspetto etico non è abbandonato, anzi è centrale. Per essere felici bisogna essere virtuosi. Le leggi vanno rispettate, ma è meglio rimanere il più possibile lontani dalla politica e dalla vita pubblica: l’unico rapporto umano che dà pienezza è l’ amicizia. Condividere una vita serena con gli amici, aiutarsi a vicenda, parlare e confrontarsi su problemi che possono dare turbamento.
Qualche secolo dopo, fuori dalla Commedia, Dante Alighieri (priore di Firenze) il 24 giugno 1300 manda in esilio il suo miglior amico Guido Cavalcanti con i capi delle fazioni dei guelfi bianchi e neri per via di scontri in seno alla congregazione stessa. In Esilio, l’amico Cavalcanti, muore dopo aver contratto la malaria.
Sicuramente Il Poeta avrà avuto le sue buone ragioni per farlo. Anche in questo post, non voglio dare giudizi morali, ma solo proporre spunti di riflessione. In sostanza la partecipazione ad una vita politica attiva, comporta questi rischi. Così mentre Epicuro consigliava una vita “nascosta”, Dante avrebbe tacciato di ignavia chi non si fosse schierato.
Nel mondo Dantesco senza fede non si va da nessuna parte, o meglio si va in basso.
In sostanza per Epicuro chi non ha problemi non ne crea ad altri, quindi lavoriamo prima di tutto su noi stessi, senza trovare soluzioni universali per il genere umano.
Ricordiamoci che il giardino filosofico di Epicuro era un punto di ritrovo per gli amici ed una sorta di clinica dell’anima. La filosofia non come teoria, ma come cura. La vita è bella in sé, quindi la filosofia deve solo insegnare ad allontanare le sovrastrutture che non consentono di goderne a pieno.
Inoltre, evento raro nella storia della Grecia classica, erano ammesse anche le donne (e persino gli schiavi), perché considerate simili agli uomini. Risparmio la concezione che ha delle donne il modello filosofico di Dante, Aristotele, che in ogni caso andrebbe considerata nel contesto storico-culcurale in cui è espressa. Merito ad Epicuro per la sua apertura mentale e la sua capacità di differenziarsi enormemente dal suo contesto.


2.Farinata è un uomo e come tale animato da forti passioni, che nel suo caso sono di natura politica. Potente capo ghibellino di Firenze, egli fu ripetutamente avversario della parte politica di Dante durante le sanguinose lotte, delle quali fu teatro la città toscana nel tredicesimo secolo.
Facilmente comprensibile è perciò il tono del colloquio, fra il poeta e il ghibellino, ispirato alla durezza e alla drammaticità, caratteri questi che si manifestano principalmente nella prima parte del canto.
Al di là tuttavia dell'odio fra fazioni avverse, al di sopra dello spirito di parte, un medesimo ideale li accomuna: il profondo, sincero amore per la Patria; ed è in ragione di ciò che Dante sosta riverente dinnanzi al suo avversario politico, è per questo che egli fa splendere al di sopra di tutto la dignitosa grandezza di Farinata.
Del resto non si tratta della sola analogia che unisce la figura del ghibellino a quella di Dante: la tristezza, l'angoscia, l'umiliazione dell'esilio vengono conosciute da entrambi e per entrambi questa infausta tappa della personale esistenza causa un dramma che è familiare ancor prima che politico.


3.Un'altra figura che Dante incontra fra gli epicurei e che interrompe momentaneamente il suo dialogo con Farinata, sorgendo dallo stesso sarcofago, è Cavalcante, parente e coetaneo di Farinata nonché padre del poeta Guido Cavalcanti, amico in gioventù di Dante, al quale lo accomunano le delicate liriche stilnoviste.
Cavalcante si rammarica di non vedere il figlio in compagnia del pellegrino e gli chiede, con apprensione, se egli ancora viva. Vedendo Dante perplesso, l'uomo si lascia cadere disperato.
Cavalcante e Farinata hanno temperamenti diversi, ben mostrati da Dante; tuttavia entrambi sembrano partecipare con passione ai casi della vita terrena e sembrano non preoccuparsi della pena a cui sono condannati come peccatori.


4.Filippo II era un eretico ed epicureo. Anche in questo caso le sue simpatie per i ghibellini lo fecero collocare tra gli eretici.

Antonella Salvà

riccardo ha detto...

1)Dante con il termine “Epicurei” intende coloro che ereticamente sostengono che l’anima è mortale. Per Epicuro l’anima è costituita di atomi, particolarmente sottili e mobili ed inoltre l’anima vive in stretta connessione con il corpo ed è per tale motivo che quando arriva la morte l'anima muore insieme al corpo.
2)Farinata degli Uberti:
Farinata degli Uberti visse a Firenze all’inizio del XIII sec.,in un periodo tormentato dagli scontri interni tra guelfi e ghibellini.
Dante:
Dante nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà guelfa di parte bianca. A Firenze in quel periodo si andavano inasprendo i toni dello scontro politico fra i due schieramenti che dividevano il partito guelfo e attorno al 1301 con l’entrata a Firenze di Carlo di Valois alleato con il papa Bonifacio VIII la città andò ai guelfi neri e Dante quindi nel 1302 fu costretto all’esilio da Firenze.
3)Dante Alighieri e Guido Cavalcanti sono due grandi autori della letteratura italiana.La distanza tra di loro sul punto di vista temporale e di tematiche delle loro opere è molto lunga e variegata e riguarda principalmente il tema dell'amore.Infatti in Cavalcanti appare un amore deluso e tormentato mentre in Dante l'amore è il segno dell'elevazione e della pura passione verso la sua amata.
4)Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante.
Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e di innovazione tecnologica e culturale, volte ad unificare le terre ed i popoli, fortemente contrastata dalla Chiesa. Egli stesso inoltre fu un apprezzabile letterato e un convinto protettore di artisti e studiosi inoltre la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

SPADARO RICCARDO III E