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mercoledì 4 giugno 2008

classe II E Anno scolastico 2007/'08

PREMIAZIONE AL CONCORSO "POLICULTURA" DEL POLITECNICO DI MILANO
19 GIUGNO 2008
Il 19 giugno, presso l'aula S01 del Politecnico di Milano, si è svolta la giornata di premiazione PoliCultura. Erano presenti il Rettore del Politecnico di Milano, professor Giulio Ballio, il Preside della Facoltà di Ingegneria dell'Informazione, professor Dino Mandrioli, i rappresentanti degli sponsor (Epson Italia, Fondazione IBM, Mondadori), i membri delle giurie, i rappresentanti dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, e, naturalmente, tutte le classi che sono giunte al concorso nazionale.
La polisemia del testo poetico. Classe 2^E - Liceo Scientifico di Giarre (CT). Docente: Maria Allo
Giudizio della giuria: L’elaborato è estremamente fine e curato: i testi, le immagini e le fonti testimoniano un lavoro di gruppo molto intenso e ben strutturato. Molto toccanti le poesie scritte dagli studenti. Nel complesso una narrazione molto originale: eccellente lavoro!

La festa è poi proseguita presso La Triennale di Milano con una grande cena di gala...

Nella foto da destra: Maria Carmela Pafumi,Rossana Zagami,Mariangela Leotta, Saverio Ferrara, Federica Bonanno, Yvonne Sgroi, Sandro Del Popolo, Giada Giuffrida , Maria Allo e Marco Siracusano?
Un anno scolastico finisce

Un anno scolastico si approssima.

La macchina della scuola non si ferma.

Tutto continua.

"Non vagare a vuoto, ma in ogni impulso rendi ciò che è giusto e in ogni rappresentazione conserva la facoltà di comprendere."

Da "A se stesso" di Marco Aurelio


LETTURE ESTIVE



1) L'angelo di Botero di Marinella Fiume


2) 28 racconti di Francis Scott Fitzgerald

3) L'isola di Arturo di Elsa Morante

4) Avere o Essere? di Fromm

5)La bella estate di C.Pavese

6) Luce d'agosto di Faulkner

7) La casa degli Spiriti di Isabel Allende

Salve prof.............
Come sta?Si è divertita a Milano? Infine le volevo dire che la maggior parte di questi libri, che lei ha deciso di farci leggere, io già li ho letti!!!!!!!!!!!!!!!!
Arrivederci alla prossima
Antonella Salvà...

Ciao Antonella,
Eccoti altri consigli per le letture estive!!!!!!
La prof.

Cesare Pavese - da "Paesi tuoi"

Albert Einstein - da "Il mondo come io lo vedo"

Giuseppe Ungaretti - "Poesie

Johann W. Goethe - da "I dolori del giovane Werter"

Goliarda Sapienza - da "L'arte della gioia"

Grazie mille per i consigli!
Antonella Salvà



martedì 3 giugno 2008

(Capp.30-33)





Al centro del cap.30 è il tema della guerra, trattato da diversi punti di vista, a comunque il brano è un chiaro esempio della polemica visione dell'Autore sulla guerra con le gravi conseguenze sugli strati più umili e indifesi della popolazione , e sulle disavventure private dei personaggi.
1 Descrivete brevemente la vita dei rifugiati all'interno del castello dell'Innominato.
2 La guerra : individuate i passi del capitolo nei quali questo tema compare con più efficacia.

Don Rodrigo è colpito dalla peste. Che cosa ci dice il Narratore delle sue condizioni fisiche e psicologiche?

Riassumi i fatti principali raccontati in questi due capitoli in forma di schema cronologico del diffondersi dell'epidemia.

DAVIDE SPINELLA
1) Don Abbondio Agnese e Perpetua arrivano così al castello dell'innominato per trovare riparo per l' avanzata dell'esercito dei lanzichenecchi perchè la guerra stava incombendo minacciosa. Dentro al castello comunque la situazione era normale, vengono ricevuti con tutti gli onori e sono protetti dal mondo esterno, tuttavia Agnese e Perpetua per non mangiare il pane gratis si davano da fare lavorando al castello e Don abbondio viveva in compagnia della paura autoemarginandosi.

2)La vera guerra si nota quando i tre escono dal castello per recarsi alle proprie case e vedono dalla carozza, la distruzione che la guerra aveva portato: nella campagna dovunque si vedevano vigne spogliate, non per la vendemmia, ma come se ci fosse passato sopra un esercito, detriti fra le strade, alberi caduti ecc. in città cancelli portati via, puzza, case aperte e derubate, porte e finestre distrutte e al passaggio della carozza mani tese alle finestre che chiedevano l'elemosina. Non era migliore la situazione dei tre tornando a casa, a causa della condizione della stessa , era andata un pò meglio per Agnese che comunque come diceva lei" è caduta in piedi."Renzo trova la casa invasa dai topi e dal sudiciume , la vigna è solo un ricordo...

3)A causa della guerra quindi era entrata la peste, non solo in città ma anche in una buona parte d'Italia così oltre a migliaia di malati anche don Rodrigo era stato contagiato da essa, perciò si sentiva molto stanco ma e nonostante ciò non riusciva a dormire, faceva strani pensieri e incubi appena avvertì un gran livido sotto l'ascella si accorse che aveva la peste, e lo invase il terrore della morte.

4)nei due capitoli le parti più importanti sono:
1)l'avvenimento dei tre al castello e la loro permanenza, nel frattempo fuori dal castello incombeva la guerra;
2)il ritorno dei tre alle proprie case e la condizione di ciò che ne è rimasto della città;
3)l'arrivo della peste in gran parte d'italia a causa della guerra;
4)i tantissimi ammalati di Milano nel Lazzaretto e nel frattempo la città rimane vuota vittima di furti e stupri;
5)il contagio per don Rodrigo dalla peste e la morte del conte Attilio anch'esso di peste.

YVONNE SGROI
buona sera prof..

1)Don Abbondio e Agnese, ascoltando i suggerimenti di Perpetua,insieme a quest'ultima vanno al castello dell'Innominato per rifugiarsi dall'arrivo dei lanzichenecchi. Al loro arrivo al castello, trovano l'Innominato che molto generosamente ospita molta gente perchè il suo castello è più sicuro rispetto alle normali abitazioni.La gente adesso,rispetto al passato apprezza l'Innominato il quale si da molto da fare per aiutare gli "ospiti" e per allontanare le incursioni nemiche in città. Non come gli altri la pensa Don Abbondio, fedele alla sua regola della "neutralità disarmata" , vedendo il castello super affollato teme che i soldati possano attaccare la fortezza. Infatti spesso borbotta e persino Perpetua non sopporta le sue lamentele , dotata di maggiore buon senso, per certi aspetti è solidale con don Abbondio, pere altri invece gli si oppone e lo critica.

2)La guerra in questo capitolo è analizzata nella fase finale in cui Don Abbondio, Agnese e Perpetua tornano in città. Al loro ritorno essi non trovano il paesaggio come lo avevano lasciato anzi ..... Infatti tutti i campi e sono stati distrutti dai soldati. Non solo ma questi,in cerca di soldi o di altre forme di ricchezza hanno devastato le case tra le quali vi è quella di Don Abbondio.

3)La malattia di Don Rodrigo è analizzata nel capito 33 dove in tutta la prima parte Manzoni analizza le condizioni fisiche del signorotto. Egli scopre di essere malato quando,tornando da una festa,accusa i primi segni della pesteManzoni riguardo alle sue condizioni fisiche dice solamente che è molto debole, ma riguardo le sue condizioni psicologiche no , si può dedurre timore del castigo divino per il ricordo della profezia di fra Cristoforo. Infatti osserva che è terrorizzato dalla paura di morire tanto che non riesce a dormire, e il tentativo di difendersi dal pericolo, la volontà di ribellarsi.Nella stessa notte,dopo essersi addormentato egli sogna di trovarsi in una chiesa e di essere schiacciato da alcune persone e nel frattempo vede la porta che si allontana da lui sempre di più.
SANDRO DEL POPOLO

salve prof,
ecco come promesso il mio post su questi 3 capitoli

1)Don Abbondio, Agnese e Perpetua,spaventati dalle voci che prevedevano l'arrivo dei Lanzichenecchi,su invito di Perpetua, vanno a rifugiarsi presso il castello dell'Innominato dove trovano riparo e i salvezza . Addirittura, l'Innominato quando viene a conoscenza del passaggio di soldati nemici in città à provvede a liberare il territorio da questa presenza. Durante i più di venti giorni di permanenza nel castello, i rifugiati sono molto felici perchè si sentono al sicuro e ringraziano spesso e volentieri l'Innominato per la sua gentile ospitalità. Solo uno fra tutti non è d'accordo: Don Abbondio, il quale per carattere è un uomo molto timoroso e siccome vi è davvero tanta gente al castello,teme d'imbattersi in qualche soldato. Non come lui la pensano le due donne. Infatti spesso lo invitano alla calma e a stare tranquillo.

2)I passi del capitolo dove più si nota la presenza della guerra riguardano il ritorno in città da parte dei tre fuggitivi. Infatti il Manzoni nei due capitoli precedenti al trentesimo inizia a spiegare le cause della guerra ma ora mostra le conseguenze. Queste sono davvero disastrose ,a partire dalla devastazione del paesaggio e con la distruzione delle case,il narratore ci illustra la violenza dei soldati spesso mercenari in cerca di ricchezze.

3)La prima parte del capitolo XXXIII è dedicata alla peste che ha colpito anche Don Rodrigo.Egli rientrando da una serata con gli amici , comincia a sentirsi male e successivamente scopre di avere la peste. Le sue condizioni fisiche ovviamente sono quelle tipiche di una persona che ha contratto il contagio , ma quelle psicologiche no. Infatti non riesce a dormire perchè ossessionato dalla paura di morire. Poi sfinito si addormenta e nel sogno fa un incubo: si trova in una chiesa dove tutti lo pigiavae la porta si allontana sempre di più.Il Ggriso finge di chiamare un medico in realtà chiamerà due monatti.

RICCARDO SPADARO

Salve prof:
mi scusi per l'enorme ritardo ma sono stato impegnato per problemi di famiglia ,comunque ecco qui le mie risposte:

1)Don Abbondio, Agnese e Perpetua,spaventati dalle voci che prevedevano l'arrivo dei lanzichenecchi vanno a rifugiarsi presso il castello dell'Innominato. Addirittura l'Innominato quando viene a conoscenza della presenza di soldati nemici nei dintorni della città si accinge a provvedere con finalità nuove. Durante la permanenza nel castello, i rifugiati sembrano molto felici perchè si sentono al sicuro e ringraziano spesso e volentieri l'Innominato per la sua gentile ospitalità tranne uno, ovvero Don Abbondio, il cui carattere molto timoroso gli gioca sempre brutti scherzi e con tanta gente al castello teme che i soldati possano accorrere anche per questo motivo.

2)I passi del capitolo dove più si nota la guerra sono presenti nel ritorno in città da parte dei tre fuggitivi.Infatti si nota subito la devastazione del paesaggio e la distruzione delle case e il narratore ci illustra la violenza dei soldati spesso mercenari in cerca di ricchezze.

3)La prima parte del capitolo XXXIII è dedicata alla peste che ha colpito anche Don Rodrigo.Egli tornando a casa comincia a sentirsi male e a sudare così comincia a temere l'inevitabile come le sue condizioni fisiche lasciano presupporre, ma quelle psicologiche no. Infatti durante la notte egli non riesce a dormire perchè ossessionato dalla paura di morire , (chissà quante volte gli ritornano in mente le parole minacciose di Padre Cristoforo !) quindi sfinito si addormenta e ha un incubo: in una chiesa tutti lo pigiavano e la porta si allontanava sempre di più da lui.




lunedì 2 giugno 2008

CONCORSO POLICULTURA 2008




PREMIAZIONE NAZIONALE DEL CONCORSO POLICULTURA 2008

19/05/2008

Gentile Docente
È con immenso piacere che comunichiamo a Lei e ai Suoi alunni tutti che la sua classe ha passato la prima fase del concorso PoliCultura e prenderà parte dunque alla Premiazione Nazionale del Concorso Policultura 2008. il vostro elaborato si è distinto fra molti lavori consegnati e pertanto Vi invitiamo il 19 giugno 2008 alle ore 18.00 presso l’aula S.01 del Politecnico di Milano – sede Centrale, piazza Leonardo da Vinci, a ricevere il riconoscimento per l’avvenuta selezione e scoprire chi tra voi sarà il vincitore del Concorso Nazionale.

Solo un numero estremamente stretto di narrazioni ha passato la prima fase: potrete vedere le narrazioni “concorrenti” all’indirizzo:
http://www.policultura.it/registrazione/giurianazionale.php

La polisemia del testo poetico della classe seconda E

Dopo la premiazione ci sposteremo con i festeggiamenti alla Triennale di Milano alle ore 20.00, nel Salone d’Onore.

L’invito è a tre soli rappresentanti per classe, vi chiediamo cortesemente di confermare la Vostra presenza il prima possibile, indicando i nomi di chi presenzierà il ritiro del premio.

Ringraziandola per aver aderito a questo concorso e rinnovando i complimenti a nome di tutto il Politecnico di Milano, le porgiamo i più sentiti e cordiali saluti,

Paolo Paolini
E il laboratorio HOC di Milano


Gentile docente,

la fase regionale del concorso Policultura si è conclusa delineando i seguenti finalisti alla premiazione nazionale prevista per il giorno 19 giugno 2008 al Politecnico di Milano:

Concorso nazionale Kids

3^ C Scuola G. Carducci di Taurisano (BA) “Che miti ... questi miti!”

4 A e B Scuola Farruccio Parri di Pinerolo (TO) “I racconti del circo”

2° C Scuola C. Collodi di Verderio Superiore (LC) “Acqu...attivante Progetto di animazione didattica sul tema dell'acqua”

IV Scuola G. Carducci di Montepulciano (SI) “Pienza e l'uomo: 8000 anni di feeling”

5 A Scuola Molino Vecchio di Gorgonzola (MI) "La Shoah-Lo sterminio ebraico

Concorso nazionale Junior

I^ A Scuola Media Fermi di Bettola (Empoli) “Dove passa il Nure”

1^ G Scuola Leonardo da Vinci di Palermo “La Costituzione Italiana”

3^C Scuola Media Vibo Marina di Vibo Valentia “Insieme si può: conoscere per donare”

2^ A Scuola L. Perosi di Viguzzolo (AL) “www.scopriamoviguzzolo.it”

2^ B Scuola Rodari di Bollate (MI) “ FIGURE PIANE”

2^ D Scuola Nicola Zingarelli di Foggia “ITINERARIO AL MONTE ZUCCHERO”

Concorso nazionale Senior – Tema libero

2^ E Liceo Scientifico di Giarre (CT) “LA POLISEMIA DEL TESTO POETICO”

2^ A Classico Liceo Classico Properzio di Assisi (PG) “SE QUALCUNO CI ASCOLTASSE: ALLA RICERCA DEL DIALOGO PERDUTO”

2^ G Liceo Scientifico Angelo Messedaglia di Verona “Mathematicus in fabula”

1^ A Liceo Cagnazzi di Altamura (BA) “ Per non dimenticare. Dal rogo dei libri al rogo degli uomini”

2^ AC liceo ST IIS Majorana di Cesano Maderno (MI) “Il viaggiatore senza bagaglio”

Concorso nazionale Senior – Tema Le tue Radici

I^ BL IIS C. Lena Perpenti di Sondrio “Valtellina 1987-2007: dall'alluvione allo sviluppo sostenibile”

5^ sezione D ITC di Sciacca (AG) “Il Monte Cronio: natura, mito, storia, cultura, arte”

4^ B prog. ISISS G. Salvemini di Alessano (LE)“Salve tra cultura, storia, arte e leggende

5^ C Informatica ITIS Sen. Onofrio Jannuzzi di Andria (BA) “IL BRIGANTAGGIO Post-Unitario nel Meridione”

1^ A (liceo) Liceo Ginnasio R. Settimo di Caltanissetta “Storie di zolfo"

Concorso nazionale Senior – Tema Il Tempo

5^ CS Liceo Scientifico Angelo Messedaglia di Verona “Il Tempo”

5^ C IIS G. Peano di Nereto (TE) “Chi ha tempo non aspetti tempo”

4^ I Liceo Scientifico L. da Vinci di Reggio Calabria “IL TEMPO: A CAVALLO TRA IL TUTTO E IL NIENTE”

Le narrazioni selezionate sono visibili al link: http://www.policultura.it/registrazione/giuria_nazionale.php

La qualità complessiva degli elaborati che sono stati consegnati si è rivelata molto alta, mettendo la giuria in seria difficoltà.

Le narrazioni che sono passate alla fase finale si sono distinte per vari aspetti: la scelta del tema, l’approfondimento, la formula comunicativa, la struttura narrativa, il lavoro di ricerca e la partecipazione attiva degli alunni.

vi porgiamo i più sentiti saluti,

Paolo Paolini &

Lo Staff Policultura




lunedì 26 maggio 2008

LA" NUOVA" POESIA


FILIPPO TOMMASO
MARINETTI

La lirica italiana nell’età delle Avanguardie

La poesia è caratterizzata dalla necessità di un rinnovamento, e le riviste svolsero un ruolo importante. Firenze fu il suo centro, con la pubblicazione de: “Il Marzocco” (D’Annunzio), “La Voce”, e “Lacerba”. Di questo periodo fanno parte: i futuristi, i crepuscolari, e i poeti “vociani”.

La lirica futurista

I principi della poetica futurista sono:

- il rifiuto del passatismo e il culto della modernità

- il rifiuto del borghese e il culto di ideali eroici

- il gusto della provocazione, dell’arte-spettacolo

- il rifiuto della soggettività dell’arte e l’esaltazione dell’istinto

- la celebrazione del vitalismo

- il paroliberismo, cioè l’uso di “parole in libertà”

- l’uso di analogie più libere

- lo sconvolgimento della grafica della pagina

- la distruzione dell’io narrante

La lirica crepuscolare

Il termine “Crepuscolarismo” fu usato per definire lo spegnersi “in lungo crepuscolo” della produzione carducciana e dannunziana. In seguito indicò la poetica degli oggetti quotidiani, dei toni distaccati, dei ritmi in prosa e del lessico comune. Esso ebbe come modello la poetica delle “piccole cose” e del “fanciullino” di Pascoli. Tra i suoi poeti figurano: Corazzini e Gozzano.

I poeti “vociani

Così chiamati per la collaborazione con “La Voce”, manifestarono un rifiuto del Decadentismo e del superomismo, privilegiando una poesia ispirata dalle inquietudini dell’uomo e usando il verso libero e l’espressione intensa per esprimere la soggettività e l’interiorità. Tra i vociani ricordiamo Dino Campana.

Giuseppe Ungaretti

La sua produzione si articola in tre momenti diversi:

- il primo: caratterizzato da componimenti brevissimi, in cui la parola è ridotta all’essenziale, la sintassi è sconvolta, la punteggiatura è abolita e c’è l’uso di versi liberi (L’Allegria);

- il secondo: caratterizzato dal recupero di un lessico letterario, della metrica tradizionale, del periodo lungo e della punteggiatura (Sentimento del tempo);

- il terzo: rappresentato dalla raccolta Il dolore, incentrato sul tema del dolore individuale e collettivo, e ispirato dalla morte del figlio e dall’esperienza della II Guerra Mondiale. Caratterizzato dal recupero della tradizione classica e da una forma solenne.

Teatro grottesco: si ricollegava al tema della riflessione pirandelliana, secondo il quale la persona è una maschera, e l’unicità del suo carattere può essere scomposta in forma grottesca, perché priva di coscienza di psicologica.


Fratelli
Mariano il 15 luglio 1916
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
1.Indicate quale argomento è affrontato nella poesia
2.Segnalate quali analogie si susseguono nella poesia
3.Quale verso risulta centrale?
4.Tra quali parole si crea l'allitterazione finale della poesia?
5.Quali sono i temi dominanti della raccolta Allegria di Naufragi?
6.Nel lessico è evidenziata la presenza della parola involontaria dell'anagramma
del termine rivolta.Anche altre parole possono essere anagrammate, anche parzialmente in altri vocaboli. Provate anche voi.....
Questo procedimento è usato, nella poesia di Ungaretti, per accrescere l'istintiva e profonda ribellione dell'individuo di fronte al prevalere della violenza e della distruttività della guerra.

sabato 24 maggio 2008


CONCETTA RUSSO
Risposta alla prima domanda
Il cap. XXVIII commenta tre grandi "flagelli" la carestia, la guerra con la calata del Lanzichenecchi e la peste. Il fenomeno della carestia si riallaccia ai capitoli precedenti.
Dopo il tumulto di San Martino a Milano sembrava tornare l’abbondanza alimentare ma questa illusione durò poco: il governo, non avendo mezzi per importare grano a sufficienza, pensò di risolvere la situazione mantenendo basso il prezzo del pane con l'emanazione die leggi , ma ciò portò allo spreco del poco grano che vi era a disposizione. Man mano chiusero le fabbriche e le botteghe. Dappertutto si vedevano persone licenziate, smagrite che chiedevano elemosina. La fame colpiva anche le persone più agiate e i contadini fuggendo dalle loro case giungevano in città con la speranza di trovare asilo e soccorso. I morti per le strade si facevano sempre numerosi ; i soccorsi provenivano da qualche persona generosa e dal cardinale Federigo Borromeo, che incaricò dei giovani preti di portare aiuti e assistenza ai più colpiti.
Una scena simile a questa del XXVIII capitolo l’abbiamo trovata nel IV capitolo, il cui incipit descrive Pescarenico, un paese che sorge sulla riva sinistra dell’Adda. Il cielo è sereno, man mano che il sole si alza dietro il monte si vede la sua luce, un venticello sereno stacca dai rami le foglie secche e brillano le foglie delle viti. Pescarenico appare bello, ma è segnato dalla carestia, infatti per strada si incontrano mendichi laceri e macilenti che tendono la mano per chiedere l’elemosina.
Le cause principali della carestia si riscontrano in due cause: una naturale e una umana. Le cause naturali si erano aggiunte alle colpe degli uomini: una grande siccità aveva reso ancor più scarso il raccolto già misero per le molte terre abbandonate dai contadini a causa della guerra per la successione al ducato di Mantova. Le derrate destinate all’esercito, lo spreco e le razzie delle truppe aggravano ancora di più la situazione , l’irresponsabilità e l’incapacità delle truppe la rendono incandescente.

MIRKO SANGRIGOLI
Salve proff.
Nel XXVIII capitolo, si ci ritrova in una situazione disastrosa. Non si ha modo di portare il grano necessario per la popolazione e si fa ricorso ad un falso aiuto, con dei provvedimenti si abbassa il prezzo del pane, ma ben lungi dal risolvere la situazione, questo metodo porta allo sperpero di quel poco grano che si aveva a disposizione. La situazione costringe molti a chiudere le fabbriche e le botteghe in cui lavoravano, e, per strada, non mancava mai di trovare la gente deperita chiedere la carità, persino i benestanti hanno problemi a causa della fame, e i soli aiuti provengono dal cardinale Borromeo e da qualche sporadica persona generosa. La situazione si incomincia a delineare già molto tempo prima, nel quarto capitolo in cui troviamo lo "stridere" tra un ameno paesaggio e i miserevoli mendicanti, laceri ed affamati.
Una situazione analoga adesso la troviamo a Napoli. Il problema "Rifiuti" fu dichiarato, all'inizio come una banalità, facilmente risolvibile. solo ora, che il problema è diventato così evidente, i fatti vengono descritti più precisamente, e con maggiore veridicità.
buona serata

ROSSANA ZAGAMI
Ecco qui la risposta!!

Nel XXVIII capitolo ricompare il tragico tema della carestia, come abbiamo potuto osservare in alcuni precedenti capitoli.

Nel IV capitolo la carestia viene simboleggiata dalla natura: " la scena era lieta: ma ogni figura d'uomo che vi apparisse rattristava lo sguardo e il pensiero.Ogni tanto s'incontravano mendichi(poveri) laceri e macilenti, o invecchiati dal mestiere, o spinti allora dalla necessità a tender la mano", ciò determina un contrasto tra la natura e gli uomini, in primo luogo troviamo la visione di una natura che denota una scena felice,mentre in contrapposizione a ciò troviamo la figura dell'uomo che separa nettamente la prima impressione lieta della realtà triste e cupa della carestia.
Un altro passo che denota le origini della carestia lo troviamo nel XII capitolo ed è: "Era quello il secondo anno di raccolta scarsa", qui il Manzoni introduce le cause politiche--economiche d di uno dei tre "flagelli" del ' 600: "il guasto e lo sperperio della guerra" per la successione del ducato di Mantova e il rincaro del prezzo della farina e di conseguenza del pane, aggravavano il fenomeno della carestia.
Ma il popolo non crede alla carestia: l'opinione più diffusa era che si trattasse dell'inganno di incettatori, proprietari terrieri e fornai per far alzare il prezzo delle derrate alimentari.La penuria aumentava sempre di più, e il popolo ne attribuiva la causa alla leggerezza dei provvedimenti.
P.S.:Spero che sia corretto!

STEFANO CONTI
Gli inizi della digressione riguardano le cause che hanno prodotto la carestia nel territorio Lombardo e soprattutto a Milano.
Il narratore sottolinea con molta chiarezza anche le colpe del popolo il quale illuso che " l’abbondanza fosse tornata a Milano" consuma senza risparmio " a spese di quel poco grano che pur doveva bastare fino alla nuova raccolta".
Questo è dovuto all’uso delle risorse, infatti, l’abbondanza della farina provoca un calo del prezzo del pane, l’enorme disponibilità produce uno spreco generalizzato e l’inizio della crisi, l’insostenibilità della situazione suggerisce l’utilizzo del risone per il pane di mistura, hanno inizio i fenomeni di accaparramento. Questo tema si trova anche nel 12° e nel 4° capitolo.
Nel 12° capitolo le cause che hanno prodotto un raccolto più misero di quelli precedenti, individuando due motivi: le cattive condizioni climatiche e la responsabilità umana, soprattutto quella dei governatori. Gli effetti: vi è penuria di grano e, di conseguenza, i prezzi salgono, il consumo si riduce e si spreca di meno. Ecco perché il narratore definisce il rincaro "doloroso ma salutevole".
Però l’opinione comune non attribuisce tale fenomeno all’effettiva scarsità del prodotto, ma dà un’altra spiegazione: il grano c’è, tuttavia non se ne vede a sufficienza per il consumo e naturalmente la colpa è di coloro che, pur avendolo, lo nascondono: gli incettatori, i proprietari terrieri e i fornai.
Nel 4° capitolo la malinconia della stagione autunnale conferisce al paesaggio un tono di pacatezza, di serenità, ravvivato dai colori: il rosso delle foglie di vite, il bruno della terra, il bianco delle stoppie, mentre, su tutto, dominano la luce e il sereno del cielo.
L’armonia della natura è incrinata dalla presenza degli esseri viventi; uomini e mendicanti che suscitano pietà, animali scheletriti dalla fame.

GIADA GIUFFRIDA

CAP.28°
Uno dei temi principali del nostro romanzo è la carestia. È già presentata nel 4° capitolo, nel quale la dolcezza del paesaggio, descritto in modo sintetico e misurato, contrasta con il dolore umano, dato dalla presenza di mendicanti affamati e contadini poveri, che scheletriti dalla fame suscitano pietà. Sono tutti segni dell’inizio della carestia. Le cause sono: i raccolti scarsi per motivi climatici e per la responsabilità umana soprattutto quella dei governatori, la guerra in corso per la successione del ducato di Mantova e il malgoverno. Di conseguenza i prezzi del pane salgono, il consumo si riduce perché la gente non ha abbastanza denaro e si spreca di meno. Infatti il rincaro non viene definito “doloroso” ma “salutevole”. Il popolo incolpa i possessori di terre e i fornai e con reazioni istintive e irrazionali assale il forno delle grucce e la casa del vicario di provvisione. Anche nel 28° capitolo il narratore si accinge a rievocare i grandi eventi storici che coinvolgeranno i personaggi del romanzo. Riprendiamo il racconto della storia milanese dal tumulto di San Martino, le condizioni della carestia sono gravissime. Il lavoro è fermo , Milano è ridotta ad un indicibile spettacolo. Ai mendicanti di mestiere si aggiungono i nuovi poveri dei ceti ridotti in miseria: garzoni, operai, servitori licenziati ed anche bravi. Ma il peggiore spettacolo è offerto dai contadini che dalle campagne si riversano nella città, nella speranza di un qualche sussidio o elemosina. Le morti diventano sempre più frequenti. Numerosi sono però anche i segni della carità: sia quella dei singoli, sia quella organizzata dal cardinal Federigo che , i cui preti da lui scelti giravano per la città e soccorrevano i casi più gravi. Ma il bisogno è così diffuso che la carità è costretta a scegliere e non basta a portare un rimedio sufficiente. Il contrasto tra ricchezza e povertà, caratteristico del secolo, è ora attenuato, perché i nobili mantengono solo un’apparenza di parca mediocrità. In tali condizioni si profila il pericolo di contagio. Dopo molte esitazioni viene deciso di concentrare tutti gli accattoni nel lazzaretto, un edificio costruito precedentemente per accogliervi gli ammalati di peste. Quelli che vi entrano volontariamente sono pochi, pertanto si ricorre alla costrizione. Nel lazzaretto le condizioni di sovraffollamento, di mancanza d’igiene e di promiscuità rendono ancora più penosa la convivenza e la mortalità aumenta. Intanto però è pronto il nuovo raccolto: i contadini tornano al loro lavoro, cessa la carestia e la mortalità diminuisce.

MANUELA CASELLA
“La fanciulla scarna….”,la vaccherella magra stecchita….”sono aggettivi che ci indicano quanto fosse grave la situazione,sia per gli uomini che per gli animali,a causa della carestia.Molte le cause:alcune imputabili alla natura, in quanto una grande siccità aveva reso scarso il raccolto per due anni.Altre cause sono imputabili agli uomini, in quanto la guerra per la successione al ducato di Mantova aveva portato molti contadini a dover abbandonare le terre. A questo si aggiungono i saccheggi da parte delle truppe,il disinteresse del governatore don Gonzalo che tutto ingolfato nelle operazioni militari aveva delegato ogni potere a Ferrer. Fu proprio l’incompetenza di questI a rendere disastrosa la situazione alimentare a Milano,in quanto ridusse il prezzo del pane causando uno spreco continuo e imprudente .I fornai ,da parte loro,che avevano pagato il grano al suo prezzo reale,ci rimettevano non ricavando alcun utile per il loro lavoro gravoso.Il popolo,imbestialito per la fame,si ribella e assalta il forno delle grucce,si impadronisce della farina,facendo grande sperpero.Le strade si riempiono di affamati,di operai senza lavoro,di bravi licenziati dai padroni,la miseria e la fame mostrano i loro segni ad ogni angolo,si lotta per un elemosina.Si leva,fra tanta carestia,la mano caritatevole del cardinale Federigo che manda sacerdoti in giro per la città ad aiutare,sollevare,confortare,distribuirecibo,vestiti,denaro.Finalmente la situazione migliora con la nuova mietitura così la carestia finisce.Il messaggio all’umanità è che essa non risparmia nessuno,poveri o ricchi,tutti sono uguali davanti a questa sciagura che mette a nudo le debolezze e le insicurezze dell’uomo,solo la divina Provvidenza regna su tutto.
Salve prof...
ROSARIO BONACCORSI
Le cause della carestia,sono determinate da due fattori:
Uno naturale, dovuto allo scarso raccolto che occupa due anni di lavoro e alla continua contrarietà delle stagioni,che causano così un raccolto ancor più misero del precedente. Questo fenomeno lo si può notare quando "Fra Cristoforo" si avvia verso la casa di Lucia,dove viene evidenziato lo "spoglio" paesaggio naturale,in cui ogni persona appare sola,spenta e piena di tristezza.
Il secondo fattore che causa la"carestia" è determinato dagli uomini.Questi sono i protagonisti dello "sperperio" della guerra e dell'abbondono dei molti terreni incolti e trascurati.
Inoltre questa situazione accentua un comportamento insensato dei soldati che si ribellano per le misere provviste che li portano ad ammalarsi o a morire.
Le conseguenze che comporta questa carestia furono:la penuria e il rincaro del pane, che ebbero effetti devastanti sulla popolazione,la quale diede la colpa di questi fenomeni, ai possessori di terre e ai fornai,implorando provvedimenti ai magistrati.La popolazione così si ribella e assale i forni rubando il pane.
Buonasera prof.

RICCARDO SPADARO

Salve prof,
ecco qui la mia risposta.
Nel XXVIII capitolo ricompare il tragico tema della carestia, come abbiamo potuto osservare in alcuni precedenti capitoli come il quarto e il dodicesimo dove viene rappresentato un paesaggio spoglio con le persone dei dintorni magre e povere agli occhi di padre Cristoforo. Infatti in questi capitoli le cause della carestia secondo il Manzoni sono date da due fattori,uno naturale evidenziato dal secondo anno di raccolta scarsa delle messI del 1628 che risulta più misera alla precedente e in parte per maggior contrarietà delle stagioni, l'altro fattore,causa di carestia viene data alla colpa degli uomini come il guasto e lo sperperio della guerra di quell'anno .Infatti le persone ,essendo impegnate in guerra ,sono costrette a lasciare i propri poderi che rimangono incolti e abbandonati,ma la carestia è causata anche dal comportamento insensato delle truppe di occupazione e le provviste per l'esercito che toglievano quindi alla popolazione il poco cibo rimasto .Le conseguenze invece che si ebbero da questa carestia furono il rincaro del pane e la penuria con effetti negativi sulla popolazione; infatti la stessa dando la colpa della penuria e del rincaro del pane agli incettatori di grano e ai fornai e implorando provvedimenti dai magistrati accorrono subito ai forni a chiedere il pane al prezzo tassato riempiendo la piazza e le strade trasportando con rabbia comune aizzata dai furbi che bloccano i garzoni e assaltono il forno delle grucce mettendolo sottosopra.

SANDRO DEL POPOLO

salve prof,
ecco i miei due commenti sulle sue domande.

1)Durante la prima fase del racconto in particolare nel IV capitolo quando Manzoni fa il primo riferimento alla brutta situazione del tempo. Il tempo scelto da Manzoni in cui collocare questa storia è il periodo della carestia.E' il frate che focalizza la scena , la sua carità e la sua partecipazione alle sofferenze degli esseri viventi, uomini e mendicanti che suscitano pietà, animali scheletriti dalla fame gli consentono di focalizzare i segni della carestia e di mettere in risalto il paesaggio scarno e arido dovuto alla scarsità dei raccolti. L'intera situazione sarà meglio analizzata nel capitolo XII,dove la situazione è insostenibile perchè il popolo è in serie difficoltà e questa insofferenza genera varie rivolte. Inoltre sono analizzate le cause, tra le quali "La maggior contrarietà delle stagioni" cioè scarsi raccolti. A questo aggiungiamo i soldati che quando entravano nelle città le depradavano come sostiene Manzoni "i provvedimenti, per quanto siano gagliardi, non hanno virtù di diminuire il bisogno del cibo".Le conseguenze di questa crisi sono visibili in qualche capitolo più avanti. Precisamente nel capitolo XVII,dove con similitudini il Manzoni,attraverso Renzo,analizza il paesaggio. Infatti Renzo osserva:"Non vi è nè un gelso,nè una vite,nè altri segni di coltura umana. Inoltre egli prova indignazione per l'evoluzione che ha avuto questa crisi,la quale fa vivere tanto male la gente perchè non permette loro di sfamarsi.

2)La tematica della carestia del '600 nel romanzo è, purtroppo,un problema di attualità. Infatti, nonostante tutte le buone opere e le missioni sacerdotali nei paesi del terzo mondo, questi problemi sono presenti e tante persone muoiono di fame. Proprio come nel romanzo si riscontrano anche oggi problematiche sia ambientali in particolare l'aridità del terreno che rende aridi i raccolti sia le precarie condizioni igieniche che favoriscono l'insorgenza delle malattie in molti paesi.La commozione del narratore si accompagna alla denuncia polemica degli errori dei governanti e il tono della narrazione si mantiene volutamente descrittivo, cronachistico e collegano i fatti agli effetti devastanti delle scelte politiche ingiuste.